Premio Tenco 2026, cala il sipario sulla 49esima edizione: la canzone d’autore è viva e lotta insieme a noi

Premio Tenco 2026

Si è conclusa l’edizione 2026 del Premio Tenco 2026, in scena al Teatro Ariston di Sanremo dal 22 al 24 ottobre. La canzone d’autore è stata ancora una volta celebrata e ben rappresentata. Ecco il nostro bilancio

Che Sanremo sia città della musica non lo scopriamo certo oggi, né che da ormai quasi cinquant’anni, accanto al Festival della canzone italiana, ne esista un altro che di canzoni tratta, ma di un altro tipo: quello d’autore. Il Premio Tenco, giunto alla 49esima edizione, è da decenni il contrappeso possibile e necessario alla kermesse dei Festival. E quest’anno ha mostrato, con particolare evidenza, quanto la definizione stessa di “canzone d’autore” sia cambiata, si sia allargata e abbia smesso da tempo di coincidere con un’unica immagine, quella del cantautore con la chitarra.

I tre giorni di serate al Teatro Ariston hanno raccontato bene questa vitalità. Non è stato soltanto un susseguirsi di premi e omaggi, ma un percorso che ha attraversato generazioni e linguaggi: da Paola Turci e Manuel Agnelli con gli Afterhours alle nuove voci emerse tra le Targhe Tenco, passando per Caparezza, Carmen Consoli, Emma Nolde, Piji e tanti altri.

Il pubblico ha risposto con un riscontro decisamente ottimo, riempiendo la sala e trasformando le serate in momenti di partecipazione reale. E soprattutto c’erano molti giovani, sia sul palco sia tra le poltrone. Non come curiosi occasionali, ma come pubblico attento, che conosce i brani, applaude le scelte e riconosce nei grandi nomi una parte della propria cultura musicale. È forse il segnale più importante: la canzone d’autore non è un rito di nostalgia riservato a chi ha vissuto gli anni d’oro, ma un linguaggio che continua a produrre ascoltatori e protagonisti. Come sempre, poi, il Tenco non si è chiuso dentro l’Ariston.

Le numerose iniziative parallele hanno animato la città per tutta la durata della rassegna: incontri, conferenze, momenti di approfondimento e occasioni di incontro tra artisti, giornalisti e pubblico. Il titolo dell’edizione, “Dio è morto”, non è stato un semplice richiamo a Francesco Guccini, ma una domanda rivolta al presente: quali parole, quali comunità e quali gesti creativi possono ancora opporsi alla violenza, all’omologazione e alla riduzione della musica a puro contenuto. La risposta, in fondo, è arrivata dai palchi e dalle sale piene: la canzone d’autore non è morta. È cambiata, si è contaminata, ha accolto nuove generazioni e nuovi linguaggi, senza perdere la propria anima.

Scritto da Federico Arduini
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