“Polvere” di Enrico Ruggeri: te la ricordi questa?
Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Polvere” di Enrico Ruggeri
La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 1983 con “Polvere” di Enrico Ruggeri.
Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.
Ti sblocco un ricordo: “Polvere” di Enrico Ruggeri
“Polvere” è una canzone che segna uno snodo decisivo nella carriera di Enrico Ruggeri, non solo per il successo che ne è seguito, ma per la maturità espressiva che emerge con forza già dalle prime strofe. Pubblicata nel 1983, rappresenta una presa di coscienza artistica: qui il cantautore milanese abbandona definitivamente certe ingenuità iniziali per abbracciare un linguaggio più introspettivo, denso e stratificato.
Il tema esistenzialista emerge con chiarezza nei versi: “In quale direzione io caccerò la polvere dai miei pensieri”. Qui c’è tutta l’impotenza dell’individuo davanti a se stesso. Non si tratta di cambiare il mondo, ma di trovare una via per liberarsi dal peso interiore. Tuttavia, i “pochi poteri” a disposizione rendono questa operazione quasi impossibile. È una riflessione amara sulla condizione umana, limitata, fragile.
Nella seconda parte del brano, le immagini si fanno ancora più decadenti: “aria un po’ viziata”, “tela rovinata”, “cornice consumata”. Sono metafore di qualcosa che è stato bello o integro e che ora appare logorato dal tempo. Anche qui, la dimensione esterna riflette quella interna: tutto è stagnante, deteriorato, come se non ci fosse più energia per cambiare.
“Polvere” resta uno dei pezzi più intensi del repertorio di Enrico Ruggeri perché riesce a parlare di fragilità senza retorica, trasformando il disagio in immagine poetica. È una canzone che non offre soluzioni, ma pone domande profonde, lasciando l’ascoltatore immerso in quella stessa nebbia emotiva che avvolge il protagonista.
Il testo di “Polvere” di Enrico Ruggeri
Piano americano
E sfioro il tavolo con una mano
Pomeriggio strano
E un desiderio che è fuggito lontano
Polvere, gran confusione, un grigio salone
In quale direzione io caccerò la
Polvere dai miei pensieri e quanti misteri
Coi pochi poteri che la mia condizione mi dà
Aria un po’ viziata
Quella finestra andrebbe spalancata
Tela rovinata
E la cornice tutta consumata
Polvere, troppi ricordi, è meglio esser sordi
E forse è già tardi per togliere la
Polvere dagli ingranaggi, dai volti dei saggi
Coi pochi vantaggi che la mia condizione mi dà
Non mi cercare, che non mi riconoscerai