“Opera”, il sogno sinfonico di Patty Pravo a Sanremo 2026 – RECENSIONE
Patty Pravo torna all’Ariston con “Opera”: un inno universale, ma che resta sospeso. Un brano orchestrale e lineare firmato da Giovanni Caccamo che punta sull’eleganza più che sull’impatto
Ritorna a Sanremo Patty Pravo e lo fa con un pezzo intitolato “Opera”, firmato da Giovanni Caccamo. Dopo aver anticipato il nostro giudizio con le consuete pagelle realizzate dopo l’ascolto in anteprima riservato alla stampa, approfondiamo il senso e il suono della canzone.
Patty Pravo, la recensione di “Opera”
Patty Pravo torna in gara al Festival di Sanremo 2026 per l’undicesima volta, celebrando sessant’anni di carriera. Un traguardo che poche artiste possono vantare, e che conferma il legame profondo tra l’eterna Ragazza del Piper e il palco dell’Ariston.
Il brano, scritto e composto da Giovanni Caccamo, nasce da un sogno, come lei stessa ha raccontato più volte. Il messaggio è diretto e universale: siamo tutti opere d’arte. Un’affermazione che, detta da Patty Pravo, suona quasi come una dichiarazione di poetica personale. Musa fuori dal tempo, icona di stile e libertà, l’artista incarna perfettamente questa idea.
Musicalmente, “Opera” è una ballata orchestrale e melodica, elegante nella sua linearità. L’arrangiamento , affidato all’orchestra diretta dal Maestro Valter Sivilotti, valorizza la timbrica bassa e sensuale che da sempre contraddistingue Patty Pravo, restituendo un’atmosfera solenne ma accessibile.
Eppure, al primo ascolto, resta una sensazione sospesa. La canzone è bella, raffinata, coerente. Ma oggi non basta più essere semplicemente “bella da ascoltare”. Serve un elemento che resti impresso, un inciso che si possa canticchiare il giorno dopo, un dettaglio capace di incidere davvero nella memoria collettiva. In questo senso, “Opera” sembra incompiuta: più contemplativa che memorabile.
Naturalmente, la valutazione è figlia di un solo ascolto. Molto dipenderà dalla prova dal vivo di Patty Pravo, dalla presenza scenica, dal peso specifico dello sguardo, da quella capacità unica di rendere ogni parola un gesto. Perché, se è vero che siamo tutti opere d’arte, è altrettanto vero che alcune opere prendono vita solo sotto la luce giusta.