X-Factor Pagelle

Le nostre mini-recensioni degli inediti della nuova edizione

E’ una prima che vuole stupire e sconvolgere le carte in tavola fin da subito perchè, contrariamente alla tradizione, si parte dagli inediti per dare a tutti e 12 i concorrenti l’opportunità di portare in scena il proprio lavoro prima di iniziare con eliminazioni e meccanismi vari. Ne esce un gruppo di brani sufficientemente omogenei nelle direzioni e nelle intenzioni. La stragrande maggioranza opta per brani scritti da sè (scarsa voglia del format e dell’etichetta d’investire su brani di altri autori che comportano costi e tempi diversi o soltanto fotografia di una generazione che sta tornando davvero a scriversi le proprie canzoni?) e questo spesso comporta scritture non così a fuoco in cui è soprattutto la produzione sonora a dover intervenire per rendere le canzoni appetibili almeno dal punto di vista musicale. Da questo punto di vista, però, le scelta guardano tutte alla contemporaneità con l’elettronica in grande spolvero e con effetti spesso estremi che allontanano inevitabilmente il programma dal largo pubblico generalista e lo avvicina, piuttosto, alla frontiera dell’oggi e della sperimentazione. Vedremo se i frutti saranno quelli sperati ma, ad un primo ascolto, la sensazione è che manchi una vera canzone capace di spopolare e affermarsi.

  • CUORE NERO – Blind

La scommessa di Emma rappresenta l’attualità musicale ma anche la tendenza della sua stessa giudice a voler dare una credibilità a quel tipo di tendenze musicali ed artistiche inserendole in un linguaggio più “pulito” e popolare. In questo senso Blind risulta credibile: i suoni sono quelli martellanti della trap contemporanea ma il racconto testuale, pur parlando della classica relazione d’amore a due, si rivela essere inserito in una tradizione sufficientemente pop. Chiamasi compromesso. Bisognerà vedere come evolverà, poi, il repertorio ma per ora questo è un buon punto di partenza. VOTO: 6.5

Blind X-Factor

  • SERPENTE – Cmqmartina

La produzione è importante e, d’altronde, l’efficacia di questo tipo di brani dipende in larga parte dal vestito sonoro che si sceglie e si riesce a dare alle proprie creazioni. Lei canta bene e sfrutta una buona resa sul palcoscenico anche da un punto di vista fisico e di presenza ed attitudine. Il ritornello gioca sulle assonanze e propone una buona orecchiabilità. L’utilizzo vocale rimane sufficientemente limitato e crea una dinamica un po’ troppo piatta e imprigionata su degli stilemi che internazionalmente funzionano ma che nella nostra Patria da sempre faticano ad affermarsi. In Italia, si sa, ci piacciono le voci potenti e particolare: appiattirsi su di un cantato lineare e pulito, quando si avrebbe la possibilità di spingere, non è sempre un bene. VOTO: 6+

  • MALE – Eda Marì

Il ritmo cadenzato aiuta la canzone a svilupparsi nella sua evoluzione che risulta interessante. Il vero problema è costituito dal testo del brano che risulta essere ancora troppo acerbo e ricco di spazi in cui l’unica soluzione che viene trovata è la ripetizione spasmodica dei versi. Anche da un punto di vista vocale l’esibizione dal vivo non aiuta la canzone ad arrivare a destinazione a causa di un volume che si lascia, a volte, sopraffare da tutto il resto. La produzione è, anche in questo caso, curata e ben messa a fuoco e questo aiuta enormemente il brano a farsi notare e a convincere nel corso del pezzo. VOTO: 5.5

Eda Marì

  • ONE CUP OF HAPPINESS – Little Pieces of Marmelade

Parte con un assolo di chitarra per poi esplodere in un arrangiamento che “fa casino” come probabilmente a Manuel Agnelli piace. La resa dal vivo è assolutamente una bomba d’energia che nel corso di un concerto estivo con una birra in mano farebbe esplodere la folla in un urlo continuo sotto il palco. In un contesto mainstream e che guarda ad una platea televisiva alla ricerca di prodotti da canticchiare e consumare nelle proprie cuffiette questo diventa, però, un brano incantabile e dotato di ben poca orecchiabilità. La valutazione, dunque, dipende dal contesto in cui li si mette e dagli obiettivi che ci si pone. Guardando alle classifiche di oggi… VOTO: 4

  • SOUTH DAKOTA – Blue Phelix

Gioca con l’estetica e con la sua resa sul palcoscenico accostandosi a Renato Zero e a quelli che come lui hanno cavalcato la strada della trasgressione anche visiva per comunicare il proprio messaggio musicale. Canta bene e si muove come un artista che si trova a proprio agio sulle scene. Non lo aiuta il fatto di trovarsi tra le mani una canzone in inglese che, ovviamente, complica sempre il primo ascolto e la trasmissione frontale dell’immagine che s’intende trasmettere al fruitore. Funziona ma avrebbe bisogno di una spinta in più. VOTO: 6

