“Piove” di Alex Britti: te la ricordi questa?
Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Piove” di Alex Britti
La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 2009 con “Piove” di Alex Britti.
Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.
Ti sblocco un ricordo: “Piove” di Alex Britti
Alex Britti costruisce un racconto sentimentale fatto di memoria, quotidianità e malinconia, lasciando che un fenomeno atmosferico diventi il riflesso di una relazione che sembra essersi consumata insieme all’estate. Pubblicato nel settembre 2009 come primo singolo dell’album .23, “Piove” conserva quella scrittura diretta e apparentemente semplice che caratterizza il cantautore romano, ma la arricchisce di immagini concrete e dettagli domestici. La pioggia non è soltanto lo sfondo della vicenda: è una presenza che accompagna ogni ricordo, come se il presente fosse costantemente bagnato dalla nostalgia per ciò che è stato.
L’elenco iniziale — “sui monti e sulle scale / su petali e parole / sul cuore mio che batte” — allarga immediatamente la pioggia dal paesaggio al sentimento. Cade ovunque, senza distinzioni, e finisce per coinvolgere anche il protagonista. Ma basta guardare il mare perché riaffiorino le parole lasciate dall’altra persona e, soprattutto, il ricordo di agosto, che diventa il vero centro emotivo della canzone. È l’estate degli incontri, del caldo, del desiderio e di una ragazza prima “semplice” e poi diventata “complice”, dunque parte di una storia che ha lasciato una traccia.
La forza del brano sta nel modo in cui Britti accosta il sentimento a gesti ordinari. Il protagonista è nella propria cucina, prepara un pesce, osserva il sugo che cuoce lentamente mentre cerca di “non pensarci più”. È proprio questa normalità a rendere più credibile la nostalgia: non servono grandi scenari per ricordare una persona, perché basta un pomeriggio qualunque, un piatto sul fuoco o la pioggia fuori dalla finestra. E mentre il presente scorre, agosto continua a vivere nei sensi, legato a una domanda irrisolta: “Mi vuoi ancora bene?”
Nella parte centrale, il ricordo dell’estate assume anche una dimensione fisica: “quel caldo, quel sudore”, il mare, il sole. Ma ciò che un tempo sembrava concreto e presente è diventato incerto. Il protagonista non sa dove sia lei, se pensi ancora a quei giorni, se “agosto è ancora nostro”. La pioggia finisce allora per rappresentare proprio questa distanza: potrebbe essere soltanto il tempo atmosferico, oppure il segnale che quella stagione sentimentale non tornerà. Anche il verso “se ancora splende il sole / o poi magari piove” lascia aperta una possibilità che la canzone non risolve.
Il finale torna alla semplicità iniziale, ma aggiunge un dettaglio significativo: “su ogni mia parola / che non riesco a dire”. La pioggia cade quindi anche sulle parole rimaste sospese, su ciò che il protagonista non riesce a confessare. E così il tentativo di dimenticare guardando il mare diventa un gesto circolare: il mare richiama l’estate, l’estate richiama lei, lei richiama la nostalgia. In “Piove”, Britti racconta così non tanto la fine di un amore quanto la difficoltà di uscire da una stagione che continua a vivere nei ricordi, anche quando fuori è già tornato l’autunno.
Il testo di “Piove” di Alex Britti
Piove
Sui monti e sulle scale
Su petali e parole
Sul cuore mio che batte
Piove sui poveri soldati
Sui campi abbandonati e sulla mia città
Piove
E mentre guardo il mare
Ripenso alle parole
Che mi hai lasciato scritte
Provo
Un po’ a dimenticare
Infatti guardo il mare e non ci penso più
Agosto sembra ormai lontano
Ma io sono vicino
A dove ti incontravo
Semplice vestita in modo semplice
Sei diventata complice e non ti scordo più
Piove
Adesso come prima sto nella mia cucina
Che mi preparo un pesce
Cuoce lentamente il sugo
E nel frattempo annego
E non ci penso più
Agosto è ancora nei miei sensi
Ma tu cosa ne pensi
Mi vuoi ancora bene
Indice di una vita semplice
Sei diventata complice ma non ti fidi più
Chissà dove sarai adesso
Dov’è tutto quel sesso
Quel caldo, quel sudore
Chissà se ancora pensi al mare
Al caldo da morire
Che non si sente più
Chissà se agosto è ancora nostro
Se ancora splende il sole
O poi magari piove
Chissà se mai la frustrazione
Diventa un’emozione
Così non piove più
Piove
Sui banchi della scuola
Su ogni mia parola che non riesco a dire
Provo un pò a dimenticare
Infatti guardo il mare
E non ci penso più