Paolo Simoni

Recensione del singolo del ritorno del cantautore di Comacchio

Il singolo si intitola “Porno società” e lui è Paolo Simoni, uno di quegli artisti nati e cresciuti nella musica che si suona, tra jazz e vecchio cantautorato. “Pane e Lucio Dalla” hanno dato la possibilità al cantautore di far crescere il proprio mondo musicale, passo dopo passo. A distanza di cinque anni dal suo ultimo progetto, Paolo torna con un un nuovo singolo che anticipa l’ album “Anima“, in uscita il prossimo 5 febbraio.

Un gruppo di uomini di un altro sistema solare inviati a spiarci sbarcano sul nostro pianeta terra e constatano di ritrovarsi in una società malata. Si trovano a parlare con uno dei nostri e alla domanda: “come sta andando qui da voi?” Lui risponde con questa canzone”.

Questo è l’incipit per entrare dentro a “Porno società“: una carrellata di storie del nostro tempo magistralmente condita di ironia in Paolo Simoni raccoglie le più importanti mancanze della nostra società. A fare da protagonista nel brano sono la mancanza di sostanza a discapito della mera apparenza, l’avidità di sentimenti e la benevolenza a darsi con troppa facilità, la mancanza del coraggio di rivendicare le proprie azioni, i sogni che si spengono, la tecnologia che prende il posto di Dio. “Vedi terra ma nessuno che avanza“: si racchiude in questa affermazione la fotografia più disillusa e realista di tutto ciò che si sta cantando. La speranza è assopita e nessuno vuole il cambiamento.

Attenzione però, che nella “porno società” ci siamo naufragati, non abbiamo voluto crearla a tutti i costi. Paolo Simoni vuole così svincolare gli umani dalla responsabilità consapevole. E’ come quando guardiamo in televisione “Pirati dei Caraibi”: sappiamo che l’ isola in lontananza non è rassicurante, eppure non c’è altra scelta all’ orizzonte.

Paolo Simoni

Tu come stai? Rispondi “ok”, non hai una bella cera però” pare l’ emblema dei nostri giorni racchiuso in una frase, l’ultima appunto, quella più importante e da ricordare.

Fa riflettere questa “Porno società“, ci porta con facilità a toccare tasti dolenti dei nostri tempi, pur senza voler dare un senso demagogico, bensì con lucida analisi fotografica. Paolo Simoni riesce a tuffarsi dentro ad un acquario pieno di pesci coloratissimi, sguazzandoci dentro per poter raccontare da vicino cosa vede. Ed è proprio attraverso i propri occhi che il Simoni riesce a riportarci con estrema sincerità ciò che abitanti di un altro mondo vedrebbero se arrivassero sulla Terra. Il “porno” diventa simbolo di tutte le azioni reiterate che portano a sentimenti “spenti” che si ripetono nel tempo trasformandosi in normalità. Dieci e lode alla scrittura.

La musica di Paolo Simoni è, forse, poco ammiccante alle radio ma è densa di contenuti.  Il pianoforte è il protagonista, come nel teatro canzone, per citare grandi maestri quali Gaber, ma qui c’è dell’ altro. Sin dalle prime note si ascolta un brano che mette sullo stesso livello il linguaggio “narrativo” e la musica: Paolo Simoni diventa musicista di se stesso e, nella stessa solitudine che canta, “incanta” con il body percussion che “veste” la sua “Porno società”. Si fondono così il mondo del jazz con quello del teatro, pur restando dentro ad armonie pop. Non ci sono note stonate.

Nonostante fare critica musicale oggi spesso non prescinda degli aspetti radiofonici e delle probabilità di successo, per Paolo Simoni se ne prescinderà. Consapevoli che l’arte non è misurata con il successo del pubblico, si può asserire che “Porno società” si allontana dalle logiche di mercato discografico del momento per essere un’urgenza dell’artista di comunicare: che, a pensarci bene, è o dovrebbe essere in fondo l’unico e solo motivo per cui debbano nascere le canzoni. Il risultato è stato centrato, ed auguriamo a Paolo Simoni di raggiungere le vette che merita continuando per la sua strada che è quella giusta. Che sia la montagna ad andare da Maometto, per una volta.

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Porno società | Testo

Perfezioniamo il nostro inglese, molto meno questo vivere
C’è chi vende a saldo il cuore, con la licenza però di uccidere
Chi ti fotte con diplomazia, e i mandanti son blindati nella sala regia
I tuoi sogni sono monete, da gettare nella fontana
Poi di notte qualcuno passa, e al mattino tabula rasa
Cubo è il nuovo Dio a cui ti affidi, dove appaghi ogni desio
Ti senti vivo, ma non abbastanza, vedi terra ma nessuno che avanza
Naufragati, in questa porno società
Sospettati di arrivismo e vanità
Tu come stai? Rispondi “Ok”
No non hai una bella cera però (wow)
A carteggiar poi l’umore ci pensa la reclama
Con un corso di formazione, sei influencer
Su Instagram, intanto il potere balla dalla sua stanza
Decide che tempo farà
Sei ancora vivo, ma non abbastanza
Vedi terra, ma nessuno che avanza
Naufragati, in questa porno società
Sospettati di arrivismo e vanità
Tu come stai? Rispondi “Ok”
No non hai una bella cera però
Porno, porno, porno, porno società
Porno, porno, porno, porno società
Tu come stai? Rispondi “Ok”
Ma hai una nuova ruga sul viso però
Opinionisti alla maniera, tuttologi da tastiera
Sgrammaticati, affamati, di fame e di follower
Sagra dei moralisti, degli esperti improvvisati
Di vuoti di contenuti
Naufragati, in questa porno società
Sospettati di arrivismo e vanità
Tu come stai? Rispondi “Ok”
Ma è tanto che non ti si vede in giro però
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Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

By Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

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