Parole in circolo

Sarà vita nuova anche per me

La parola del mese di settembre è maggese, molto interessante e dall’etimologia incerta. Infatti, nonostante sia immediata l’associazione al mese di maggio, il maggese è una pratica agricola che conserva e rigenera la fertilità del terreno, che non viene effettuata solamente nel mese di maggio, ma rispettando le necessità del suolo.

Ciò che è più interessante di questo termine è però che può essere associato anche alla vita dell’uomo, un periodo in maggese è un periodo di spensieratezza che prepara ad una nuova fioritura, come quello dell’estate che prepara a un nuovo settembre, a una nuova versione di noi.

Ho sempre pensato che settembre fosse una sorta di Capodanno, privato dell’ansia del dover per forza organizzare qualcosa, ma ricolmo di tutti i buoni propositi e di tutto ciò che è stato rimandato al suo arrivo.

Chissà perché scegliamo uno stile di vita e poi ne siamo stanchi e lo rifuggiamo nel tempo di vacanza, che quando siamo piccoli e non del tutto in grado di viverlo a pieno è di ben tre mesi e crescendo, arrancando tra le responsabilità, diviene se si è fortunati di appena poche settimane.

Cesare Cremonini nella sua “Maggese”, condivide la mia idea di questo ipotetico Capodanno settembrino, e passando in rassegna tutti i mesi dell’anno, inizia proprio con settembre. L’omonimo album in cui è contenuta Maggese è stato scritto da Cremonini a 25 anni, circa la mia età, in questa canzone risuonano tutte le emozioni contrastanti delle ripartenze.

Settembre, tu mi hai lasciato con un messaggio
E io non ti ho detto niente, le cose giuste
Non hanno un gran bisogno di parole

Eccolo settembre che arriva puntualissimo e sconvolge quella normalità che avevamo rimandato, perché durante le vacanze perdiamo il controllo di noi stessi e quella estrema razionalità e puntualità che gli altri si aspettano da noi. Diamo per scontato che l’estate sia un tempo ovattato e che basti poi rimuovere quell’ovatta per far tornare tutto come prima, invece non è proprio così.

Questo messaggio, inaspettato, cliché di un amore giovanile, tanto forte quanto poco coraggioso, mi ricorda le centinaia di mail da ricominciare a leggere, gli esami da dare, le incombenze, le iscrizioni e tutte le decisioni di settembre. La risposta è molto matura, è il silenzio di tutti noi di una vita piena di buoni propositi che ricomincia senza rispettarli.

Cambieranno nome ma tu, mese dopo mese di più
Sei presente
Cos’avrò se la notte mi dà nostalgia?
Se non ho fantasia
Non posso scegliere

I mesi trascorrono, cambiano il loro nome anche le stagioni, eppure noi a poco a poco ci appiattiamo, reinserendoci in quegli schemi che abbiamo rifuggito, ma che alla fine ci rendono così sicuri e nostalgici di un periodo di spensieratezza ormai lontano. Nei ritmi frenetici delle nostre giornate solo la notte ci è data come momento per pensare a ciò che è o che vorremmo fosse la nostra vita. È come se ci si sentisse bloccati, imprigionati tra ciò che gli altri si aspettano da noi e ciò che invece realmente siamo, senza poter mai veramente scegliere chi essere.

Ricordi, li puoi tenere in testa
O nascondere in un portafogli
Ma c’è chi se li dimentica nei sogni

Dunque viviamo di rimembranze di un tempo che è stato, molto bella l’immagine dei ricordi nascosti nel portafogli. I mio è pieno di biglietti del cinema, lettere, polaroid, ed è interessante come stiano in uno scomparto particolare ma nello stesso luogo in cui teniamo i soldi.

I ricordi custoditi come tesoro, forse più preziosi e merce di scambio per nuove emozioni, lì per non dimenticarcene mai, per regalarli a chi incontriamo e decidiamo possa far parte della nostra vita.

Ogni volta, ogni maggese, che ritorna
A dar vita a un seme
Sarà vita nuova anche per me

Finalmente, però arriva un periodo di maggese, di calma, pronto per darci riposo e prepararci a rinascere, a darci vita nuova. Che poi chissà se è davvero una nuova vita quella che porta con sé settembre.

Io, eterna insicura, sono sempre stata così ancorata alla quotidianità, pur senza esserne sempre troppo soddisfatta, da aver temuto  a lungo i cambiamenti, i confronti, gli scontri. Col tempo qualcosa nella mia vita è mutato e ha portato i suoi frutti, altro è rimasto sempre identico a sé, quei punti saldi, necessari.

Quindi forse un periodo di maggese serve, sentirci qualcun altro è importante, ma è la vita da settembre a luglio quella che conta davvero, quella che se vogliamo dobbiamo avere il coraggio di cambiare, non solo di dimenticare in una settimana off line di vacanza, per la nostra felicità.

Qualcuno ci chiederà perché siamo cambiati, perché abbiamo allontanato luoghi o situazioni nocive, la risposta è una sola, nella vita non bisogna mai scendere a compromessi, mai, per quanto arrechi sofferenza e sia molto più semplice far finta di nulla bisogna rifuggire una quotidianità asfissiante, anche se per molto tempo è stata la nostra casa. Non sempre il più forte è chi resta, se restare ci porta a guardare con frustrazione chi il coraggio di andarsene lo ha, è sicuramente abbandonare la scelta migliore.

Chissà che poi il primo fiore di maggio, quello che sboccia dopo aver avuto il coraggio di rendere ogni giorno un giorno di maggese, non sia davvero una scoperta.

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Sophia Crotti

Da sempre appassionata della scrittura e della letteratura, dopo essermi laureata in lettere moderne ho continuato a inseguire il mio sogno iscrivendomi alla facoltà di editoria e giornalismo. La musica scandisce le mie giornate, fin da quando non esisteva Spotify e la domenica, in famiglia, si cantavano a squarciagola i successi radiofonici. Cerco di capire quali siano le affinità elettive che permettono a cantanti e scrittori di raccontare, parlando di loro, le vite di ognuno di noi, e a tutti noi, ovunque siamo, di aspettare e poi far caso ad uno stesso tramonto.

By Sophia Crotti

Da sempre appassionata della scrittura e della letteratura, dopo essermi laureata in lettere moderne ho continuato a inseguire il mio sogno iscrivendomi alla facoltà di editoria e giornalismo. La musica scandisce le mie giornate, fin da quando non esisteva Spotify e la domenica, in famiglia, si cantavano a squarciagola i successi radiofonici. Cerco di capire quali siano le affinità elettive che permettono a cantanti e scrittori di raccontare, parlando di loro, le vite di ognuno di noi, e a tutti noi, ovunque siamo, di aspettare e poi far caso ad uno stesso tramonto.

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