A tu per tu con il cantautore genovese, in uscita con il nuovo disco intitolato “Salveremo questo mondo

E’ uscito lo scorso 22 novembre il nuovo lavoro di Mosè Santamaria, intitolato “Salveremo questo mondo” ed anticipato dall’omonimo singolo. Un messaggio positivo e propositivo, quello trasmesso attraverso le nove canzoni presenti in scaletta, un viaggio attraverso le emozioni e le contraddizioni del nostro vivere quotidiano.

Ciao Mosè, partiamo da “Salveremo questo mondo”, cosa hai voluto raccontare in questo tuo nuovo progetto musicale?

«L’esigenza di stare bene, il bisogno d’amore e di condivisione, le difficoltà comunicative che fan scoppiare delle guerre emotive, la voglia di sentirsi davvero dentro nella vita che vorremmo».

A livello musicale, invece, che tipo di sonorità hai deciso di abbracciare?

«Ho scelto delle sonorità ed arrangiamenti diretti e “potabili”, adatti ad ospitare le parole ed il messaggio di tutto il disco». 

Chi ha lavorato con te in questo progetto? 

«A lavorare su “Salveremo questo mondo” sono stati in tanti: Francesco Ceriani, produttore del disco e musicista in tutti i brani che lo compongono (basso, chitarra acustica, chitarra elettrica, pianoforte, sintetizzatori, cori), Enrico Bellaro, che ha seguito e curato tutta la parte tecnica di registrazioni e mix presso gli studi “Sotto il Mare Studio” e “Le Pareti Sconnesse”, Giovanni Franceschini alla batteria, Davide Cinquetti alla chitarra elettrica, Dario Coltri e Diana Gasparini ai cori».

Cosa avete voluto trasmettere attraverso le immagini del videoclip dell’omonimo singolo diretto da Giacomo Capraro?

«Qualcuno è venuto a dirmi che ho fatto una “popazzata” che avrei dovuto fare più denuncia sociale. Onestamente questo feedback mi fa essere ancora più convinto che la scelta di raccontare della quotidianità con un “sorriso XL di fronte alle intemperie” sia stata la scelta giusta. Volevo trasmettere gioia e leggerezza, il testo è già ricco di contenuti che invitano ad una riflessione, a livello comunicativo il video dove essere così. Una bomba d’amore nella nostra quotidianità, è questo ciò che salverà il mondo di tutti i giorni!».

Quando e come hai scoperto la tua passione per la musica?

«Non credo sia una passione, fa parte della mia natura, come imparare a camminare, senza sto male».

Quali ascolti hanno segnato e influenzato il tuo percorso?

«Nell’ultimo disco nessuno, precedentemente ho una cultura cantautorale italiana che spazia dalla nicchia al nazionalpopolare sino ai gironi nostri. Ho ascoltato Peter Gabriel, i talking heads, i depeche mode, musica classica… ».

Come valuti l’attuale situazione discografica del nostro Paese? 

«Siamo in un giungla, noi emergenti rischiamo di finire nelle grinfie di addetti ai lavori che non pensano ad altro che spremerci come limoni spremuti. Ci sono finti filantropi che si ergono a sostenitori degli emergenti e poi si fanno pagare per essere ospiti nei loro studi, contest truccati dove si sa già il vincitore, premi dedicati ai cantautori che se non sei diplomato al cpm o non sei il pupillo di un big non ti chiamano manco se scrivi “Imagine” o “La canzone del sole”. Fortunatamente poi qualche realtà seria c’è. Il cantautorato è un approccio e l’essere indie una condizione, sta diventando lo slogan didascalico del mio progetto, nei miei live parlo e informo il pubblico di questa situazione in Italia e devo dire che la reazione è super positiva. La verità è che senza di noi artisti gli addetti ai lavori non sono nessuno e con l’avvento dei social (ma noi ancora non ce ne siamo resi così conto), il modo di promuoversi e organizzare i tour cambierà, noi continueremo a fare musica e saremo sempre più manager di noi stessi.

In questo momento comunque se hai la fortuna di firmare per un’etichetta buona fatta di gente che lo fa con il cuore, che rispetta il tuo valore di artista, ti protegge un minimo e ti inserisce in una progettualità hai solo da esserne grato davvero».

Sogni nel cassetto e buoni propositi per il prossimo futuro?

«”Il silenzio crea”… Mi auguro di essere felice, davvero e di essere in pace con me stesso, di fare più sport. Scherzi a parte, ho un po’ di date e sto lavorando già a dei nuovi brani!».

Per concludere, dove e a chi ti piacerebbe arrivare con la tua musica?

«Nelle auto delle persone in code, sulle cartelle del “musica” dei pc, nelle playlist degli universitari, nei cuori delle persone».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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