Raccontiamo l’attualità con una canzone

Prima o poi doveva succedere. Era inevitabile. Ci guardammo intorno sperando in qualche smentita, ma la voce del padre non dava segno di accettare alcuna obiezione: bisognava ritrovare le chiavi della macchina.

Andando bene a precisare, le chiavi della macchina erano già state date per disperse molti mesi prima, ma avendo noi un duplicato comodo e semplice di tale oggetto, non tenemmo alcun lutto per la dipartita. Anzi, ci scordammo proprio di essa. Almeno fino al momento in cui nostro padre ci invitò molto caldamente a ritrovarle. E così incominciò la giostra. È usanza solita controllare prima nelle tasche dei pantaloni, poi negli armadi, successivamente sulle mensole della cucina-sala-bagno, un’occhiata in lavanderia, due occhiate dietro il televisore, un check veloce tra i telecomandi, una vigorosa esplorazione sotto il divano, una risistemazione mentale sotto le lenzuola e infine un ultimo tentativo dietro gli scaffali polverosi dei libri. Una persona può pensare che dopo aver controllato in tutti questi posti, l’ufficializzazione della scomparsa delle chiavi possa essere definitivamente confermata. Tale persona non è evidentemente a conoscenza dell’ordine prestabilito per il ritrovamento degli “oggetti scomparsi” nella nostra casa. Infatti, dopo aver minuziosamente controllato in tutti i reparti, la voce schietta e ironica della madre rimbalzò come un eco su tutto il corridoio: “Ma avete controllato bene?”. Ed ecco che la giostra ripartì. Altro giro sui pantaloni, poi sugli armadi, successivamente sulle mensole di bagno-cucina-letto e via dicendo.

Dopo le prime tre ore di perlustrazione, come per magia oscura, alle chiavi viene additata una specie di entità paranormale o addirittura diabolica. Si associano ad esse un carattere maligno e ingannevole, creato per distruggere e dividere i componenti già nervosi della famiglia. È uso che, il diabolico oggetto, entri nella testa dei suoi nemici con una canzone capace di distruggere psicologicamente gli avversari . La nostra fu “La chiave” di Caparezza. Vi basti il ritornello per capire il nostro sconfinato supplizio.

No, non è vero
Che non sei capace, che non c’è una chiave
No, non è vero
Che non sei capace, che non c’è una chiave

Dopo ore e ore di ricerca, appena sentimmo i nostri vicini cantarci le seconde voci della canzone dai balconi, capimmo che la situazione stava burrascosamente precipitando.

Ecco che poi successe un fatto molto particolare. Ritrovai le chiavi nella tasca di uno dei miei pantaloni infognati nell’armadio. Fui molto felice di ciò ma subito mi balenò un pensiero: in quelle tasche avevo controllato già il giorno prima e non v’erano traccia, possibile che si siano materializzate proprio in quel momento? Mi guardai intorno con aria circospetta e complottista e mi trovai una risposta. Qualcuno avrà trovato le chiavi, probabilmente il responsabile della loro lunga scomparsa e quindi, lacerato dalla vergogna, le avrà ri-nascoste nelle mie tasche. Il senso di giustizia superò di gran lunga la felicità della scoperta e dunque, senza pensarci due volte, nascosi le diaboliche chiavi nella tasca dei jeans di mio fratello.

Ero speranzoso che il colpevole avrebbe infine ammesso la sua colpa ma così non fu. Infatti, nel giro di una settimana, mi ritrovai le diaboliche chiavi ancora in tasca di altri pantaloni. Incerto se le chiavi avessero fatto il giro completo nelle tasche di tutta la famiglia o solo di mio fratello, le ri-ri-nascosi nei jeans di mio padre. In ultima analisi, le chiavi ritornarono nelle mie tasche per altre sette volte.

Ormai è passato un mese da quando le rividi per l’ultima volta. Probabilmente sono state nascoste così bene che nessuno riesce più a trovarle. E così, quando le cerchiamo, un tacito silenzio ci ricorda che siamo tutti vittime e responsabili della nostra punizione.

In conclusione, non tutto il male viene per nuocere. Abbiamo perso le chiavi, ma ora sappiamo tutti i tipi di pantaloni, jeans e tute che indossano gli altri membri della famiglia. Cosa che potrà sempre ritornar utile quando si cercherà il prossimo oggetto smarrito.

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Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

Di Tommaso Leotta

Scrittore, regista, chitarrista (orecchiabile, per i primi cinque minuti). Da sempre amante della musica e delle sue mille sfaccettature. Nel mio cuore Bob Dylan, De Gregori e De André.

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