Parole in circolo

Vi va la libertà?

La parola del mese di maggio è senza dubbio libertà, dal latino libertas, non trova l’estensione del suo significato nella sua etimologia, quanto più nella radice che condivide con altre parole estremamente importanti. La parola libidine, che ci da idea di piacere, la parola liber, che in latino indica i figli, quindi fratellanza e in inglese libertà, freedom, è molto simile alla parola friend, amico.

Nonostante tutte queste parole rimandino a un piacere condiviso, se penso alla libertà immagino più una sorta di liberazione, qualcuno che si alza e spezza tutte le catene che lo circondano. Erroneamente l’associo a qualcosa da ottenere in solitudine, la verità è che se fossimo soli sarebbe molto più semplice essere liberi, ma molto più difficile la nostra vita. Vivendo attorniati da moltissime altre persone, ci insegnano, o almeno dovrebbero, che la nostra libertà termina nel momento in cui inizia quella di qualcun altro, crescendo ambiamo a sentirci liberi in mezzo agli altri, capiamo la bellezza del sentirci dire: “con te mi sento libero di essere me stesso”.

Ho pensato alla parola libertà perché, il mese di maggio, iniziato da pochissimi giorni, è stato palcoscenico dell’espressione di una forte richiesta di libertà. In occasione del concerto del 1 maggio, Fedez ha sfruttato lo spazio concesso per la sua esibizione, per esprimere la sua opinione sul Ddl Zan, disegno di legge indicante una serie di misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale, all’identità di genere e alla disabilità. Fedez, che gode di un’immensa popolarità, così spigliato sui social e deciso nei testi delle sue canzoni, ha deciso di esporsi, avrebbe potuto scegliere il silenzio, e ha scelto di parlare. Ho compreso perfettamente la paura e la rabbia nel suo tremore: la libertà di parola, espressione e pensiero che ci sono state date, dopo anni di battaglie, hanno un peso immenso.

Non si può lasciare l’odio libero di serpeggiare, non si possono dire certe frasi e pensare di uscirne illesi, non si può, a maggior ragione davanti a una piazza che ti acclama perché hai un ruolo politico. Ci sono alcune cose sulle quali non dovremmo avere il diritto di mettere bocca, tra cui i diritti degli altri, o meglio dovremmo metterla solo per sostenerli. Perché io non capisco cosa porti un essere umano a dire  pubblicamente le frasi che Fedez ha riportato dissociandosene totalmente e corredandole di nomi e cognomi, quanto poco amore deve aver visto e provato chi pretende di avere il diritto di scegliere chi deve amare un altro.

L’esistenza di minoranze è un dato di fatto, tanto quanto l’esistenza di privilegi, giusti o sbagliati che siano, ottenuti per meriti o per nascita, la vera bellezza sta nell’usare quel privilegio per difendere chi non lo ha e Fedez lo ha voluto dire a caratteri cubitali, che chi può DEVE parlare, DEVE lottare per la libertà altrui. Ha espresso poi il suo rammarico, per il dissociarsi della Rai, per aver sentito un po’ lesa la sua libertà artistica, a pochi giorni dal 3 maggio, data in cui dal 1993, si celebra la giornata mondiale della libertà di stampa.

Per quanto sembri assurdo, nonostante molti ne abbiano condiviso il pensiero, tanti lo hanno criticato; io mi sono interrogata su quante volte, per paura del dissociarsi di qualcuno, sono stata in silenzio, davanti a parole pesanti dette in maniera leggera, anche da persone alle quali voglio bene. Quante volte il terrore di essere l’unica a pensarla diversamente mi ha portata a scegliere il silenzio, quante volte così facendo ho dimenticato le battaglie di chi combatte per i propri ideali, mi sono impedita e ho impedito di crescere, quante volte qualcuno ha scelto il silenzio davanti a me.

Scrivendo questo articolo, mi sono venuti alla mente molti brani che citano la libertà, pensiamo ai Pinguini Tattici Nucleari che affermano “la più grande libertà è quella che ti tiene in catene” o Lo Stato Sociale “e sono così libero che posso essere debole”, ma quella che più la racconta è sicuramente “Viva la libertà” di Jovanotti.

Preziosa e fragile
instabile e precaria
chiara e magnetica
leggera come l’aria.
Sempre moderna anche quando è fuori moda
sempre bellissima cammina per la strada

Personificata la libertà diventa ciò che è, un bene prezioso e quindi estremamente fragile, attrae a sé come i magneti, perché tutti vogliamo essere liberi e infinitamente leggeri. C’è poi un ossimoro che la descrive perfettamente, “sempre moderna anche quando è fuori moda”, ci accompagna sempre, anche in quei tempi, luoghi o ambienti dove viene in realtà violata, finchè sentiamo che qualcuno ce la sta togliendo e decidiamo di andarcene, vuol dire che lei c’è.

