Pagelle Nuovi Singoli

Tutte le nostre mini-recensioni ai nuovi singoli in radio

  • TSUNAMI – Annalisa

Anticipa così la pubblicazione del suo prossimo album d’inediti e, lasciatemi dire, la cosa era piuttosto prevedibile. Dopo qualche brano che aveva esplorato i territori più sperimentali dell’elettronica, della contaminazione con il linguaggio rap e del suono urbano Annalisa si affida ad una ballata electropop in cui la sua voce chiara risuona per contrasto e potenza. Vi ricorda qualcosa? Il processo del precedente album ‘Bye bye’ fu esattamente lo stesso anche se invertito a livello temporale. Le differenza? In quell’occasione il tutto suonava come una novità per la produzione della rossa savonese e ‘Il mondo prima di te’ era un pezzo più convincente di questo che, manca, di una vera apertura vocale e di quell’aurea classica che qui, invece, appare più offuscata. Intendiamoci, anche questo è un bel brano ma Annalisa appare sempre più proiettata a fare ciò che le viene richiesto per funzionare sul mercato: scelta condivisibile e non così anomala oggi ma forse un po’ triste. La sua voce rimane qualcosa di prezioso e rimane preferibile in queste dimensioni che in quelle “estreme” delle ultime apparizioni eppure ogni volta ci si aspetta qualcosa di più. VOTO: 7

  • L’AMORE MUORE – Biagio Antonacci

Con l’autunno torna anche Biagio Antonacci che a poco meno di un anno dalla pubblicazione del suo ultimo album lancia in radio questo quarto estratto che, però, non risolleva le sorti di un album davvero poco ispirato e, di conseguenza, anche fortunato. L’appoggio rimane affidato ad una ritmica leggerissima con la chitarra acustica ed una leggerissima batteria su cui la voce si sposa con riflessi e doppie linee che di certo non sono nuove nella produzione di Antonacci. Un Antonacci che negli ultimi tempi pare aver perduto l’ispirazione giusta per portare a termine le idee (poche) di cui dispone. Noia. Un peccato… VOTO: 5

  • FIRE – Fellow

Ha vinto il premio SIAE nell’ultima edizione del Festival di Castrocaro dove, sostanzialmente, è stato l’unico a ben figurare e a catturare davvero l’attenzione. Il ragazzo è dotato di una vocalità profondissima, colorata di suoni soul da pelle d’oca e da un’istinto interpretativo che impreziosisce ogni sua esibizione. In questo brano sceglie una partenza totalmente appoggiata al pianoforte per poi riempire passo passo l’arrangiamento con il lento ingresso dell’orchestrazione che potenzia il tutto. Potenzialmente ha davvero un’ottima base di partenza anche se il pezzo andrebbe accorciato (3 minuti e 50 oggi sono utopia pura) e ulteriormente potenziato a livello di suoni riempiendo tanti spazi rimasti vuoti con una base maestosa di archi e un piccolo accenno di ritmica. Un buon punto di partenza da cui tentare di sviluppare un percorso. VOTO: 7

  • CHISSA’ DA DOVE ARRIVA UNA CANZONE – Fiorella Mannoia

Fiorella Mannoia è una grande interprete. Probabilmente la più grande tra quelle di cui oggi dispone il mercato discografico italiano al femminile. A un’interprete, però, servono le canzoni per esprimere le proprie doti al meglio e non sempre questa esigenza viene soddisfatta. In questo caso la firma di Ultimo si esprime al meglio e regala alla voce della Mannoia un brano perfettamente nelle sue corde e scritto a regola d’arte. Il risultato è una bella ballad dall’ampio respiro, arrangiata saggiamente in senso tradizionalista, che rispetta pienamente sia le caratteristiche interpretative della voce romana che il marchio autorale di Ultimo che, probabilmente, scrive la sua cosa migliore trovando una maturità sorprendente pur mantenendo un linguaggio semplice ed immediato. Piace lo spirito senza tempo che scaturisce dalle note, piace la profondità di una voce importante ma non barocca, piace il richiamo all’attualità velato (‘chissà se questi giorni chiusi avranno un prato per volare fuori‘) e piace l’evocazione di cui sono capaci le parole quando richiamano l’immensità del mare e del vento che si coniuga all’apertura melodica come se fosse un grande respiro. Questa è una grande canzone. VOTO: 9

  • PUSHER LOVE – Livio Cori e Enzo Dong

Si ripropone così l’artista partenopeo che avevano conosciuto in quel di Sanremo nel 2019. Per l’occasione si affianca ad un esperto Enzo Dong che gli da man forte nello sviluppo di un brano che si colloca perfettamente sulla scia dell’ultima produzione napoletana d’ultima generazione. Il brano suona bene sfruttando una produzione che usa elettronica a richiami urbani per accompagnare un testo declinato ovviamente in dialetto e cantato con melodia da Livio e, invece, con un accento più rappato da Enzo che dà l’elemento dinamico al pezzo. L’incontro funziona ed il mix si rivela interessante creando un incedere ciclico in cui il suono, non solo strumentale ma anche delle parole, la fa da padrona. VOTO: 6.5

