Nicolas Bonazzi

Intervista al cantautore bolognese che presenta il suo nuovo singolo

Una voce sempre riconoscibile ed una scrittura capace di risultare fresca pur mantenendo intatta la propria visceralità e malinconia. Su questi elementi fa leva Nicolas Bonazzi per il suo nuovo singolo inedito intitolato La mia cyclette e disponibile dal 14 settembre scorso. In un racconto che sa di “un momento amaro” il cantautore è tornato a raccontarsi ad un anno dalla pubblicazione di Solo cose belle“. Ecco, invece, come si è raccontato con noi in questa nuova occasione:

Ciao Nicolas, è sempre un piacere ritrovarti. Partiamo, ovviamente, da “La mia cyclette”, questo tuo nuovo singolo che oggi ci presenti. Che canzone è per te?

<<Le canzoni nascono nel momento in cui c’è la necessità di tirare fuori delle cose. Questo testo mi è ‘scappato’ in uno  di quei momenti della vita in cui ti sembra di pedalare da tanto ma, contemporaneamente, ti rendi conto che non stai andando da nessuna parte. Mi sentivo fermo in un punto e non ne capivo il motivo. Avevo la necessità di fuggire con la testa e di farlo immaginandomi da un’altra parte. Eppure, in mezzo a tutto questo, c’è sempre l’elemento che mi riporta ad una realtà più a mia misura: non sto scappando su una Lamborghini ma su una cyclette (ride). E’ una canzone che ha tanta voglia di leggerezza ma dentro ci sono anche le sensazioni di una delusione e di una frustrazione>>.

In questo senso potremmo dire che è un brano che mette insieme una buona dose di ironia e di verità contemporaneamente. Ma da dove ti è arrivata l’immagine della cyclette?

<<Come tanti di noi ne tenevo una in casa. La tenevo lì non usandola praticamente mai eppure ci passo davanti tutti i giorni. E poi, pensandoci, la cyclette è un oggetto pazzesco: nell’immobilità permette il movimento. Proprio su questo concetto ho riflettuto collegandoci un pensiero che una mia cara amica mi aveva suggerito anni prima facendo riferimento proprio all’ironica immagine di scappare via a bordo di una cyclette>>.

E’ passato oramai un anno da “Solo cose belle” e due da “Già settembre”: due brani che, in qualche modo, hanno aperto un nuovo ciclo della tua scrittura e della tua musica. Sei d’accordo nell’individuazione di questa tua evoluzione artistica?

<<E’ sempre molto difficile mettere la musica su una linea temporale. Sicuramente ho sempre cercato di evolvermi e di adottare un linguaggio comprensibile da chi mi ascolta nel presente. Vengo da un pop molto classico a cui non rinuncio perchè il mondo in cui mi sento più a casa. Nonostante questo, però, comprendo anche l’esigenza di parlare, oggi, un linguaggio che possa essere afferrato anche da chi non è più sintetizzato su quelle frequenze. Guardandomi dentro rintraccio, comunque, una continuità in quello che faccio. Anche se dedico delle canzoni a degli oggetti di poco conto, come in questo caso, lo faccio sostanzialmente per cercare delle prospettive nuove a quella che è la mia vita, il mio disagio, i miei momenti>>.

Quale credi che sia, dunque, il filo conduttore di tutta la tua musica?

<<Proprio il racconto del disagio che nasce dall’autoanalisi di me stesso. Un disagio che può derivare da un sentimento amoroso piuttosto che da un’amicizia o qualcos’altro. Mi piace esplorare questa mia caratteristica e in tutte le mie canzoni questo elemento ritorna>>.

In un verso dici di voler “dimenticare il mondo”. Ti definiresti più come una persona che con facilità si scollega dalla realtà o piuttosto come un uomo che fa fatica a non mantenere i piedi ben saldi a terra?

<<Decisamente la seconda opzione (ride). Questa canzone, sotto sotto, è un modo anche per raccontarsela, come si suol dire. In qualche modo vorrei poter chiudere gli occhi e non pensare a niente ma poi, in realtà, so benissimo che il mondo è lì che mi aspetta per saldare il conto. La musica è un ottimo mezzo per viaggiare lontano. Personalmente, però, faccio fatica a sbilanciarmi, a lasciarmi andare e dimenticarmi di quello che mi circonda>>.

Qualche anno fa scrivevi come autore ‘Lontano da me’, un brano che cantò Antonino…

<<Esattamente! E’ lo stesso concetto che torna. Lì c’era uno stile più classico con una ballad anni ’90. Quella di “La mia cyclette” è un’immagine che mi sembra più adatta a questo momento e a quell’ironia che credo sia necessaria nella vita. Il concetto, però, è molto simile>>.

Nicolas Bonazzi

In quel brano cantavi, in qualche modo, la difficoltà di accettarsi così complessamente ancorato alla realtà mentre oggi canti di voler “aver cura di me lontano da te” quasi ad essere orgoglioso del proprio io malgrado tutto. C’è stata davvero questa maturazione nella tua personalità?

<<Sicuramente, rispetto ad allora, sono più maturo e capace di essere regista, oltre che attore, delle cose che vivo. Proprio per questo posso anche permettermi di raccontarmela per una sera. In ‘Lontano da me’, invece, guardavo me stesso come un nemico della mia serenità. C’è, proprio per questo, anche un cambiamento di prospettiva. “La mia cyclette” ruota attorno ad una rottura amorosa in cui cerco di prendere le distanze da un ‘tu’ che è quel ‘pensiero amaro’ che mi fa star male>>.

Cambiando per qualche momento discorso, cosa ne pensi di “Volevo fare la rockstar”, il nuovo album di Carmen Consoli di cui so che sai grande fan e conoscitore musicale e personale?

<<Sono corso ad ascoltarlo appena è uscito. Non trovo nemmeno le parole per descrivere un’artista così. Ho trovato questo disco ricco di passaggi di una bellezza incredibile. Dentro c’è una musica che coinvolge non solo l’orecchio ma anche il cervello e l’anima. Carmen è una garanzia e la sua è una musica che gioca su una categoria a se stante. La preziosità di quest’artista è quella di non scendere a patti con mode e linguaggi che cambiano e, al di là che un pezzo possa piacere o meno, bisogna riconoscerle la qualità di saper affrontare la propria artisticità con tale autenticità>>.

Prima di salutarti vorrei ritornare a te auto-citandoti. Nell’indimenticata “Dirsi che è normale” dicevi che “ogni mio equilibrio è momentaneo”. Qual è l’equilibrio del tuo presente?

<<Questa è una domanda difficile. L’equilibrio è la somma degli alti e dei bassi della vita, dei passi falsi e delle vittorie. Spesso mi sento caduto o in procinto di cadere e altre volte mi sento stabile. Per questo credo che l’equilibrio sia una ricerca continua, un lavoro quasi. Non so dire se ho imparato a farlo ma credo che, finchè tengo botta, significa che, tutto sommato, ci siamo>>.

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Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

By Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

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