martedì, Luglio 23, 2024

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Per vivere l’attesa, bisogna saper attendere

Come i testi delle canzoni hanno raccontato il tema dell’attesa

L’attesa è, letteralmente, il tempo trascorso nell’aspettare; un tempo, in cui siamo sospesi senza interrompere la comunicazione con noi stessi e con il mondo esterno. Spesso, trasformiamo l’attesa in in un’aspettativa, nella speranza, cioè, che si verifichi qualcosa; per questo, diamo all’attesa il valore di una previsione per il futuro. Ci sono canzoni che sanno cogliere il sapore interiore delle attese; che sanno dirci dell’importanza di stare fermi per risparmiare energia nel tempo prima delle cose.

Per questo, Giorgio Gaber “no, non muovetevi c’è un’aria stranamente tesa c’è un gran bisogno di silenzio siamo come in attesa” (L’attesa); e magari ad annoiarci, come gli invitati al matrimonio cantato da Carmen Consoli, con la sposa che “aspettavo il mio sposo con devozione La chiesa gremita di gente annoiata Per l’interminabile attesa Alle mie spalle sbadigli e commenti E di lui neanche l’ombra lontana”. (Fiori d’arancio).

<Arriverà?>. Un dubbio che, per Mia Martini, “è un’incognita ogni sera mia Un’attesa, pari a un’agonia Troppe volte vorrei dirti <no> E poi ti vedo e tanta forza non ce l’ho Il mio cuore si ribella a te, ma il mio corpo no Le mani tue, strumenti su di me, Che dirigi da maestro esperto quale sei” (Minuetto). Sulla stessa linea, Giordana Angi, con “e se tu fossi pane io sarei la fame E se tu fossi tempo io sarei l’attesa L’impegno e la costanza d’imparare a costruire una promessa” (Siccome Sei), evidenzia quanto si può essere lucidi e consapevoli quando si è innamorati.

Su come ingannare il tempo d’attesa prima di un incontro, Gianna Nannini ha le idee chiare, visto “che non ho voglia di uscire Ballo in mutande, ingannerò l’attesa Di un nostro incontro con un gelato all’amarena” e quando ci vedrà “incrocerò il tuo sguardo Per dirti ancora Che voglio solo perdermi dentro di re E camminare dentro questo amore Che è una linea di confine Voglio calpestarti il cuore Vedere come va a finire Se son più brava io a sbagliare Oppure tu a mentire” (Fenomenale).

A questo punto, amare potrà essere sia il canto di Francesco Renga, “un’ostinata fantasia Attesa inutile, un’inutile bugia Chiudere gli occhi e poi via” (Dove il mondo non c’è più), sia la prospettiva di Claudio Baglioni, “cosa sarà il futuro sei tu nel tempo che ci fa più grandi E soli in mezzo al mondo Con l’ansia di cercare insieme Un bene più profondo E un altro che ti dia respiro e che si curvi verso te Con un’attesa di volersi di più senza capir cos’è” (La vita è adesso).

Capita, però, che le storie prendano strade diverse e che le promesse d’amore cambino il sapore delle attese; così, in Vinicio Capossela, il disamore diventa amara poesia metaforica, “con una rosa hai detto Vienimi a cercare Tutta la sera io resterò da sola Ed io per te Muoio per te Con una rosa sono venuto a te (…) Rosa come un romanzo di poca cosa come la resa che affiora sopra al viso come l’attesa che sulle labbra pesa rosa non è la rosa che porto a te” (Con una rosa), mentre Blanco rimane sul binomio emotivo attesa/incertezza, cantando “ho paura che Tutta questa attesa non basta Non copre il dolore Come se fosse una medicina La mia dose di morfina” (Lucciole).

Per concludere, come propone Alessandra Amoroso, non sarebbe meglio viversi e “camminare per strada, una città sconosciuta Ingannare l’attesa, disegnando nell’aria Giorni e tempi migliori, due cuori senza più recinzioni” (Trova un modo)? Siamo d’accordo che l’attesa ideale sarebbe quella senza aspettative, se non il tempo da vivere, e (perché no?!) da lasciarsi vivere, come regalo più bello? Un dato è certo: in ogni attesa, bisogna saper attendere.

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Francesco Penta

Appassionato della parola in tutte le sue forme; prediligo, in particolar modo, la poesia a schema metrico libero. Strizzo l'occhio all'ironico, all'onirico e al bizzarro. Insieme alla musica sia la parola. Dopo la musica si ascolti il silenzio; da questo "vuoto sonoro" nasca un nuovo concerto.
Francesco Penta
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Appassionato della parola in tutte le sue forme; prediligo, in particolar modo, la poesia a schema metrico libero. Strizzo l'occhio all'ironico, all'onirico e al bizzarro. Insieme alla musica sia la parola. Dopo la musica si ascolti il silenzio; da questo "vuoto sonoro" nasca un nuovo concerto.