Parole in circolo

Non è normale che mi manchi anche il giorno di Natale

Credo che la parola del mese di dicembre 2020 non possa che essere reinventarsi. Dal momento che le parole, come noi esseri umani, trovano il loro pieno significato nella scomposizione di loro stesse, è necessario analizzarne l’etimologia, l’origine della parola è il verbo inventare, che deriva dal latino in+venio: imbattersi per caso, trovare. Reinventarsi nel suo più intimo significato vuol dire, dunque: imbattersi nuovamente per caso in noi stessi, ritrovarsi.

Reiventarsi è lo sforzo richiesto dall’inizio di questa terribile pandemia, sul lavoro, nell’istruzione, nello sport. Provare a inventare nuovamente la normalità e noi stessi in modo che ci sembri tale, per poi renderci conto che non lo è affatto.

La pioniera della programmazione informatica Grace Murray Hopper affermò: La frase più pericolosa in assoluto è: abbiamo sempre fatto cosìed è vero, è impossibile migliorarsi se non si inizia ad agire diversamente. Nonostante ciò, le ultime restrizioni previste per le feste di Natale, fanno vacillare una tradizione secolare, ed è così difficile in questo caso, reinventarsi. I telefilm e le meravigliose favole che ci vengono raccontate sin da bambini dipingono il Natale come la festività chiassosa totalmente dedicata alla famiglia. Tavolate immense, maglioni a tema, di dubbio gusto, neve, molto cibo, gratitudine, regali e gioia, stare insieme, dimenticare le preoccupazioni e gli screzi e illudersi di poter essere più buoni. Chi lo spiega alla nonna che vive lontano che è meglio stare separati? E che la lasagna potrà farla avere solo a domicilio? E alla mamma che la distinzione dei tavoli “adulti” e “bambini”, sarà da sostituire con quella “conviventi” e “non conviventi”? E al banchiere giocando a Monopoli, che dovrà igienizzarsi le mani nel consegnare le 50.000 lire a ogni partecipante che abbia concluso un giro?

La verità è che fatichiamo a renderci conto che se facciamo parte della cerchia degli indignati è solo perché siamo stati fino ad oggi molto fortunati. A molti di noi, questo Natale darà la possibilità di sentirsi meno soli, perché il Natale celebra la famiglia, ma non tutti ne hanno una istituzionalmente riconosciuta da cui tornare, per molti la famiglia è il team di colleghi al lavoro, sono i dipendenti, i compagni di squadra, gli amici, che il 25 dicembre, però, non sono disponibili, se non per i propri cari. Dunque il giorno di Natale tanti si sentono un po’ abbandonati nel caos delle campane che suonano a festa e le strade, nei giorni precedenti vive e brulicanti, vuote, mentre tutti sono impegnati in pranzi infiniti.

Lo dice anche Galeffi nel suo singolo “Il regalo perfetto”, dal caldo del piumone che lo avvolge e non lo invoglia per nulla ad alzarsi per festeggiare “ci vorrebbe un bagno caldo, lungo fino a capodanno”, vasca che da l’idea dell’oblio in cui vorrebbe finire, pur di non vivere questi giorni. Questo ragazzo è sovversivo, eppure non si sente uno spirito libero ma intrappolato in una situazione che lo fa sentire diverso, sbagliato “e fanno festa tutti quanti tranne me, non è normale che mi manchi anche il giorno di Natale”. Questa mancanza è per lui molto specifica, gli manca una persona che ama e che vorrebbe fosse lì con lui, mancanza che aumenta in un giorno che per tutti è celebrazione di unione e amore. Così immagina  questa ragazza che probabilmente ha la fortuna di festeggiare il Natale con chi ama, aprire tutti i pacchetti di Natale tra i quali vorrebbe esserci anche lui, pronto per essere scartato, “sono il regalo perfetto per te”. Mentre le campane rintoccano la sua testa lo riporta alla messa di Natale che seguiva da piccolo e a mille ricordi di infanzia, cui il videoclip rimanda; la pancia è piena, come per molti a Natale, ma non di cibo ma dell’assenza di lei che ormai è diventata una presenza che non gli permette nemmeno di dormire “Sarebbe bello averti accanto così magari mi addormento un po’ “, averla vicino vorrebbe dire per lui essere sereno, poter finalmente prendere sonno. Se lei sapesse riconoscerlo come fondamentale e perfetto per sé, lui saprebbe reinventarsi e scoprirsi poi non così anormale, smettendo di sentire la mancanza in un giorno in cui è d’obbligo sentirsi in famiglia.

Quest’anno un po’ tutti sentiremo la mancanza e patiremo alcune distanze incolmabili: se saremo fortunati, vivendo non troppo lontano dagli affetti, avremo poco tempo per pensare, giusto quello che intercorre tra una portata e l’altra, a tutte le volte che questo anno ci ha obbligati a reinventarci. Se invece saremo fortunatissimi, come Galeffi, incontrando nuovamente per caso noi stessi, ci riconosceremo invecchiati e imperfetti ma nonostante ciò il regalo perfetto per qualcuno (sì anche per quella prozia che a Natale fa solo domande scomode) che sentirà la nostra mancanza tanto quanto noi sentiremo la sua ed è allora che ci scopriremo reinventati perché finalmente consapevoli, dopo anni di ingombranti tradizioni, che se ci si ama è normale mancarsi anche il giorno di Natale, però  poi diciamocelo, almeno a Natale. Se il 26 poi ce ne dovessimo pentire nessun problema, lo sanno tutti che solo a Natale siamo tutti più buoni.

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Sophia Crotti

Da sempre appassionata della scrittura e della letteratura, dopo essermi laureata in lettere moderne ho continuato a inseguire il mio sogno iscrivendomi alla facoltà di editoria e giornalismo. La musica scandisce le mie giornate, fin da quando non esisteva Spotify e la domenica, in famiglia, si cantavano a squarciagola i successi radiofonici. Cerco di capire quali siano le affinità elettive che permettono a cantanti e scrittori di raccontare, parlando di loro, le vite di ognuno di noi, e a tutti noi, ovunque siamo, di aspettare e poi far caso ad uno stesso tramonto.

By Sophia Crotti

Da sempre appassionata della scrittura e della letteratura, dopo essermi laureata in lettere moderne ho continuato a inseguire il mio sogno iscrivendomi alla facoltà di editoria e giornalismo. La musica scandisce le mie giornate, fin da quando non esisteva Spotify e la domenica, in famiglia, si cantavano a squarciagola i successi radiofonici. Cerco di capire quali siano le affinità elettive che permettono a cantanti e scrittori di raccontare, parlando di loro, le vite di ognuno di noi, e a tutti noi, ovunque siamo, di aspettare e poi far caso ad uno stesso tramonto.

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