Album Amarcord: i dischi più belli da riascoltare

Oggi ricorre il ventennale dalla pubblicazione di “Come un gelato all’equatore”, diciassettesimo album in studio di Pino Daniele, tra le più eterogenee e convincenti opere discografiche dell’indimenticato Maestro partenopeo. Sperimentale e al tempo stesso ben consolidato, il progetto contiene dodici brani inediti , tra sonorità fusion e ritmi mediterranei, impreziositi dalle tastiere di Jean Philippe Dary e Gianluca Podio, dalle chitarre di Fabio Massimo Colasanti, i bassi di Jimmy Earl e Pino Palladino, le percussioni di Aron Ahmman e Mino Cinelu.

Un sound accattivante e maturo, figlio dei precedenti “Non calpestare i fiori nel deserto” del 1995 e “Dimmi cosa succede sulla terra” del 1997, album che hanno consacrato la sua fama di cantautore e chitarrista a livello internazionale. In questo disco la ricerca continua ad avere un ruolo predominante e fondamentale, per colui che più volte si è definito un “turco napoletano”.

Trascinato dal singolo “Neve al sole”, che ha ottenuto un buon successo commerciale, l’intero lavoro si dirige in un’unica direzione, togliendo spazio ad assoli e virtuosismi acustici per dare maggiore risalto all’uso dell’elettronica, sapientemente diluita con richiami jazzistici, il tutto condito dai suoni etnici che contraddistingueranno le sue produzioni dei primi anni duemila.

In scaletta spicca un autentico piccolo capolavoro di Daniele, la ballad “Cosa penserai di me”, emotiva e ispirata. Sullo stesso filone “Si forever”, mentre tra le più orecchiabili e radiofoniche emergono: “Alibi perfetto”, “Ladro d’amore” e “Da soli no”, brano che richiama lo stile, le intenzioni e i tipici fraseggi del bluesman napoletano. A partire dalla settima traccia si apre un nuovo scenario sperimentale e futurista, con canzoni che necessitano un numero maggiore di ascolti per essere realmente apprezzate comprese.

“Come un gelato all’equatore” è un disco che si suddivide in due tempi, uno più immediato e l’altro più ricercato, per descrivere al meglio l’anima avanguardista di un indiscusso musicista dall’animo mediterraneo. L’ideologia multietnica di Pino Daniele merita di essere ricordata e divulgata, specie in un momento storico come il nostro, in cui lo scambio culturale è vissuto come una forma di abnegazione e il concetto di integrazione è uno squarcio nel nostro tessuto sociale.

A tal proposito, splendono di luce propria i versi del brano “I buoni e i cattivi”, ispiranti e più che mai lungimiranti: “Suona, chitarra suona in questa stanza ed esci con la speranza, tra la sabbia di Damasco ed il jazz di Baltimora, ma i nostri cuori sono lontani ancora. Suona, chitarra suona nella notte scura, sulle mura di una città assediata dall’occidente che ha paura di tutto quello che è diverso”.

Come un gelato all’equatore | Tracklist e stelline

  1. Alibi perfetto
    (Pino Daniele)
  2. Ladro d’amore
    (Pino Daniele)
  3. Neve al sole
    (Pino Daniele)
  4. Cosa penserai di me
    (Pino Daniele)
  5. Sì forever
    (Pino Daniele)
  6. Da soli no
    (Pino Daniele)
  7. Come un gelato all’equatore
    (Pino Daniele)
  8. Samba in my mind
    (Pino Daniele)
  9. I buoni e i cattivi
    (Pino Daniele)
  10. Soldato dell’universo
    (Pino Daniele)
  11. Viaggio senza ritorno
    (Pino Daniele)
  12. Stella cometa
    (Pino Daniele)

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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2 pensiero su “Pino Daniele, vent’anni di “Come un gelato all’equatore””

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