Parola magica, mettila in pratica
senti che bella è, quant’è difficile

Parliamo tutti di libertà sempre, eppure poi pretendiamo di giudicare, così facendo limitiamo la libertà altrui, e anche la nostra. Ogni volta che emettiamo un giudizio ci stiamo impedendo di conoscere qualcosa che è diverso. Qui sta la difficoltà di essere liberi, di parlare di libertà: a volte sembra impossibile capire il desiderio di libertà altrui, a volte i nostri gesti ci sembrano fatti con amore e non capiamo come, chi abbiamo davanti si senta invece oppresso, questo finché non ascoltiamo, finché guardiamo alla nostra di libertà e non scendiamo a combattere insieme a chi la rivendica.

Ha cicatrici qua, ferite aperte là
ma se ti tocca lei ti guarirà.
Ha labbra morbide, braccia fortissime
e se ti abbraccia ti libererà

Nonostante spesso sia stata negata a noi o a altri la libertà, ferita di continuo, può abbracciarci per liberarci. Anche questa immagine ha qualcosa di ossimorico, con un abbraccio ti stringo, non puoi andare via, non in questo momento, eppure sentirsi abbracciati dalla persona giusta, dalla sua comprensione, a volte, libera da tutte le paure e i pesi del mondo. Sentirsi stretti può liberare.

La voglio qui per me, la voglio qui per te
la voglio anche per chi non la vuole per sé.
Tempi difficili, a volte tragici
bisogna crederci e non arrendersi

La canzone si conclude con la strofa più significativa: voglio essere libero e voglio che tu sia libero quanto me; penso non ci sia più grande forma d’amore.

Da poco una persona mi ha detto che tendiamo a parlare delle persone che amiamo etichettandole erroneamente con aggettivi possessivi “mia moglie, il mio fidanzato, il mio migliore amico”. Sembriamo dare per scontato, forse per paura che al nostro interlocutore possa balenare l’idea di portarceli via, che queste persone ci appartengano, e invece pensare all’amore, in tutte le sue forme, come una libera scelta quotidiana, aiuta a non darci per scontati, a darci più valore. “La voglio anche per chi non la vuole per sé”, quanto è difficile combattere con chi mette un muro, con chi non sente sulla sua pelle i problemi altrui. Ricordo di essermi spaventata lo scorso anno, leggendo i commenti sotto un post che riportava la notizia della liberazione di Silvia Romano, a me è sembrato scontato commuovermi davanti all’abbraccio tra lei e i suoi genitori, per molti è stato normale odiare. Dunque penso che sia una dichiarazione d’amore e fiducia estrema nell’umanità voler insegnare la libertà e pretenderla anche per chi, negandola agli altri, la sta negando a se stesso.

Meno male che esiste chi si espone, con gli amici, con i genitori, meno male che esistono tantissimi gruppi di persone che combattono per difendere i propri diritti ma soprattutto quelli degli altri, che a gridare per farci rispettare siamo bravi tutti. Poco importa se sono estremamente ricchi, potenti, influenti o non lo sono per nulla, importa che parlino, quando potrebbero non farlo, perché sperano in un mondo migliore, perché a stare in equilibrio preferiscono disequilibri che fanno sentire vivi, perché parlando danno a tutti noi il coraggio per farlo quotidianamente.

Pensiamo al peso della libertà, ogni giorno, pensiamoci anche quando facciamo pensieri d’odio che giustifichiamo con rabbia o frustrazione, pensiamo alle battaglie degli altri, pensiamo a dove le stiamo gettando. Che se non noi, i nostri figli possano vivere in un mondo più libero, possano non sentirsi mai discriminati, e mai discriminare, possano cantare abbracciati a un concerto la canzone di Jovanotti, sentirla alla radio o su YouTube e alla sua domanda “Vi va la libertà?” Siano liberi di scegliere l’unica risposta possibile: sì.

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Sophia Crotti

Da sempre appassionata della scrittura e della letteratura, dopo essermi laureata in lettere moderne ho continuato a inseguire il mio sogno iscrivendomi alla facoltà di editoria e giornalismo. La musica scandisce le mie giornate, fin da quando non esisteva Spotify e la domenica, in famiglia, si cantavano a squarciagola i successi radiofonici. Cerco di capire quali siano le affinità elettive che permettono a cantanti e scrittori di raccontare, parlando di loro, le vite di ognuno di noi, e a tutti noi, ovunque siamo, di aspettare e poi far caso ad uno stesso tramonto.

By Sophia Crotti

Da sempre appassionata della scrittura e della letteratura, dopo essermi laureata in lettere moderne ho continuato a inseguire il mio sogno iscrivendomi alla facoltà di editoria e giornalismo. La musica scandisce le mie giornate, fin da quando non esisteva Spotify e la domenica, in famiglia, si cantavano a squarciagola i successi radiofonici. Cerco di capire quali siano le affinità elettive che permettono a cantanti e scrittori di raccontare, parlando di loro, le vite di ognuno di noi, e a tutti noi, ovunque siamo, di aspettare e poi far caso ad uno stesso tramonto.

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