Parole in circolo

Ci sono dei ricordi che mi devi

La parola che ho scelto per il mese di ottobre è ricordo ed ha un’etimologia bellissima, deriva dal latino re-cordis, letteralmente richiamare al cuore. Il ricordo è legato al cuore, il suo contrario, dimenticare, invece alla mente, proprio perché nell’accezione più ampia del termine, quando ricordiamo qualcosa, è come se lo rivivessimo, riprovassimo le sensazioni, il cuore battesse allo stesso modo. Un ricordo non è mai solo un’immagine mentale, mentre dimenticare è una forzatura per la quale usiamo la parte più razionale di noi, il cervello, oppure è una patologia, come l’Alzheimer.

Eccomi a scrivere l’ennesimo articolo su una canzone dei Pinguini Tattici Nucleari, “Ricordi“, singolo uscito lo scorso settembre, mese mondiale dell’Alzheimer.

I Pinguini sono soliti scrivere per immagini, usano spesso allusioni a serie tv, personaggi del loro passato, scrivono canzoni che sono allegorie di altro, e anche in questo caso, non  basta un ascolto a comprendere il significato profondo di una canzone che sembra parlare di una storia d’amore finita e invece racconta dell’accompagnamento di una persona affetta da Alzheimer.

Memoria da elefante o da pesce rosso?

Iniziamo dalla copertina del singolo: si tengono a braccetto un uomo e una donna, in abiti da matrimonio, lui al posto di una faccia umana ha quella di un elefante, lei ha una boccia contenente un pesce rosso. Gli abiti da sposi sono stati scelti secondo me nel ricordo delle promesse che un matrimonio porta con sé, esserci sempre, anche nella malattia o nel dolore. L’elefante rappresenta la memoria, è un animale dal cervello molto sviluppato, longevo, che necessita di ricordare il luogo esatto in cui, nel corso della sua vita, ha trovato fonti d’acqua e vegetazione rigogliosa, per spostarvisi durante le migrazioni, dovute ai periodi di secca. Il pesce rosso, al contrario, un po’come Dory in “Alla ricerca di Nemo”, ha una memoria molto breve, e in questo caso è bloccato in un piccolo acquario dove può compiere sempre lo stesso giro.

Almeno fino a domattina ti prometto cheSarò la faccia di cui hai più bisognoL’amico di scuola che ti ruba le biglieO l’amante impossibile taciuto in un sogno

Così inizia il testo della canzone dei Pinguini, c’è una promessa fin dal principio, un esserci al meglio delle proprie possibilità, nonostante l’indomani si sarà già dimenticati. Qui chi canta desidera anche essere camaleontico, non rimproverare le dimenticanze o le associazioni sbagliate che chi è affetto da questa patologia fa, ma desidera trasformarsi, di volta in volta, in un vecchio compagno di scuola o in un caloroso amante.

Lo ha detto chi non deve illuminare gli altri

“Meglio bruciare che spegnersi lentamente”L’ha detto chi non deve illuminare gli altriMa io ho paura sempre di rimanere al buioMentire alla tua mente mentre provo a salvarti

La celebre frase “meglio bruciare che spegnersi lentamente”, ha molto viaggiato nel tempo e nello spazio, assumendo diverse sfumature di significato. Quando la usò James Joyce per la prima volta ne “Dubliners”, intendeva dire che a suo avviso era meglio morire ardenti di passione per qualcuno, che invecchiare provando un sentimento mediocre. L’accezione sembra quella della visione del corpo dei greci, che ritenevano di gran lunga più dignitoso morire nel fiore degli anni, al massimo delle forze, che piegati dalla malattia o dall’anzianità. La frase fu usata anche da Kurt Cobain nella sua lettera d’addio. II Pinguini, però, qui ci dicono che questo pensiero lo può fare solo chi non si deve curare di qualcun altro. Il protagonista della canzone deve illuminare la sua compagna, ricordandole ciò che lei dimenticherà, per farlo deve rimanere acceso anche davanti a una vita che a poco a poco si spegne.

Per toccare quelle mani

Questo gioco di luci e ombre è proprio degli scherzi che gioca la mente, sprazzi di luce, in un buio intenso che spaventa, cancella i volti delle persone, i sentimenti. La mente è centrale in questo passaggio  anche grazie all’allitterazione che si trova nel verso successivo “mentire”, “mente”, “mentre”.