  • IL CUORE INCASSA FORTE – Matteo Faustini

Quante volte ci sarà capitato di innamorarci follemente e di soffrire, poi, dannatamente quando quest’amore finisce? In quei momenti le si prova davvero tutte per togliersi dalla mente quell’unico pensiero che ci costringe costantemente al ricordo di chi non è più accanto a noi come, invece, era fino a poco prima. Nulla sembra riuscire a vincere quell’ossessione e la sofferenza s’impossessa di noi riuscendo quasi a convincerci che mai più sapremo tornare ad innamorarci. Da questo assunto parte questa nuova potente ballata pop del giovane cantautore bresciano che torna a raccontare l’amore anche in una situazione in cui, in realtà, si vorrebbe pensare, scrivere e cantare di tutt’altro. L’amore, però, fa parte di noi, della nostra vita e della nostra musica ed ecco che, ancora una volta, ci ritroviamo ad ascoltare quelle “canzoni d’amore” anche se, per una volta, queste “non sanno amare” visto che l’amore è finito. Alla fine di tutto, però, l’esperienza si rivela salvifica: ci rende più forti, maturi e sicuri. Una gran bella canzone con un testo sincero, vero e condivisibile, una voce italian-style che ci fa continuare ad amare il nostro canto pop melodico ed un ritornello che non si può non cantare a tutta voce nelle notti disperate. VOTO: 8

  • LITIGHIAMO – Riki

Per questo suo ritorno discografico dopo l’avventura al Festival di Sanremo e a 3 anni dall’ultimo album d’inediti, Riki mette in mostra sicuramente una crescita notevole dal punto di vista della produzione optando per suoni tutti campionati che esplorano il mondo dell’elettronica da combinare al pop. Il risultato è gradevole pur esplorando un mondo musicale in larga parte abbandonato da qualche primavera dai suoi colleghi che recentemente paiono essere nettamente proiettati in favore agli ambienti urban rispetto a quelli più elettronici. Il testo, al primo ascolto, finisce logicamente in secondo piano rispetto all’impatto dato dalla resa sonora che è l’elemento che cattura maggiormente l’attenzione e che, di fatto, costituisce il vero asso portante anche del nuovo progetto dove, comunque, qualche chicca anche testuale è prevista. VOTO: 6

  • FIORI VIOLA – Sofia Tornambene

Prosegue così il discorso acustico dell’ultima vincitrice di X-Factor che rimane perseguita da un destino non troppo semplice con cui fare i conti. La sua voce rimane delicatissima, sottilissima e adolescenziale che quasi si fa fatica ad immaginarla al di fuori da brani di questo genere e con queste soluzioni musicali a livello di arrangiamento. Contrariamente alla vocalità la scrittura si conferma nettamente più matura, più capace di trovare delle soluzioni e delle destinazioni a cui guardare di volta in volta. Rimane un buon ascolto da affrontare nei momenti più malinconici seppur, alla fine, permanga la sensazione di avere tra le mani qualcosa di incompiuto, una sorta di provino non finalizzato né a livello di produzione né di scrittura (2 minuti e 24 per un brano tradizionalmente pop non sono un po’ troppo pochi per sfuggire alla definizione di troncamento?). VOTO: 5

  • RIMMEL – Tiziano Ferro

Tiziano ci prova, si mette proprio d’impegno per far sua una canzone di un grandissimo cantautore che, per definizione, non può essere compresa e valorizzata veramente da nessun altro che lui stesso o, al massimo, da un interprete che, per natura, è portato da sempre ad interpretare quanto scrivono gli altri. Da cantautore a cantautore la storia si complica e non è soltanto una formalità: mai come in questo caso la cosa appare piuttosto evidente. Intendiamoci, Tiziano canta bene, modula appropriamente l’utilizzo della sua vocalità e tenta persino di trovare un arrangiamento che possa essere spendibile nell’oggi del pop ma che risulti anche fedele e rispettoso della versione originale. Il risultato è gradevole, si lascia ascoltare e canticchiare con facilità ma l’anima della versione originale non può essere raggiunta e la sensazione che rimane è proprio quella di un’incisione ben compiuta ma a cui manca qualcosa, quell’elemento fondamentale per farsi ricordare per davvero. VOTO: 5.5

  • RICORDAMI – Tommaso Paradiso

Di cose brutte ne abbiamo sentite parecchie negli anni ma questa probabilmente è in lotta per il titolo della “canzone più brutta del 2020”. Tommaso è sempre più dipendente dagli anni ’80 e, seppure abbia cambiato produttore, pare non essere più capace di liberarsi dalle sue stesse catene sprofondando sempre di più in una retorica stridente e in una dimensione musicale scontata, prevedibile e sempre uguale a se stessa. La cosa imbarazzante, poi, è quel ritornello che ha davvero il coraggio di dire “comunque andrà sarà un successo”: è sotto gli occhi di tutti che Paradiso non sia mai stato un paroliere troppo fantasioso o datato ma questa volta ha raschiato davvero il fondo del barile e non basta l’intuizione di un assolo di sax per salvare capra e cavoli. Funziona eh, la ricorderete dopo un ascolto ma siamo certi che questo sia un bene in questo caso? Il punto più basso di una parabola che, nell’ultimo anno, non ha azzeccato nemmeno un singolo. VOTO: 4

  • L’AMORE HA UN NOME SOLO – Vincenzo Incenzo

Lui è un grande, grandissimo autore e questo lo si avverte ogni volta che si ascolta scritta da lui per sé stesso o per altri interpreti. Lo testimonia, anche in questo caso, un testo costruito magistralmente riuscendo a suscitare quel senso di poesia che raramente oggi il pop restituisce all’ascoltatore. Vincenzo sceglie il racconto nostalgico e melodico per spiegare il mistero dell’amore in un contesto dipinto come “l’orfanotrofio di questo universo”. Le strofe procedono lente su di una melodia avvolgente poi, pian piano, l’atmosfera si arricchisce riempiendosi pur senza sconfinare mai in un crescendo eccessivo che possa condurre la voce al “classico” urlo della grandi ugole che spesso scelgono di dar valore alle canzoni esasperando la vocalità. In questo caso, fortunatamente, non è necessario e questo è un grande, grandissimo punto a favore. VOTO: 7.5

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Di Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

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