Affrontiamo un tema collegandoci ad una canzone

Quanto è bello avere un punto fermo, una certezza di serenità in un angolo di mondo o tra le camere dell’anima. Quanto è bello potersi addormentare tranquilli sapendo che la nostra anima è al sicuro con qualcuno. Quanto è bello insomma prima fidarsi, e poi affidarsi. Perché tra i venti delle incertezze siamo tutti giorni fragili aquiloni, e di conseguenza è naturale ricercare un posto in cui sentirsi sempre in pace. Lo sa bene Giulia Mutti (qui la nostra intervista) che all’interno del disco “La testa fuori(qui la nostra recensione) affida alla delicata “Monet” il ruolo di specchio emotivo per tratteggiare i lineamenti di caratteri consapevolmente tormentati che percorrono ogni giorno i labirinti della sensibilità.

E allora ecco che c’è spazio per i dubbi che ci porteremo fino all’altare, le notti a non dormire, le contraddizioni che a volte accompagnano i cambiamenti, le opinioni ad un certo punto non più condivise e i vestiti che oggi vanno troppo stretti come alcuni sentimenti che hanno smesso di starci bene addosso.

Insomma, la cantautrice toscana cullata da una costante malinconia decide di raccontare il processo del continuo mutamento in cui per forza di cose siamo tutti inseriti. Tuttavia nell’inciso del brano Giulia sembra aver bisogno di tracciare le linee di un’unica certezza che sia lì, ferma, sicura mentre tutto intorno gira e si sposta. Arriviamo quindi a parlare di una persona, in questo caso simbolo di un amore in grado di essere un punto fermo “In mezzo a tutto questo tu sei il mio punto fermo tra diecimila”. Seguendo questa direzione è interessante ascoltare come in “Monet” un sentimento possa essere al sicuro da dubbi, preoccupazioni e situazioni che si stravolgono.

Giulia Mutti

Il segreto è racchiuso nel fatto che quel sentimento vive il cambiamento come un dettaglio favorevole e non come un veleno letale. E se ci pensiamo un attimo, è la verità. Quanti fuochi sono spenti dalle piogge dell’abitudine? Dalla volontà di tener ferma un’emozione perché convinti che sotto una veste diversa non la vorremmo? Monet con la sua pittura ha proprio capovolto questo concetto.

All’interno di un’immagine abitudinaria che ad occhi distratti sembrerebbe sempre uguale a se stessa Monet ha colto sempre qualche dettaglio nuovo che non c’era prima e che probabilmente non ci sarà dopo. I suoi occhi non hanno cercato la stessa immagine, ma lo stesso senso dentro un’immagine diversa. Anche l’amore può essere visto in questo modo. La distrazione porta all’abitudine, la cura porta a rinnovare il sentimento ad ogni sguardo. Avere una certezza nel cambiamento non è forse la nostra sicurezza più grande?

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Riccardo Castiglioni

Conduttore radiofonico e presentatore di eventi. Terminato il liceo classico, sto al momento frequentando la facoltà di giurisprudenza all’università; il fortissimo interesse per il mondo della comunicazione mi ha portato ad entrare in un primo momento a contatto con il mondo delle presentazioni e, in un secondo, con quello radiofonico; realtà della comunicazione che si intreccia e va di pari passo con la passione per la musica, centro di molti miei discorsi.

Di Riccardo Castiglioni

Conduttore radiofonico e presentatore di eventi. Terminato il liceo classico, sto al momento frequentando la facoltà di giurisprudenza all’università; il fortissimo interesse per il mondo della comunicazione mi ha portato ad entrare in un primo momento a contatto con il mondo delle presentazioni e, in un secondo, con quello radiofonico; realtà della comunicazione che si intreccia e va di pari passo con la passione per la musica, centro di molti miei discorsi.

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