A tu per tu con il giovane rapper romano, in uscita con il suo disco d’esordio intitolato “Grizzly

Si intitola “Grizzly” l’album che segna il debutto discografico di Ethan Dante, meglio conosciuto con lo pseudonimo di One One, rapper proveniente dal quartiere Talenti nella zona nord est di Roma. Dopo aver pubblicato i brani “Goodfellas” nel 2017, “Facile”“Brillo” lo scorso anno, il giovane artista si lancia sul mercato con un lavoro contenente sette tracce e impreziosito dalle collaborazioni con PyrexFSK Boro Boro. Approfondiamo la sua conoscenza.

Ciao Ethan, benvenuto. Partiamo dal tuo disco d’esordio intitolato “Grizzly”, cosa hai voluto inserire in questo tuo biglietto da visita musicale?

«In “Grizzly” ho sicuramente voluto inserire ogni sfaccettatura del mio carattere. Essendo il mio primo progetto ufficiale, ho voluto fare bene tutto ciò che andava fatto, dedicandomi in prima persona a tutto, naturalmente affiancato dal mio team di fratelli. Questi brani raccontano in ogni forma chi sono». 

Quali pensieri e quali stati d’animo ti hanno accompagnato durante la fase di lavorazione dell’album?

«Durante la lavorazione dell’album ho avuto un saliscendi emozionale, dentro “Grizzly” c’è la rabbia di uno sconfitto, c’è la forza di un sopravvissuto, c’è la speranza di un sognatore. Dentro c’è Oni One».

A livello musicale, quali sonorità hai voluto abbracciare in questi sette pezzi inediti?

«In questi sette pezzi inediti mi sono spinto su diversi sound, sono passato dalla trap drill, al reggaeton, passando per tracce più melodiche, sperimentando tanto, ma rimanendo sempre fedele al mio stile e alla mia persona». 

Cosa aggiungono a questo lavoro le collaborazioni con Pyrex, FSK e Boro Boro?

«Ogni collaborazione a questo progetto ha aggiunto qualcosa in più di significativo e sono felice che ogni feat. si sia legato alla perfezione. Pyrex ha aggiunto la genialità Dark, gli FSK hanno aggiunto la potenza che solo loro hanno, mentre Boro Boro ha reso un pezzo a cui sono molto legato una vera e propria hit».

Un progetto che esce in un periodo storico particolare, con l’estate alle porte che non sarà di certo uguale alle altre. Tu, personalmente, come te la immagini?

«Sicuramente è un periodo difficile per tutti, lo è anche per fare musica e molti miei colleghi hanno scelto di rimandare le loro uscite. Io sentivo che il momento era questo e non volevo perdere la giusta vibe. Detto questo, spero che tutto torni alla normalità il prima possibile e che si possa ricominciare a suonare presto, non solo per gli artisti ma soprattutto per tutti i lavoratori del settore che sono rimasti senza lavoro. Questa situazione ha messo un po’ tutti con le spalle al muro, ma ci stiamo rialzando con tutte le nostre forze». 

Facciamo un salto indietro nel tempo, c’è stato un momento preciso in cui hai capito che tu e la musica eravate fatti l’uno per l’altra?

«Io e la musica siamo una cosa sola da sempre. Fin da piccolo passavo giornate intere ad ascoltare musica di ogni tipo, è una passione che ho ereditato da mia madre. Non c’è un momento preciso in cui ho capito che eravamo fatti l’uno per l’altra, perché è sempre stato così, ma ho capito quando vedevo i numeri crescere e il telefono squillare con diverse proposte che la mia passione sarebbe potuta diventare il mio lavoro». 

Quali ascolti hanno influenzato e accompagnato il tuo percorso?

«Il mio percorso è stato influenzato da diversi artisti molto diversi tra loro. Da Chief Keef a Lucio Battisti, dagli Oasis agli N.W.A. Non mi piace ascoltare solo un genere e amo l’arte a 360 gradi. Scontato dire che naturalmente il rap è ciò che mi ha sconvolto la vita a livello musicale, ma cerco di prendere qualcosa di buono da ogni artista di ogni genere». 

Dal punto di vista delle collaborazioni, preferisci realizzare feat. con artisti che parlano il tuo stesso linguaggio e rimanere all’interno della stessa “famiglia” oppure uscire dal seminato e, magari, lavorare in futuro anche con persone provenienti da mondi musicali diversi?

«La collaborazione tra due o più artisti deve nascere in maniera naturale, non mi piacciono i giochini di hype e basta, quando un artista chiama il cantante che fa più numeri. Il risultato risulta poi macchinoso e si sente. Se invece un featuring sta venendo bene lo capisci ancora prima di iniziare a cantare. Io amo uscire fuori dagli schemi e collaborazioni da mondi musicali diversi spesso sono quelle che poi cambiano il mercato, quindi sono forse le più belle, anche se lavorando a una traccia dello stesso mondo musicale c’è più sinergia. Il rap è anche condivisione quindi forse è per questo che il genere in cui vengono fuori i feat. migliori sia proprio questo».

Al netto dell’attuale incertezza dovuta al momento, quali sono i tuoi prossimi progetti in cantiere?

«Prendermi tutto il possibile, sacrificio e dedizione sono alla base del mio carattere, ma sono anche tanto ambizioso. Quindi questo è solo l’inizio».

Per concludere, a chi si rivolge oggi la tua musica e a chi ti piacerebbe arrivare in futuro?

«La mia musica si rivolge per lo più a un pubblico giovane, ma non è raro che mi scrivano persone più grandi o molto più piccole. Naturalmente spero che il pubblico a cui parlare sia sempre più grande, l’importante è non scordarsi mai da dove sei partito e chi sei».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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