“Naturale”, Leo Gassmann torna a Sanremo tra dubbi e delicatezza – RECENSIONE

Leo Gassmann Naturale

Si intitola “Naturale” il pezzo con cui Leo Gassmann riapproda al Teatro Ariston di Sanremo. Un brano ben costruito che però fatica a raccontare davvero l’artista

Ritorno a Sanremo per Leo Gassmannper la prima terza in gara al Festival con “Naturale”, brano scritto dal giovane cantautore romano con Francesco Savini, Mattia Davì e Alessandro Casali. Dopo aver anticipato il nostro giudizio con le consuete pagelle realizzate dopo l’ascolto in anteprima riservato alla stampa, approfondiamo il senso e il suono della canzone.

Leo Gassmann, la recensione di “Naturale”

Ascoltata una sola volta durante le audizioni riservate alla stampa, “Naturale” si inserisce perfettamente nel solco emotivo della 76esima edizione del Festival di Sanremo: un altro grido d’amore, intenso e dichiarato. Leo Gassmann porta sul palco dell’Ariston un brano che invita a volersi più bene, a custodire chi abbiamo accanto, a proteggere i sentimenti in un tempo che tende a consumarli in fretta.

“Naturale è un grido d’amore”, racconta lui stesso, sottolineando come ognuno possa trovare nel testo un significato personale. E in effetti la canzone funziona nei suoi meccanismi: è costruita con equilibrio, cresce gradualmente, ha un ritornello che si apre con coerenza e una melodia radiofonica, immediata ma non banale.

Il punto, però, è un altro. Leo Gassmann possiede un timbro bello, pulito, con una progressione delicata che negli anni ha dimostrato di poter diventare incisiva. È una voce che non ha bisogno di forzature, proprio per questo, per emergere davvero, avrebbe bisogno di brani più cuciti addosso, più personali, capaci di raccontarlo in modo riconoscibile.

Naturale” non è una canzone da scartare. Anzi, è corretta, ben prodotta, coerente con l’idea di pop sentimentale che domina questa edizione. Ma la combinazione tra voce e proposta musicale lascia qualche perplessità: manca quel dettaglio distintivo, quel tratto che faccia dire con certezza “questo è Leo”. Se passasse in radio, non è scontato che l’interprete si riconosca al primo ascolto. E questo, paradossalmente, è tutto fuorché naturale.

Dopo un solo ascolto, resta la sensazione di un’occasione a metà: un brano che può piacere, che può trovare il suo pubblico, ma che non affonda davvero il colpo sull’identità artistica di Gassmann. A Sanremo potrebbe giocarsi le sue carte, ma per lasciare un segno servirà qualcosa in più di un sentimento condivisibile.

Scritto da Nico Donvito
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