Nicolò Filippucci: “Mi piace mettermi in discussione, il cambiamento non mi spaventa” – INTERVISTA
A tu per tu con Nicolò Filippucci per parlare del suo primo disco “Un posto dove andare”, disponibile per Warner Music da venerdì 10 aprile 2026. La nostra intervista
Dopo il trionfo di “Laguna” tra le Nuove Proposte alla 76esima edizione del Festival di Sanremo 2026, Nicolò Filippucci è pronto a trasformare quell’energia in un nuovo capitolo del suo percorso artistico. Si intitola “Un posto dove andare” il suo album d’esordio, in uscita il 10 aprile, un progetto che suona come una dichiarazione d’intenti e, allo stesso tempo, come un primo passo verso la definizione di una propria identità musicale.
Il disco nasce come un viaggio intimo e personale, fatto di cambiamenti, scoperte e prime volte. Un racconto che attraversa emozioni, incontri e momenti vissuti nell’ultimo anno, in cui la musica diventa il linguaggio attraverso cui dare forma a una crescita ancora in corso. Non un punto d’arrivo, ma una tappa, uno spazio aperto in cui convivono fragilità, entusiasmo e voglia di mettersi in gioco.
A rendere ancora più concreto questo nuovo inizio sarà anche il debutto live: il 13 aprile, infatti, Nicolò Filippucci salirà per la prima volta su un palco tutto suo ai Magazzini Generali con “La prima volta insieme”, portando dal vivo quelle canzoni che raccontano chi è oggi e, forse, chi diventerà domani. Un percorso in divenire, tra ricerca e consapevolezza, che abbiamo approfondito in questa intervista.
Nicolò Filippucci presenta il disco “Un posto dove andare”, l’intervista
Partirei da una panoramica generale: quali stati d’animo e quali sentimenti hanno accompagnato la nascita delle canzoni di “Un posto dove andare”?
«È un album molto variegato, sia a livello di suoni che di emozioni. Ho cercato di esplorare anche lati di me che non avevo ancora mostrato nella mia musica. Ascolto davvero tanti generi diversi e questo mi porta a voler sperimentare, a scoprirmi piano piano. Essendo all’inizio del mio percorso, sto ancora cercando la mia strada e questo disco è un po’ il mio primo passo in quella direzione, una sorta di biglietto da visita con tante sfaccettature».
A proposito del titolo, sui social hai scritto: “Mi sono trovato in tanti posti, non per forza luoghi. Solo lavorando a questo disco ho capito che ognuno era quello giusto”. Quali sono questi “posti” che hai attraversato?
«Non sono solo luoghi fisici, ma anche posti emotivi: momenti della vita, stati d’animo, ricordi. Ovviamente ci sono anche luoghi concreti a cui sono legato, ma penso soprattutto a casa, che è il posto dove ho vissuto di più e dove sono cresciuto. È un disco pieno di immagini, sensazioni e ricordi diversi, anche molto lontani tra loro».
È un lavoro che parla molto di cambiamento. Quali skill pensi di aver acquisito durante questo percorso, sia a livello personale che artistico?
«Mi piace mettermi in discussione, quindi il cambiamento non mi spaventa, anzi spesso lo cerco. Sicuramente ho acquisito più consapevolezza, sia come persona che come artista. Mi rendo conto che il tempo passa velocemente, ma ogni esperienza ti insegna qualcosa. L’obiettivo è proprio quello: migliorare sempre, crescere passo dopo passo».
“Tutte le ragazze vogliono canzoni d’amore” è il singolo che accompagna l’uscita del disco. Cosa ti piacerebbe trasmettere con questo brano?
«È una canzone che racconta una storia, ma anche un concetto più ampio legato agli stereotipi. Il titolo è provocatorio: è davvero così? Non sono solo le ragazze a voler canzoni d’amore, forse tutti le vogliamo. È una riflessione semplice, ma che apre a qualcosa di più grande. Quando l’abbiamo scritto, mi ha colpito proprio per questo».
E poi c’è “Laguna”, il brano con cui hai vinto tra le Nuove Proposte a Sanremo 2026. A distanza di qualche settimana, ti sei fatto un’idea di cosa abbia colpito davvero il pubblico?
«Credo che la sincerità sia stata fondamentale. È un brano in cui tante persone possono riconoscersi. Già al primo ascolto mi aveva colpito molto, soprattutto per l’armonia e per il modo in cui riesce a portarti in un certo stato emotivo. È una canzone a cui sono legato fin da subito».
La vittoria porta inevitabilmente anche delle aspettative: senti pressione oppure vivi tutto con serenità?
«La vivo con serenità. Le pressioni fanno parte di questo lavoro, ma più che dall’esterno arrivano da me stesso, perché sono una persona che pretende molto da sé. Però cerco di trasformare tutto in uno stimolo positivo».
Che momento stai vivendo oggi, tra Sanremo, l’uscita del disco e il primo live in programma ai Magazzini Generali di Milano? Come lo descriveresti?
«È un periodo molto intenso, pieno di cose, ma anche di preparazione. Ho lavorato tanto sul disco e mi sto preparando per i live. È un momento di passaggio, ma anche di grande entusiasmo. Non vedo l’ora di portare questa musica dal vivo e condividerla con le persone».
Nel disco ci sono brani con sapori diversi tra loro, da “Strappalacrime” a “Niente da perdere”, passando per “Sfumature” e “Tutto tempesta”. Quanto ti sei divertito a sperimentare?
«Tantissimo. Sperimentare è uno dei miei obiettivi principali. Mi piace l’idea di fare dischi con tante sfaccettature, anche perché i miei ascolti sono molto vari. In questo progetto ho provato cose nuove, sia a livello di generi che con la voce e l’interpretazione. Non voglio essere una cosa sola».
Per concludere: “Un posto dove andare” suggerisce una ricerca. Pensi di aver trovato il tuo posto oppure è un viaggio ancora aperto?
«È sicuramente un viaggio ancora aperto. Spero di continuare a scoprire nuove cose di me anche tra tanti anni. Magari c’è già una direzione, ma ci sono anche tante strade laterali da esplorare. Ed è proprio questo il bello: non avere tutto già definito».