Parole in circolo

Due sguardi in un momento sovrappongono un destino

La parola del mese di gennaio è DESTINO, dalla radice greca ìstemi, che indica lo stare fermo, la fissità. Sembra un paradosso, il destino è ciò che accade domani, è in corsa verso l’avanti e invece nella sua radice vi è una totale assenza di movimento. Perché il destino, quello che sentiamo incombere il primo dell’anno, quando un’occhiata all’oroscopo la diamo tutti, anche se poi ci vergogniamo a dirlo; quando scriviamo quei quattro buoni propositi, uguali da ormai 5 anni, che la prima volta erano carichi di speranza, oggi sono carichi di tutti i nostri sbagli, così umani; il destino dicevo, ci ricorda nella sua etimologia quanto stia lì, fermo ad aspettarci, fissato e scritto per noi chissà da chi.

Secondo Dante, era la Divina Provvidenza a muovere tutte le cose, così grande da lasciare all’uomo la possibilità di scovarla, di usare il libero arbitrio, di perdersi proprio nel mezzo del cammino della vita e di necessitare di un percorso di purificazione per ritrovarsi, quello che propone il poeta nella Divina Commedia. A 700 anni dalla morte del sommo poeta, per celebrarlo l’Accademia della Crusca ha deciso di pubblicare ogni giorno, sul suo sito e su tutte le sue pagine social, per tutto l’anno, una parola o un’espressione, che usiamo nel quotidiano, e spesso nemmeno sappiamo essere di origine dantesca; alla parola è poi correlato il canto in cui questa si trova, una breve citazione, la sua evoluzione e il significato. Ogni giorno gratuitamente, per tutto l’anno ci sarà dunque donata un’enorme quantità di bellezza.

Dante crede nel destino, e si ferma a contemplare Beatrice; avendolo a lungo studiato, lo immagino timido, e come tutti i timidi incredibilmente sensibile e in grado di dire grandi cose, tutte quelle che non ha mai il coraggio di dire, e allora scrive. Allo stesso modo timido e impacciato, è Jovanotti nella sua “Serenata Rap”, “Se ti incontro per strada non riesco a parlarti, mi si bloccano le parole non riesco a guardarti”, è alle prese con un amore fortissimo, quell’amore che ancora non ha la certezza di essere ricambiato e che allora è doppio, ama per se stesso e per la persona che ancora non sa di essere amata. “Se potessi amplificare il battito del mio cuore, sentiresti un batterista di una band di metallo pesante”, immagine bellissima proprio perché incredibilmente familiare. Chi non ha sentito il cuore in gola al solo passaggio della persona della quale si è invaghito? Quanto sarebbe bello davvero poter amplificare quel suono, e farne una canzone, forse con il suo ritmo incalzante, “Serenata rap” è un po’ questo.

“Perché mi viene molto più facile cantarti una canzone” se Dante vinceva la sua timidezza dedicando sonetti pieni d’amore, Jovanotti è molto più bravo con i testi delle sue canzoni, cosa della quale ci dà prova in ogni era, le sue canzoni sono poesie cariche di amore, per una donna, per il fratello venuto a mancare, per la figlia, per la vita. “Sono timido ma l’amore mi dà coraggio, per dirti che da quando io ti ho visto è sempre maggio” ed ecco il coraggio di esprimersi per chi si è, l’amore gli permette anche questo, di mostrarsi debole e poi spavaldo attraverso le note, e se ci pensiamo anche Dante si è spesso mostrato debole, anche fisicamente, perdendo i sensi, lasciandosi sopraffare dalla commozione. “Mi piaci perché sei intelligente” vi fu mai miglior complimento nell’epoca dell’apparenza? Io non credo. “Mi piace quel tuo gusto nello scegliere i vestiti, quel tuo essere al di sopra delle mode del momento, sei un fiore che è cresciuto sull’asfalto e sul cemento” Jovanotti che è inevitabilmente attratto anche fisicamente, come esprime, dalla ragazza che ha davanti, ne elogia il gusto, la capacità di distinguersi dalla massa, di fiorire laddove esiste solo asfalto. Cogliere i particolari, è la dote dei grandi osservatori silenziosi, quelli come Dante, come Jovanotti, che hanno una visione del mondo tutta loro.

