Mimmo Cavallo, “A las çinco de la tarde” è il nuovo singolo tratto da “U signuri u na manda bona”

Mimmo Cavallo

Tempo di nuova musica per Mimmo Cavallo che, a partire dallo scorso venerdì 31 luglio 2026, ha reso disponibile “A las çinco de la tarde” come estratto dall’album “U signuri u na manda bona”

Dal 31 luglio in radio “A las çinco de la tarde” il nuovo singolo di Mimmo Cavallo, brano tratto da “U signuri u na manda bona” il suo nuovo album disponibile in digitale, Vinile e CD (Suoni dall’Italia).

«C’è un momento in cui occorre fare i conti con la propria finitudine. È il mistero della vita, dell’uomo che si perde in guerre e non sa dividere il pane con il suo prossimo. Nonostante tutto il cuore non si arrende. Aspettiamo il futuro, sempre tutti in questa acquasantiera che chiamiamo vita» ha spiegato il cantautore.

Questa la tracklist dell’album: “U Signuri u na manda bona (intro)”, “Papa Caiazzo”, “Oh Mimì”, “L’estate che torna”, “Off limits”, “A la çinco de la tarde”, “’U Vurpe”, “Persone sole”, “La libertà”, “Mentire Sempre”, “Jesce sole jesce” e “Oh ninni nanna (finale)”.

«L’idea di questo disco iniziale era quella del “Marenauta” che riemerge dall’abisso dei propri fondali, dove viveva arenato, portando alla luce il suo pescato (un pugno di canzoni). Una metafora, più o meno evidente, della condizione in cui oggi vive un cantautore. In seguito, folgorato casualmente – ha proseguito Mimmo Cavallo – dall’immagine del ferro di cavallo con la scritta in calabrese “U signuri u na manda bona”, si è pensato di unire il concetto del cantautore “fuori dal giro”, alias Marenauta, all’incombenza di una frase che denunciava la drammaticità di questi tempi in cui politica e diplomazia non sanno sostituirsi alle guerre. La gestazione e l’uscita dell’album, conseguentemente ai tempi difficili per la canzone d’autore, è stata tribolata e lunga ma entusiasmante, con la preproduzione realizzata insieme a Palmi Nigro nello studio di Monteiasi (TA). Successivamente tutti i demo sono stati rielaborati e riarrangiati da Roberto Guarino nel suo studio vicino Roma. Il tutto nell’arco di circa tre anni… si sa che le cose belle stentano e la vita è una grande sala d’attesa e questo disco contiene gli elementi che mi hanno sempre contraddistinto: ironia, poesia, etnia!».

«C’è un filo conduttore che unisce le canzoni dell’album, tutto sommato la mano è la stessa e – prosegue l’artista – mi riallaccio proprio alla metafora dell’attesa per cucire un filo mentale tra le canzoni. Non riuscire a rielaborare la fine di una relazione, nell’attesa di un faticoso ricominciare, è il tema di “Off limits”. La solitudine può essere un valore quando non è isolamento di qualcuno che è stanco di aspettare (Le persone sole). L’attesa, poi, è metafora stessa della vita, tutti aspettiamo eventi straordinari, il successo, l’amore. Nell’attesa, speranza e menzogna consolatrice, è il nostro destino di qualcosa che non raggiungeremo mai. È il ciclo della vita, una clessidra continuamente capovolta. È tirare avanti, aspettando, anche “Mentire Sempre” e da quanto il Sud e Taranto aspettano? (‘U Vurpe). E forse non aspettava di ricongiungersi alle sue radici anche Mimì? (Oh Mimì). L’attesa, per di più, è nella speranza di credere a un tempo nuovo, Jesce Sole Jesce e l’Estate che torna, estate, naturalmente, come condizione e non come stagione. La Libertà (della donna e in genere) è un boomerang che decide di non tornare indietro. Da quanto aspettiamo questo miracolo? Infine, l’ironia e la rivolta di Papa Caiazzo (1500-1600) denuncia il clima inquisitorio di allora che mirava a scongiurare il dissenso. La reazione a questa oppressione era il sogno del picaro che aspettava di essere qualcuno…e “Papa Caiazzo” ne era l’espressione. “Papa Caiazzo” è il brano che mi rappresenta di più, legato all’immagine rock blues etnico mediterraneo che mi ha sempre contraddistinto… e poi ricorda la mia mitica infanzia. Papa Caiazzo, infatti, è un personaggio molto noto nell’immaginario collettivo salentino, sicuramente una figura da riscoprire e da rivalutare. L’idea originale della copertina è di mia figlia, Lisa Cavallo, e ritrae con pittura a olio la mia testa vista da dietro sovrapposta al vinile, il tutto immerso in un paesaggio marino. L’immagine col ferro di cavallo, invece, con la scritta “U signuri u na manda bona” è di Aldo Pipicelli, un creativo calabrese di Soverato. Un disco non si fa da soli ma io voglio, su tutti, ringraziare Mariella Nava, per la stima reciproca e soprattutto per il coraggio di credere ostinatamente nella canzone d’autore»,

Mimmo Cavallo, nato a Lizzano, in provincia di Taranto, fa il suo esordio nel 1980 con “Siamo Meridionali” album che rappresenta un modo nuovo e fresco, soprattutto vitale, di parlare del Sud. La particolarità della sua musica e dei suoi testi, una miscela di rock ironico e graffiante unito a ballate dolcissime, ne fa subito uno dei cantautori più originali della sua epoca. Non si può parlare di Mimmo Cavallo prescindendo dal suo luogo di appartenenza, il Salento, terra di Primitivo e di Taranta. In questo senso la sua musica è palesemente figlia delle danze frenetiche, risalenti al medioevo, ma le cui radici sono ben più remote, influenzata e mixata dalle sue esperienze successive. Nei suoi ritmi c’è una sorta di presenza magica e rituale che riporta a una coreutica pagana, primitiva (si noti per esempio il grande uso dei tempi dispari, le innumerevoli “squadrature”, l’uso del dialetto).

Aver vissuto l’adolescenza a contatto con la cultura contadina porta Mimmo continuamente ad un attento e appassionato itinerario di ricerca delle radici non solo dell’animo taranto-salentina ma di tutto il sud (suo incommensurabile amore).  In seguito, pubblicherà altri singoli, tra cui ricordiamo “Uh, mammà” e “Stancami stancami musica”. Mimmo scrive con Enzo Biagi “Ma che storia è questa”, sigla della trasmissione televisiva La storia d’Italia a fumetti, ed è autore di canzoni poi portate al successo da Mia Martini, Gianni Morandi, Fiorella Mannoia, Ornella Vanoni, Loredana Bertè, Syria e Al Bano. Nel 1989 esce “Non voglio essere uno spirito”, nel 1992 l’autobiografico “L’incantautore”. Da ricordare anche nel 2011 “Quando saremo fratelli uniti” e nel 2014 “Dalla Parte delle Bestie”. Importante la sua collaborazione con Zucchero Sugar Fornaciari con cui di recente ha scritto “Vedo Nero” e “Non illudermi così” di cui Mimmo ha adattato il testo in italiano di “Don’t make promises” di Tim Ardin, canzone folk del 1966. Nel 2022 sono usciti “’U Vurpe” e il singolo “Oh Mimì”, dedicato a Mia Martini seguiti nel 2023 da “La Libertà” e nel 2024 “L’estate che torna” A fine luglio 2026 riuniti i singoli più recenti e altri inediti arriva l’album “U SIGNURI U NA MANDA BONA”, sempre su etichetta Suoni dall’Italia.

Scritto da Redazione RM
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