Per reinsegnarti ancora il segno della croceCosì avrò ancora una scusa per toccare quelle mani

Questa frase mi ha fatto pensare a due scene, quella dei genitori credenti che insegnano ai bambini il segno della croce, che a prescindere dal proprio credo, è un po’ un passaggio di consegna, il tentativo di trasmettere dei valori, che saranno interiorizzati o meno, e allo stesso tempo mi ha ricordato le mani rugose della mia nonna, che nella sua malattia degenerativa, non ha mai smesso un giorno di pregare, facendosi aiutare da noi, quando muovere le mani le era difficile.

Solo ieri c’eri

Vedi, ci sono dei ricordi che mi deviSei grande, ma ti chiamo ancora babyHo gli occhi rossi, ma non te ne accorgiTi guardo mentre dormiMa solo ieri c’eri, nei giorni neriQuelli che piove troppo forte per stare in piediE fottevamo anche la morte volando leggeriM’hai chiesto: “Dimmi cosa temi, che cosa credi?”La mia risposta sei tu

Qui il ricordo di lei, che c’è stata per lui, nei momenti bui, quando le tenebre non erano quelle della dimenticanza ma della vita di tutti i giorni. La merce di scambio tra loro sono i ricordi, quelli che lei deve a lui e lui deve a lei, che sembra diventata una bambina ora che deve reimparare ogni cosa. Lei che si è trasformata e si trasforma rapidamente ogni giorno, tanto da fare paura a lui, che teme un giorno di scomparire insieme al suo ricordo.

Non sono più geloso del passato

Ti stupirà, ma no, non sono più geloso del passatoIn cui non c’ero, anzi mi manca di piùPerché seguivo la topografia del io da soloL’astronomia del noi due me l’hai insegnata tu

La gelosia del passato, per quanto assurda, esiste, siamo gelosi spesso delle ex relazioni, di chi se n’è andato dalla vita della persona che amiamo, per paura possa ritornare o per una sorta di confronto costante. Davanti al continuo dimenticare di lei, lui si rende conto di quanto sia stato stupido ad essere geloso di quei momenti, e quel periodo, adesso gli manca. Odia quasi averla incontrata, poiché prima era con i piedi per terra, seguiva la sua topografia, a volare tra gli astri glielo ha insegnato lei, ma ora fa male pensare che verrà tutto dimenticato.

E pure se non sai chi sono, non lasciarla mai

Nelle strofe che seguono si parla di jamais vu, del gioco di Taboo e di boccette Aducanumab, richiami sempre più chiari alla malattia, eppure molti hanno scambiato questa canzone per una canzone d’amore come tante. Forse questo era proprio l’intento della band, raccontare di una storia d’amore normale e dirci anche che “quei ricordi che mi devi”, che a volte pretendiamo dagli altri, quando spariscono improvvisamente lasciandoci nel vuoto che causa la loro assenza, sono sempre recuperabili.

Che la fine di una relazione spesso assomigli a una malattia, con sintomatologie e lunghi periodi di degenza prima di riprendersi è chiaro a chiunque abbia ripensato a una sua storia del passato ascoltando questa canzone. Scoprire, poi, che parla di Alzheimer dovrebbe farci capire che dimenticare ciò che è stato amore è impossibile, anche se qualcosa è andato storto, ma che è proprio questa la nostra più grande fortuna.

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Sophia Crotti

Da sempre appassionata della scrittura e della letteratura, dopo essermi laureata in lettere moderne ho continuato a inseguire il mio sogno iscrivendomi alla facoltà di editoria e giornalismo. La musica scandisce le mie giornate, fin da quando non esisteva Spotify e la domenica, in famiglia, si cantavano a squarciagola i successi radiofonici. Cerco di capire quali siano le affinità elettive che permettono a cantanti e scrittori di raccontare, parlando di loro, le vite di ognuno di noi, e a tutti noi, ovunque siamo, di aspettare e poi far caso ad uno stesso tramonto.

By Sophia Crotti

Da sempre appassionata della scrittura e della letteratura, dopo essermi laureata in lettere moderne ho continuato a inseguire il mio sogno iscrivendomi alla facoltà di editoria e giornalismo. La musica scandisce le mie giornate, fin da quando non esisteva Spotify e la domenica, in famiglia, si cantavano a squarciagola i successi radiofonici. Cerco di capire quali siano le affinità elettive che permettono a cantanti e scrittori di raccontare, parlando di loro, le vite di ognuno di noi, e a tutti noi, ovunque siamo, di aspettare e poi far caso ad uno stesso tramonto.

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