Patty Pravo, tutto quello che c’è da sapere sul nuovo album “Opera”
Tempo di nuova musica per Patty Pravo che, reduce del suo ritorno al Festival di Sanremo, ha reso disponibile il nuovo album “Opera”, fuori dal 6 marzo 2026
È uscito oggi, venerdì 6 marzo 2026, il nuovo album di inediti di Patty Pravo, intitolato “Opera” (Nar International – Ada/Warner Music Italy). L’album è disponibile nelle versioni CD Maxi con poster, vinile cristallo con poster, vinile rosso trasparente con poster (entrambi riportano un’opera di Giovanni Robustelli, pittore, illustratore e sperimentatore siciliano), e sulle principali piattaforme digitali. Il vinile rosso trasparente sarà in vendita esclusiva durante gli incontri che l’artista terrà nei Musei.
Nel suo ventinovesimo lavoro Patty Pravo sfugge ancora una volta alle definizioni, va oltre le categorie. Come le grandi firme del cinema d’autore moderno, riflette e mostra tutti i dilemmi legati al sogno e all’esistenzialismo. È libera dalle convenzioni del mercato, dai click e dai like, dallo streaming a ogni costo.
Che cos’altro potremmo chiedere a un’interprete che per sua stessa ammissione ha provato tutto, ed è stata tutto e il suo contrario? Che sia sé stessa, senza mediazioni. Patty Pravo offre ancora un’immagine di donna che continua a chiedersi che cosa sia Arte in modo unico e originale, capace di essere leggera e cupa, profonda e sbarazzina come sessant’anni fa al suo debutto con “Ragazzo triste”.
Per le undici canzoni che riempiono i solchi del nuovo disco ha scelto un pool di autori ognuno diverso dall’altro, per estrazione e sensibilità. Prodotto da Taketo Gohara, in “Opera” ci sono brani firmati – tra gli altri – da Giovanni Caccamo (anche Art Director del concept grafico e visivo dell’album), Giuliano Sangiorgi, Morgan, Serena Brancale, Raphael Gualazzi, Francesco Bianconi, Veronica Lucchesi e Dario Mangiaracina (La Rappresentante di Lista), Marianne Mirage e Andrea Bonomo, Federico Dragogna, Pierpaolo Capovilla, Cristina Donà e Saverio Lanza.
I temi dell’amore, del sogno e della libertà personale sono al centro di una visione molto disincantata dei sentimenti. Il brano che dà il titolo all’album è una sorta di manifesto-concept, una melodia d’atmosfera con un incedere solenne e un testo che vanno oltre la mera canzone d’autore. C’è il fascino dell’epica nelle liriche che Caccamo le ha cucito addosso. Il verso “Cantami ancora il presente” e il riferimento a sé stessa come Musa ci riportano a Omero e a un tempo indefinibile in cui l’interprete appare eterea, si dipinge come un personaggio notturno che si affida alle emozioni per superare i limiti della ragione. È un inno alla vita, vissuta come un eterno presente senza giudizi. “Siamo santi e peccatori, naviganti e sognatori, un po’ satelliti, filosofi del niente” canta con un controllo disarmante prima di definirsi “Musa, colore tagliente e poi Opera, l’Opera”.
La cantante si mette ancora una volta in gioco, in modo trasversale e lo si sente fin dal secondo brano della raccolta, “Oggi piove”, che parte trainato da una ritmica potente rock e racconta le sensazioni di una giornata uggiosa. “Osservo alla finestra tutta quella gente che si affretta chissà dove, chissà perché… e tutto mi sembra inutile”, canta l’interprete prima di introdurre il tema di un amore impossibile perché esclusivo, egoista. La fine dei sentimenti domina la scena nei due brani successivi. “Noi due” mette fine, tra pianoforte e accompagnamento orchestrale, a un rapporto tramontato in cui emergono due solitudini, senza ritorno. Ed è lo stesso sentimento che avvolge “Maledetta verità”, in cui la libertà da un amore si trasforma in un limbo in cui entrambi sopravvivono e non sono più in grado di distinguere il sogno dalla realtà.
“L’amore impertinente” di Giuliano Sangiorgi dei Negramaro ci offre una dichiarazione forte: “Le regole del gioco le scrivo tutte io”. Dichiarazione in cui c’è tutta Patty Pravo, una donna forte anche quando appare debole in amore. L’odissea dei sentimenti in cui l’album trascina l’ascoltatore porta a “L’equilibrio” che parla ancora di felicità da trovare, come un’oasi nel deserto. Poi arriva “Foto nella mailbox” e le stagioni del cuore tornano a galla e ritrovano il tema dello smarrimento alla fine di una storia che si conclude senza messaggi in rete. Niente display, niente replay: alla fine di un tragitto “non c’è tempo da smarrire”, si è a caccia di parole su cui poter contare; invano, tra gli archi del brano scritto da Morgan.
“Ho provato tutto” funziona un po’ da spartiacque, dopo l’effluvio di ‘sturm und drang’. È il manifesto programmatico, in puro stile Baustelle, di una donna che non si pente di nulla, che si mostra nuda e confessa che ha vissuto smodatamente.
“Cosa vuoi che sia” cambia il punto di vista. All’amore che va dei brani precedenti si sostituisce quello che viene, sospinto da un verso come “Io resto qui che attendo da sempre, e vivo sempre i miei giorni attraverso i tuoi occhi, amore”, in una ballata che porta un vento di serenità in un album dal forte senso drammaturgico. E la leggerezza è il marchio di fabbrica di “Ratatan”, un divertissement retrò che riporta a galla i tempi in cui Patty Pravo apriva i concerti dei Who; una canzone-gioco vintage, tra beat anni ’60 e voglia di non prendersi troppo sul serio.
L’ottovolante dei sensi si chiude con una domanda: esiste un luogo felice per gli ‘affari’ di cuore, una comfort zone d’immensità a cui approdare? “L’isola” ha una forte apertura melodica in cui il carisma, il talento, la misura e il perfetto controllo della grande interprete lasciano l’ascoltatore senza risposte e difese, in questa Enciclopedia dell’amore che si scrive “Opera” e si legge Patty Pravo.