“Poesie clandestine”, l’energia carnale di LDA e Aka 7even – RECENSIONE
Tra istinto e melodia, quello tra LDA e Aka 7even è un duetto che punta sull’intensità, yn brano che funziona al primo ascolto e promette di esplodere dal vivo
Ritorno a Sanremo per LDA e Aka 7even, entrambi per la seconda volta in gara al Festival con “Poesie clandestine”, brano scritto da loro con Alessandro Caiazza e Vito Petrozzino e prodotto da Noya. Dopo aver anticipato il nostro giudizio con le consuete pagelle realizzate dopo l’ascolto in anteprima riservato alla stampa, approfondiamo il senso e il suono della canzone.
LDA e Aka 7even, la recensione di “Poesie clandestine”
Ascoltata una sola volta, “Poesie clandestine” lascia già un’impressione chiara: LDA e Aka 7even hanno scelto di non nascondersi. Il loro ritorno al Festival di Sanremo avviene in coppia, con un brano che punta tutto sull’intensità fisica ed emotiva. Il titolo suggerisce già un sentimento che vive ai margini, che non trova mai una forma stabile. Il testo parla infatti di un amore carnale, viscerale, totalizzante eppure instabile: un legame che si consuma nell’attimo, che brucia più di quanto rassicuri.
Qualcuno potrebbe azzardare il paragone con “Anema e core”, brano portato in gara lo scorso anno da Serena Brancale, ma il confronto appare ingombrante e prematuro. Qui l’operazione è diversa: LDA e Aka 7even non cercano la citazione, bensì un equilibrio tra le loro identità. Dentro il pezzo, i due non si sovrappongono, si alternano, si inseguono, creando una dinamica che potrebbe rivelarsi vincente sul palco.
In un’edizione che si preannuncia ricca di ballate emotive e confessionali, “Poesie clandestine” è una boccata d’aria fresca. C’è Napoli e c’è un’idea di passione che non chiede permesso. Non è un brano rivoluzionario, né pretende di esserlo. Ma funziona. E, soprattutto, ha margini di crescita evidenti. Resta addosso per il suo ritornello immediato. A Sanremo potrebbe sorprendere senza troppi artifici, ma con un’energia sincera e condivisa.