A tu per tu con l’interessante trio foggiano, in uscita con il singolo intitolato “Richiamami domani

Tre anime diverse che danno vita ad un inedito progetto musicale, con questa premessa incontriamo nuovamente i Musicomio (qui la nostra precedente chiacchierata), al secolo Checco, Miriana e Mario Pio. Si intitola “Richiamami domani” il loro nuovo singolo che strizza l’occhio (o per meglio dire l’orecchio) a sonorità frizzanti e vivaci, dal ritmo incalzante, tendente al funky con contaminazioni elettroniche.

Ciao ragazzi, bentrovati. Partiamo dal vostro nuovo brano “Richiamami domani”, cosa racconta?

«Esatto e titolo migliore non c’è. Si intuisce che c’è poca mielosità in questo brano. A quanti di noi è capitato di rimandare tante cose compreso l’amore? Capita di farlo perché spesso, come diciamo nel brano, non si ha niente da dire, si ha rabbia da calmare o semplicemente non si ha tempo e certe volte ci viene di svegliarci e sperare che sia stato solo un brutto sogno. Ma siamo sicuri che alla fine, con un pò di buona volontà e cuore permettendo, tutto finisce sempre per il meglio».

Rimandare discussioni e situazioni non giova di certo ai rapporti, in un’epoca così superficiale, quanto è importante per voi riuscire a trasmettere un messaggio del genere?

«Hai già risposto nella domanda. Hai centrato perfettamente il punto. In un’epoca dove non c’è attenzione e spesso anche cultura, diventa complicato provare a parlare alla coscienza delle persone purtroppo schiacciate dalle difficoltà di qualunque genere che la vita propone senza tregua. Quindi crediamo sia importante che qualcuno faccia capire loro che non sono soli, per quanto l’azione della musica possa essere d’aiuto. Certo una canzone resta pur sempre una canzone ma mai sottovalutare il suo potere comunicativo e destabilizzante».

Dal punto di vista musicale, quali sonorità avete voluto abbracciare?

«Abbracciamo il nostro stile cantautore a livello di composizione e scrittura per poi vestire i brani di quell’aria pop rock rap che ci rappresenta ovviamente contaminati dal mondo elettronico. E “Richiamami domani” rappresenta uno spartiacque. È come se fosse cominciato un nuovo capitolo artistico per infinite motivazioni, una su tutte la decisione di non pensare alle mode e a quello che va o non va ma semplicemente essere noi stessi in tutto e per tutto, perché si rischia di fare qualcosa che non ci assomiglia e non ci piace e se non piace a noi come potrebbe piacere agli altri? (ridono, ndr). Quindi ci concentriamo sul nostro sound, sul nostro “suonare” e non semplicemente copiare ed incollare qualcosa di già fatto, sul mettere a servizio della nostra creatività la tecnologia e conseguentemente tirar fuori una verità, la nostra. Stessa cosa per i testi, raccontare emozioni vere, scorci di vita vissuta, esperienze, sogni, anche utopie, nel linguaggio che più ci sembra adatto alla nostra personalità. Cose che ci appartengono in tutto e per tutto».

Cosa aggiungono al racconto le immagini del videoclip ufficiale diretto da Dalilù?

«Dalilù è semplicemente straordinaria. Quello che cattura con la sua camera è già bello da vedere nello schermo retrostante all’obbiettivo. Una grandissima professionista che si avvale di una squadra altrettanto alta e professionale. Quando abbiamo visto il video finito, ci siamo veramente guardati con stupore e dai vari WhatsApp che ci siamo scambiati è venuta fuori una vampata di felicità e di soddisfazione da parte di tutto per l’obbiettivo raggiunto. Quindi grazie di cuore a Dalilù e il suo team. Grazie davvero».

Che ruolo gioca la musica nel vostro quotidiano?

«Crediamo ci siano veramente poche parole per provare a rispondere a questa domanda sensatamente. Ovviamente la musica ognuno di noi la vive in maniera diversa dall’altro per forza di cose in quanto è naturale che sia cosi e questo vale anche per noi artisti. Di sicuro riempie tutto ed è difficile pensare ad una vita senza. Sicuramente impossibile».

Essendo tre persone con caratteri diversi, qual sono i vostri principali punti di incontro e quali quelli di scontro?