  • VITTORIA – Casadilego

La prima firma importante arriva proprio con questo pezzo scritto da Mara Sattei che negli ultimi anni ha dimostrato di essersi conquistato un posto di primo rilievo nel panorama musicale italiano al femminile. La resa dal vivo la vede un po’ troppo soffiata nell’emissione vocale che, talvolta, finisce per rischiare di non far arrivare puntuali le parole. Il suo cantato delicato e soave riesce comunque a convincere e a farsi trasportare dal brano. Suona il pianoforte e questo la valorizza come musicista ma, contemporaneamente, la estranea sul palco mentre, invece, sarebbe stato interessante vederla all’opera con una scena libera e da conquistare davvero. La canzone è assolutamente degna di nota e lei convince. La migliore del lotto anche se il brano faticherà ad affermarla. VOTO: 7

Casadilego

  • LA DOMENICA – Manitoba

Anche in questo caso il suono la fa da padrone e costituisce indiscutibilmente il focus dell’intero pezzo che, comunque, convince decisamente poco seppur goda di una certa orecchiabilità. Loro si muovono bene sul palco ma il risultato finale della canzone risulta confuso: il testo si fatica a capire dove vada a parare e nè la loro personalità nè il loro cantato lineare riesce a salvare baracca e cavoli. Canzone un po’ troppo debole che non riesce a convincere. Almeno al primo ascolto. VOTO: 4

  • BOMBA – Vergo

Mika arriva a definire questa proposta “pop” ma, in realtà, di popolare non c’è moltissimo almeno nella sua definizione classica di “popolare”. Il risultato, in realtà, potrebbe suonare come un canto per i centri estivi per quella sua orecchiabilità ed immediata freschezza e per quella voce che si esprime in modo così particolare da suonare quasi effettata in senso sintetico. Il tutto aiuta a farsi trascinare e a tenere il tempo mentre il brano scorre. Attenzione, però, perchè quando la leggerezza prende il sopravvento c’è il rischio di scoperchiare un vaso vuoto. VOTO: 5.5

  • BONSAI – Santi

E’ forse tra i più “tradizionali” di questa edizione. Lo dimostra anche attraverso un inedito che, seppur scelga una produzione tutta sintetica e 2.0 nelle proprie direzioni, si rivela sufficientemente aderente ad una certa tradizione italica di scrittura, di tematiche e di utilizzo vocale. Nell’apertura dell’inciso ricorda vocalmente davvero molto da vicino i vari Tommaso Paradiso e soci che, poi, si ritrovano anche qua e là dai riferimenti di un testo tutto imperniato nella modernità e nell’attualità indie del linguaggio nostrano. Tra i più facili da far funzionare nel largo pubblico. VOTO: 6/7

  • CORNICI BIANCHE – Mydrama

Anche in questo caso Hell Raton schiera l’artiglieria pesante con la firma di Mara Sattei e la produzione di Young Miles. Lei ha una voce classica che si presta, però, bene anche a questo tipo di dimensioni musicali. Ha qualche incertezza nel cantato qui e là ma il risultato è assolutamente gradevole seppur con un testo fin troppo ripetitivo e statico. Il grande lavoro, ancora una volta, lo fa la produzione testimoniando il fatto di come, in quest’edizione, le idee siano poche per quel che riguarda gli inediti e di come i pezzi non cos forti debbano essere tirati su da suoni e apparenze artificiali. Il risultato, però, nonostante tutto è tra i più convincenti. VOTO: 7+

  • ATTENTI AL LOOP – N.A.I.P.

Viene presentato come “il più fuori di testa” di tutti i concorrenti della storia di X-Factor e, in effetti, il suo inedito testimonia questa sua sana follia. Sperimenta e gioca con la musica basandosi su una distorsione vocale che non fa mai ascoltare la sua voce reale e vera. Il pezzo, però, funziona grazie alla sua resa sul palco e alla narrazione che riesce a sviluppare. Ha tutte le carte in regola per poter diventare virale ma, dopo tutto questo, viene da chiedersi: che voce ha N.A.I.P.? Un po’ fuori contesto anche se, bisogna ammettere, che la canzone riesce a funzionare se coniugata alla sua resa sul palco. VOTO: 6-

  • LEON – Melancholia

Estremisti da capo a coda e, giustamente, si trovano ad essere apprezzati da Manuel Agnelli. Estremi ma con intelligenza e capacità. I loro suoni sono elettronici ma lo sono in un senso ipnotico grazie ad una ritmica travolgente e che suona come il punto forte dell’intero brano insieme ad una voce assolutamente degna di sottolineatura per quella sua timbrica unica ed estremamente adatta a questo tipo di brani e composizioni. Sarà interessante scoprirli anche in altri territori musicali che sappiano attraversare anche l’italiano o delle forme-canzoni più “popolari” ed immediate. I più bravi. VOTO: 7.5

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Di Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

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