A tu per tu con il gruppo romano, dal 14 giugno sulle piattaforme digitali con “Semo gente de borgata”

“Semo gente de borgata” è il singolo scelto dal collettivo dell’Orchestraccia per rilanciare e dare nuova linfa vitale alla canzone popolare. Il pezzo, scritto da Franco Califano e da Marco Piacente, è la cover del noto brano proposto quarantasette anni fa da I Vianella, duo composto dagli ex coniugi Edoardo Vianello e Wilma Goich. Il gruppo romano è formato da attori, cantanti e musicisti uniti dalla passione verso l’arte in generale. Ecco i componenti: Marco Conidi (cantautore/attore), Giorgio Caputo (attore), Luca Angeletti (attore), Fabrizio Lo Cicero (percussioni), Valentina Galdì (Voce), Salvatore Romano (chitarra) Gianfranco Mauto (Pianoforte/fisarmonica), Alessandro Vece (violino), Alessio Guzzon (Tromba), Claudio Mosconi (basso), Cristiano De Fabritiis (Batteria) e Angelo Capozzi (chitarra/ukulele).

Partiamo da “Semo gente de borgata”, cover del celebre brano dei Vianella, a cosa si deve la scelta di reinterpretarlo?

«E’ una canzone di un’attualità incredibile sia per struttura musicale ma soprattutto per il testo così tremendamente vicino ai nostri giorni».

Che valore aggiunto siete riusciti a donare al pezzo?

«Noi abbiamo riarrangiato con la nostra personalità e forse aggiunto un po’ di gioiosa aggressività che ci contraddistingue».

Cosa avete voluto trasmettere attraverso le immagini del videoclip diretto da Cristian Valeri?

«E’ un video molto semplice, girato in un mercato rionale al Quadraro. E’ il modo di dire che stavamo tornando, noi siamo il frutto del passaparola della gente e tra di loro volevamo girare il video». 

Quanto è importante recuperare un po’ del nostro passato per comprendere al meglio l’attuale scenario musicale?

«E’ fondamentale, le nostre radici musicali sono molto nobili e belle, alcune nostre canzoni durano da decenni e restano il modo migliore per confrontarsi».

Come valutate l’andamento del settore discografico di oggi?

«Forse non esiste neanche più una discografia per come noi l’abbiamo conosciuta e amata. Una volta si creavano carriere che duravano una vita, ora si corre dietro al bambino di turno che la tv regala. Poi ovviamente ci sono dei fenomeni incredibili in ogni genere, ma non sono il frutto di un lavoro della discografia».

Il vostro è un collettivo composto da cantanti, attori e musicisti, cosa vi unisce?

«Ci unisce una formula innovativa di spettacolo, un teatro canzone nel quale si canta si ascolta un monologo, si balla si ride e ci si commuove. Ci unisce la voglia di dare due ore e mezza di emozioni alle persone che vengono a vederci».

Come se la sta passando la canzone popolare nel 2019?

«La canzone popolare sta riprendendo vita sempre di più, molti ragazzi hanno ricominciato a scrivere anche in romano o in napoletano o negli altri dialetti, la poesia dialettale a volte ha una sintesi maggiore».

Tra i numerosi artisti simbolo della romanità, a quali vi sentiti maggiormente legati?

«Tantissimi, Gabriella Ferri è uno dei nostri idoli, ma anche Gigi Magni e le musiche di Trovajoli. Pure Lando Fiorini e Gigi Proietti, tantissimi veramente, Franco Califano per esempio era un gigante assoluto».

E tra le nuove leve c’è qualcuno con cui vi piacerebbe collaborare?

«Ci piacciono un casino i rapper, Salmo su tutti e anche Carl Brave, ma tanti altri… fare musica insieme è bellissimo».

Per concludere, qual è la lezione più importante che sentite di aver appreso dalla condivisione musicale?

«Il nostro è un Paese sentimentale… di cuore. La musica può cambiare, come il teatro e il cinema, la vita delle persone emozionandole».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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