«Non lo sappiamo nemmeno noi a dire il vero. Di certo la musica ci ha messi insieme e inizialmente credevamo di averla presa anche sotto gamba perché magari ci suonava strano ma ci siamo subito resi conto che stava venendo fuori qualcosa di speciale. Ci siamo trovati ed è successo. Tutto qui. L’unica cosa che non abbiamo mai preso sotto gamba è la musica altrimenti non saremmo qui e di conseguenza questo è sicuramente il nostro punto d’incontro, senza dubbio. Punti di scontro, o per meglio dire di diversità, praticamente tutti, nessuno escluso (ridono, ndr). Noi tre, Checco, Miriana e Mario Pio, siamo tre cose, persone, personalità, pensieri, parole e stili totalmente distinte e separate tra loro ma insieme diamo vita a tutto questo. Speriamo che sia la parentesi più longeva della nostra vita. (sorridono, ndr)».

C’è un momento o un incontro che reputate particolarmente di svolta per la vostra carriera?

«Pio e Amedeo, sicuramente. Loro sono stati il nostro tutto. Senza di loro probabilmente la gente non saprebbe nemmeno della nostra esistenza, figurati della nostra musica. Quindi la riconoscenza e la gratitudine è d’obbligo nei confronti dei nostri fratelli. Sono stati i primi a credere in noi, ci hanno dato fiducia e stima sin dall’inizio, ci hanno lasciato fare il nostro e, qualche volta, qualche rimprovero è servito per farci crescere sia a livello umano che a livello artistico. Essere protagonisti per due puntate di Emigratis 3 in prima serata su Italia 1 è stato qualcosa che ti porti per sempre dentro. Prima “Dall’Italia“ e poi “Il giro del mondo”, il pezzo per il quale siamo diventati “famosi”, rispettivamente sigla iniziale e finale del programma e dopo ancora “Ti scrivo”, uno dei nostri cavalli di battaglia presentato al pubblico durante l’ultima puntata di Emigratis 3. Abbiamo veramente girato il mondo grazie a loro e abbiamo cantato ovunque, a Londra, a Cracovia, a Kiev, a Odessa e anche negli studi di RTL 102.5 con gente che vedevamo solo in televisione o di cui avevamo i dischi e i concerti a casa come Baglioni, Raf, Bocelli, Cotugno, Fedez, Masini, D’Alessio, Morandi e via dicendo… (alcuni dei nostri miti per intenderci). Cosa puoi volere di più quando mamma e papà seguono i loro figli? ETERNAMENTE GRAZIE».

Avete un feat. dei vostri sogni? 

«Uno è quasi impossibile. Minimo tre (ridono, ndr). Elencarli tutti diventa complicato ma di certo ce ne sono tanti, a partire da quelli storici fino a quelli contemporanei. Poi purtroppo abbiamo quelli irrealizzabili poiché alcuni di quei grandi artisti non ci sono più e questa cosa ci lascia con l’amaro in bocca».

Quali sono i vostri progetti in cantiere, sogni nel cassetto e buoni propositi per il 2020?

«Speriamo che sia, prima di tutto, un anno migliore ma molte cose, per far si che vadano meglio, dipendono da noi e questa è una considerazione personale in cui crediamo molto. Per quanto concerne la musica, nel 2020 festeggiamo il nostro quinto compleanno e stiamo preparando delle cose davvero belle che sono in via di progettazione. Non ci sbilanciamo più di tanto perché prima di parlarne vogliamo avere tutti i puntini sulle i al posto loro. Chissà… Album? Tour? Staremo a vedere… Ci sono sempre e comunque i nostri social Facebook, Twitter, Instagram e da poco anche Tik Tok per restare aggiornati sulle nostre diavolerie, divertirvi con le nostre follie. Invece per ascoltare la nostra musica, basta scrivere MUSICOMIO per rintracciarci su Youtube, Spotify, Apple Music, Amazon Music e tutti i digital store del mondo».

Per concludere, dove e a chi desiderate arrivare attraverso la vostra musica?

«Dove? Sicuramente nelle piazze, nei teatri, nei palazzetti e negli stadi più importanti d’Italia e, se si potesse, anche oltre. A chi? A tutti coloro che amano la musica e a tutti coloro che hanno bisogno di una nuova ripartenza per continuare a combattere in questo mondo non facile, troppe volte ingiusto e poco coerente con se stesso. A tutti coloro che vivono e si sentono addosso il nostro sound e le nostre umili storie che andiamo raccontando nelle canzoni perché anche noi veniamo dal niente come la maggior parte degli abitanti della terra e siamo sulla stessa barca degli altri. Siamo qui per questo. Per portare l’amore per l’amore e per la vita di nuovo al regno perché il fatto che noi esistiamo e siamo qui a fare questo è la dimostrazione che si può amare l’amore e la vita, con alti e bassi, ma mai pensare di non esserne più in grado o, peggio, degni. Sicuramente la nostra porta è aperta e avremo modo di fare un’altra bella chiacchierata come questa. Grazie ragazzi. Vi vogliamo bene. A prestissimo».

© foto di Roberto Vacca

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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