Patrizia Laquidara, il singolo “Ti saluto con la mano” con El Coco accompagna l’uscita della seconda parte di “Flòrula”
Tempo di nuova musica per Patrizia Laquidara che, a partire dal prossimo venerdì 29 maggio 2026, renderà disponibile il singolo “Ti saluto con la mano” con El Coco e la seconda parte dell’album “Flòrula”
Dopo il romanzo “Ti ho vista ieri” e il lavoro teatrale accanto a Marco Paolini, Patrizia Laquidara pubblica il 29 maggio la seconda parte di “Flòrula“, un progetto discografico che nasce dal bisogno di ritrovare nella canzone una casa viva: uno spazio in cui la storia personale smette di essere biografia e diventa racconto condiviso. Sempre dal 29 maggio sarà in rotazione radiofonica il nuovo singolo “Ti saluto con la mano” feat. El Coco.
“Flòrula” è un album che intreccia scrittura cantautorale, elettronica e coralità per dare forma a un ecosistema umano fatto di voci, memorie e relazioni. Il titolo, tratto dal lessico botanico, indica l’insieme delle specie che abitano un territorio e diventa qui metafora di un mondo emotivo e collettivo composto da presenze minute e resistenti, in cui nulla è isolato e tutto dialoga. Se la prima parte era un invito a rallentare e restare, questa nuova sezione aggiunge paesaggi e traiettorie, aprendo lo sguardo verso nuove possibilità narrative e sonore.
Le canzoni nascono dai personaggi e dalle storie del romanzo “Ti ho vista ieri” e si muovono tra infanzia, memorie familiari, viaggi e un’Italia condivisa, per poi allargarsi a un’idea di comunità inclusiva, in cui nessuno deve essere escluso. Raccontare cantando diventa così un gesto necessario: Patrizia Laquidara si afferma come una cantastorie contemporanea, capace di abitare il confine tra tradizione e presente.
Prodotto artisticamente insieme a Edoardo Piccolo, “Flòrula” sviluppa un suono essenziale e vitale: un’elettronica “organica” in cui la scrittura cantautorale incontra sonorità rituali e corali. La voce è al centro, ora fragile e intima, ora capace di farsi inno collettivo.
«Flòrula, nasce dal mio romanzo “Ti ho vista ieri” e dal bisogno di tornare alla musica come a una casa viva, un luogo in cui la storia personale smette di essere biografia e diventa spazio condiviso. Raccontare cantando dunque, come una cantastorie contemporanea, cercando un modo mio di farlo. Dentro ci sono l’infanzia come spazio originario e inesauribile, storie familiari e memorie condivise, ma soprattutto uno sguardo che si allarga verso un’idea di comunità e di mondo in cui nessuno deve essere escluso. Insieme a Edoardo Piccolo ho cercato un suono essenziale e vitale, un’elettronica “organica”, dove la scrittura cantautorale incontra sonorità rituali e corali: a volte il canto diventa inno, altre resta fragile. Il titolo “Flòrula” viene dalla botanica e indica l’insieme delle specie che abitano un territorio. Per me è l’immagine di un ecosistema umano ed emotivo fatto di presenze minute e resistenti, in cui nulla è isolato e tutto dialoga. Il progetto si compone di due parti: se la prima parte era un invito a rallentare e restare, la seconda aggiunge nuovi paesaggi e nuove traiettorie. È lo stesso racconto che continua, si espande, cambia luce: “Alicudi” diventa un’isola reale e immaginata che guarda avanti e apre uno spazio luminoso e in movimento introducendo una dimensione più leggera e una scrittura più immediata “La ragazza della 127” trasforma il viaggio in memoria collettiva, dove il Sud diventa una condizione universale; “Ti saluto con la mano” nasce da un gesto semplice e visivo: il saluto fatto con la mano, quello informale che si fa da bambini dal finestrino posteriore di un’auto in corsa, tra gioco e scoperta, quello timido degli adulti quando si lascia andare qualcosa o qualcuno. Un brano cantato in coppia con il rapper El Coco, nipote della Laquidara e qui anche co-autore del testo, che racconta l’incontro tra due generazioni che affrontano insieme lo stesso viaggio e che chiude idealmente un cerchio genealogico, che si apre nel primo brano dell’album e si compie nell’ultimo: dalla trisavola alle nuove generazioni, senza retorica, come un passaggio naturale. Tre brani che attraversano il viaggio come gesto reale e simbolico, interiore prima ancora che geografico: un movimento che ha il ritmo dell’estate e del sud, ma che non appartiene a un tempo leggero o di superficie, ma a uno più profondo, che ritorna, trasforma e si trasforma», racconta Patrizia Laquidara.
“Flòrula” è un disco che sceglie il tempo lungo dell’ascolto. Un organismo vivo che invita ad abitare uno spazio comune, dove le storie individuali diventano parte di un paesaggio condiviso.