“Niente domande” di Enzo Jannacci: te la ricordi questa?

Niente domande Enzo Jannacci

Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Niente domande” di Enzo Jannacci

La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 2003 con “Niente domande” di Enzo Jannacci.

Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.

Ti sblocco un ricordo: “Niente domande” di Enzo Jannacci

Nel febbraio del 2003 Enzo Jannacci pubblica “L’uomo a metà”, disco dedicato alla memoria di Giorgio Gaber, scomparso poco prima. Tra le tracce più intense e sottili spicca “Niente domande”, un brano che condensa l’universo jannacciano in pochi minuti: ironia surreale, malinconia urbana, filosofia da marciapiede.

Le immagini sono frammentate, apparentemente casuali: il ciclomotore, il rimmel che manca, l’autobus che “allora c’era già”. È la città che invecchia insieme a chi la attraversa. Il tempo non è un concetto astratto: è qualcosa che si vede nello specchietto retrovisore, negli anni “passati a limitare i danni”. Non a costruire, non a vincere: a limitare.

Il ritornello è una dichiarazione quasi zen: “Niente domande, niente risposte”. Non c’è ricerca di senso, né pretesa di spiegazione. L’onda che beve sabbia e ritorna mare è una metafora semplice e potente del ciclo delle cose. Tutto passa, tutto ritorna, senza bisogno di giustificazioni. C’è poi quell’“ombra quieta che non ti molla mai”. Non viene definita: può essere la memoria, il rimpianto, la consapevolezza della fine. Jannacci non la nomina, la lascia sospesa. È una presenza costante, discreta ma ineludibile.

Niente domande” è una riflessione sulla maturità, sul tempo che scorre senza clamore. Non offre soluzioni, non consola. Suggerisce che forse non servono domande, né risposte. Basta riconoscere quell’ombra che ci accompagna e continuare a camminare, con un sorriso un po’ storto. È la poesia degli ultimi, degli indecisi, dei pensatori distratti. Ed è, ancora una volta, profondamente umana.

Il testo di “Niente domande” di Enzo Jannacci

Tutta una vita a non saper che fare
Proprio al momento di andare in ferie al mare
Va e viene il sole in un mattino a nolo
Son decisioni che van prese al volo! (Come al volo? Eh, al volo!)

Ciclomotore, gridi di mattina
Non c’è più rimmel, non c’è brillantina
E guardi indietro e vedi tutti gli anni
Passati a limitare i danni
L’autobus che passa adesso, allora c’era già

Niente domande, niente risposte
Un onda beve un po’ di sabbia amara
Ne arriva un’altra che ritorna mare
Niente domande, niente risposte
C’è un ombra quieta che non ti molla mai, che non sfiorisce mai

Non c’è bisogno di dannarsi e poi
Di soldi veri, neanche imprestati, mai
Guardi lo specchio che sa un po’ di vino
Voltarsi è un lampo, e parli con quel che resta del budino

Parli col tram che non ti ha mai sorriso
Inconcludente dire: abbiamo chiuso
Però che bello quell’inverno
A fare un po’ da perno per poi passare al tu

Scritto da Nico Donvito
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