Ormai da quasi un anno siamo stati costretti a rinunciare ai grandi eventi live

Partiamo dalle basi: ascoltare la musica è bello sempre e comunque, in qualsiasi posto. Il fatto che negli ultimi anni la tecnologia ci abbia permesso di poterla ascoltare ovunque non ha fatto che accelerare il processo di distribuzione, ma ha anche favorito la crescita di un’esperienza che è passata da “limitata” ad “illimitata” dal punto di vista dello spazio e del tempo. Dal giradischi allo streaming, passando per il CD e l’iPod, oggi chiunque possiede la possibilità di poter ascoltare musica ovunque e nei modi più disparati e quello che prima rappresentava in qualche modo un evento unico e “staccato”, oggi si è trasformato in un’esperienza che si mischia a tutte le altre attività quotidiane.

C’è una cosa però che la tecnologia non potrà mai cambiare e quella cosa è il concerto dal vivo. Lo abbiamo vissuto sulla nostra pelle in questa situazione d’emergenza: tante iniziative, alcune anche molto riuscite, hanno provato a creare alternative valide alla musica dal vivo, ma nessuna di esse è riuscita (ovviamente) ad avvicinarsi a quel tipo di esperienza. Certo, la nuove tecnologie hanno reso possibili, anche su questo fronte, cose prima inimmaginabili, dai concerti in streaming a milioni di km di distanza, passando per le dirette in cui è possibile interagire, ma in nessun modo è stato possibile replicare quell’emozionalità che si crea durante un evento dal vivo. 

concerti

Ci mancano i concerti perché lì, in quel momento che per sua natura è unico ed irripetibile, quello che si crea non potrà mai essere riprodotto con la stessa intensità, le barriere si eliminano e quello che rimane è l’incontro diretto tra chi suona e chi ascolta. Non c’è altro. Amiamo i concerti perché nonostante la musica registrata sia perfetta è lì, nell’imperfezione del momento, che riusciamo a sentirci vivi.

In un concerto dal vivo non c’è bluff, perché non si può bluffare sulle emozioni, perché l’imperfetto diventa perfetto, perché le canzoni rinascono in una nuova forma più intensa ed originale. Non si può riprodurre l’emozione perché l’unico modo per vivere quella determinata esperienza è esserci. Poi non esiste più nulla, può esistere un ricordo, una registrazione, un disco, ma non sarà mai come quel momento. Gli addetti ai lavori negli album si spremono per produrre registrazioni perfette con suoni clamorosi su cui lavorano anni, ma noi ascoltatori spesso ci emozioniamo nei live, il momento maggiormente “imperfetto” dell’intero progetto.

Amiamo i concerti perché lì capiamo che gli artisti, anche se a volte mascherati da “supereroi” o nascosti dietro a un personaggio, sono esseri umani esattamente come noi e che come noi cantano, sbagliano e vivono. Che siano 60.000 persone in uno stadio o 100 in un teatro, quell’incontro, nel bene e nel male, sarà sempre irripetibile. Nella speranza di poter rivivere questi momenti il prima possibile, perché niente, nemmeno tutta la tecnologia del mondo, riuscirebbe a sostituirli.

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Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

Di Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

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