Amor che a nullo amato amar perdona porco cane, lo scriverò sui muri e sulle metropolitane”. L’ Amore che non permette a nessuno che è amato di non ricambiare quello stesso amore, l’amore di Dante, qui citato dal verso 103 del canto V dell’Inferno. Eccolo, quello tra Paolo e Francesca, forte, immenso, passionale, irrefrenabile, fedifrago, che li ha condotti a morte. Davanti a questa potenza Dante perde i sensi, sopraffatto, hanno sbagliato ma si amavano, un contrasto troppo forte anche per il sommo poeta, che nell’amore non riesce a trovare mai errore. “E poi chissà perché, perché chissà per come, nessuno sa perché perché chissà per come due sguardi in un momento sovrappongono un destino” ci sentiamo ripetere un’infinità di volte “non si sceglie di chi innamorarsi”, ci si innamora così, della persona sbagliata, di quella giusta, di chi ci appare per come non è, per molto tempo, per una sola estate, per tutta la vita. Perché ciò accada se lo chiede anche Jovanotti, senza darci una risposta, due sguardi, due modi di osservare la realtà, che si incontrano, si seguono e decidono di guardare insieme verso una nuova destinazione, forse proprio guidati da un destino già scritto.

Eccolo di nuovo, il destino, se sia determinato o se siamo noi i fautori di ciò che ci accade non lo sapremo mai, ma dopo un anno come questo, dopo la sofferenza e dopo tutto l’odio di cui spesso siamo spettatori silenti, cosa augurarsi se non un anno di amore, di timidezza, di valori veri, un anno in cui a parlare siano i timidi, quelli che ascoltano tanto e dicono poco, ma quando parlano, hanno sempre le parole giuste? Quelli che dando voce alla loro intimità, senza accorgersene scrivono la Divina Commedia, o una Serenata rap. E non vi è cosa più bella di un grande che si crede piccolo, che ha solo parole gentili, che osserva e rispetta, che vede bellezza nell’originalità, dove non l’avrebbe cercata nessuno! Che dai balconi che in questo periodo ci hanno sentiti stonare, socializzare con i vicini, e sono stati la nostra unica angolazione per vedere il mondo, si possa sentire la bellezza della voce di chi ci grida “Affacciati alla finestra amore mio!”.

Potrei concludere svenendo come Dante o cantando una serenata sotto il balcone di chi amo, ma per il bene comune e la quiete pubblica mi limiterò a dire: meno male che esistono Dante e Jovanotti, avete idea di quanta bellezza ci saremmo persi altrimenti? 

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Sophia Crotti

Da sempre appassionata della scrittura e della letteratura, dopo essermi laureata in lettere moderne ho continuato a inseguire il mio sogno iscrivendomi alla facoltà di editoria e giornalismo. La musica scandisce le mie giornate, fin da quando non esisteva Spotify e la domenica, in famiglia, si cantavano a squarciagola i successi radiofonici. Cerco di capire quali siano le affinità elettive che permettono a cantanti e scrittori di raccontare, parlando di loro, le vite di ognuno di noi, e a tutti noi, ovunque siamo, di aspettare e poi far caso ad uno stesso tramonto.

By Sophia Crotti

Da sempre appassionata della scrittura e della letteratura, dopo essermi laureata in lettere moderne ho continuato a inseguire il mio sogno iscrivendomi alla facoltà di editoria e giornalismo. La musica scandisce le mie giornate, fin da quando non esisteva Spotify e la domenica, in famiglia, si cantavano a squarciagola i successi radiofonici. Cerco di capire quali siano le affinità elettive che permettono a cantanti e scrittori di raccontare, parlando di loro, le vite di ognuno di noi, e a tutti noi, ovunque siamo, di aspettare e poi far caso ad uno stesso tramonto.

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