A tu per tu con il cantautore sardo, al suo debutto discografico con il singolo “Canzoni indie”

Nuovo inizio per Francesco Addari, meglio noto con lo pseudonimo di Modigliani, artista che ricordiamo per la sua decennale militanza nei Cheyenne, al suo esordio discografico da solista con il singolo “Canzoni indie” (Bianca Dischi/Artist First), un brano in cui si ci può riconoscere per la sua verità e attualità.

Ciao Francesco, partiamo da “Canzoni indie”, da cosa ti sei lasciato ispirare per questo pezzo?

«Sono partito dal concetto che in Italia ci sono diversi artisti della scena indie che fanno incetta di sold out dal vivo, riempiendo club e palazzetti, pur non passando mai in radio. In realtà, poi, sono finito per parlare di me, il risultato è una canzone abbastanza autobiografica che racconta la mia quotidianità, anche se lo spunto iniziale era altro».

E’ il tuo personale singolo d’esordio, come mai hai scelto proprio questo pezzo come biglietto da visita?

«Semplicemente perché è stato il primo brano che ho composto, l’intero progetto è nato con “Canzoni indie” ed era giusto partire con questo singolo, di comune accordo con la mia etichetta discografica». 

Quali innovazioni contiene rispetto alle tue produzioni passate?

«Rispetto alla mia esperienza precedente con i Cheyenne, durata più di dieci anni, è cambiato sicuramente il mio modo di approcciarmi alla scrittura, oggi molto più personale mentre prima dovevo in qualche modo rappresentare l’idea collettiva di gruppo. Adesso sto finalmente parlando di me, mi si è aperto un mondo di tematiche da affrontare e di cose da dire, sono molto contento di poter tirare fuori quello che ho dentro».

Analizzandola col senno di poi, cosa ti dato e cosa ti ha tolto questa esperienza in gruppo con i Cheyenne?

«Sicuramente non la rinnego perché la gavetta è fondamentale, questa esperienza mi è servita come palestra perché insieme abbiamo fatto tante cose belle e, come è naturale che sia, anche diversi errori, che adesso conosco e so come fare a non ripetere».

Come sei arrivato alla conclusone di voler intraprendere l’attività da solista?

«Non andavamo più molto d’accordo con i membri del gruppo, in realtà l’idea iniziale era quella di formare un’altra band, poi la mia etichetta mi ha spinto a provarci da solo, tanto alla fine le cose se devono andar bene vanno bene comunque. Oggi sono contento di aver preso questa decisione, perché sto lavorando bene e mi sento completamente a mio agio».

Facciamo un salto indietro nel tempo, quando e come hai scoperto la tua passione per la musica?

«Ho iniziato a studiare pianoforte all’età di sette anni, all’epoca non mi faceva impazzire, anzi mi annoiava, perché ero un bambino e preferivo giocare, mentre oggi ringrazio mia mamma per avermi spinto a farlo. Poi è arrivata la scrittura delle prime canzoni e le band da adolescente, un processo molto naturale e ordinario».

Quali ascolti hanno accompagnato e influenzato il tuo percorso?

«Da bambino ascoltavo con i miei genitori tanta musica italiana, da più grandicello mi sono innamorato pazzamente dei Beatles e della loro intramontabile musica. Poi mi sono appassionato anche del nostro cantautorato, in particolare delle opere di Fabrizio De Andrè».

Dopo “Canzoni indie” seguirà un secondo singolo e poi l’uscita di un album. Cosa puoi anticiparci a riguardo?

«Sarà un disco autobiografico, ma non parlo soltanto di me, sono andato a toccare gli argomenti più svariati, dall’amore al calcio, ad esempio nel prossimo singolo sfioro anche la tematica della politica. Musicalmente la direzione è quella di “Canzoni indie”, ma non saranno tutte uguali, anzi, trovo che sia importante cercare di dare suoni e vesti diverse alle tracce di un disco. Il filo conduttore se vogliamo è il pop, ma ci sarà spazio per delle sorprese».

Per concludere, quale messaggio vorresti trasmettere al pubblico, oggi, attraverso la tua musica?

«Ho scritto con assoluta sincerità, quello che vorrei arrivasse sono proprio l’autenticità e l’istinto che ha mosso la mia mano per scrivere le mie canzoni, niente di più, niente di meno».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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