“Prima che”, Nayt porta il suo rap emotivo a Sanremo – RECENSIONE

Nayt

Produzione asciutta di Zef e parole scandite: un brano che cresce ascolto dopo ascolto. Nayt sorprende con “Prima che” in modo essenziale, diretto, necessario

Debutta a Sanremo Nayt e lo fa con un pezzo che si intitola “Prime che“, firmato a quattro mani con Stefano Tognini. Dopo aver anticipato il nostro giudizio con le consuete pagelle realizzate dopo l’ascolto in anteprima riservato alla stampa, approfondiamo il senso e il suono della canzone.

Nayt, la recensione di “Prima che”

Bel flow. È la prima cosa che viene da dire ascoltando “Prima che”, il brano con cui Nayt debutta al Festival di Sanremo. Ma ridurre tutto a una questione di ritmo sarebbe superficiale. Qui c’è una prova di maturità, una dichiarazione di identità.

Nayt approda al mainstream senza snaturarsi. Non addolcisce il linguaggio, non semplifica il pensiero per renderlo più digeribile. Porta sul palco dell’Ariston il suo mondo, fatto di introspezione, inquietudine e domande scomode. Il risultato è un brano che ricorda per attitudine “Il ritmo delle cose”, ma con una differenza sostanziale: le parole qui sono scandite, chiare, comprensibili. Nessun corsivo emotivo, nessuna ricerca di manierismo vocale. Solo contenuto.

Il testo, scritto dallo stesso Nayt, nasce dall’esigenza di interrogarsi su ciò che resta quando si eliminano le sovrastrutture sociali, le maschere, le abitudini che spesso si frappongono nei rapporti umani. È un invito a spogliarsi dei ruoli per incontrarsi davvero, prima che sia troppo tardi. Un tema importante, sviluppato senza retorica, con quella lucidità che da sempre contraddistingue la sua scrittura.

La produzione di Zef è asciutta, essenziale, impeccabile. Non invade, non distrae: sostiene. Ogni elemento è al posto giusto, lasciando spazio al testo e al flow. È una scelta che rende il brano apparentemente trattenuto al primo ascolto, quasi sottovoce rispetto a certi picchi emotivi a cui il Festival ci ha abituato.

Eppure “Prima che” ha tutte le carte per crescere. È uno di quei pezzi che non esplodono subito, ma sedimentano. Che chiedono tempo. E spesso sono proprio questi i brani che, dopo l’hype iniziale, restano. Nayt porta a Sanremo un rap emotivo, diretto e senza filtri. E nel farlo dimostra che si può entrare nel contesto più popolare della musica italiana senza perdere credibilità. Prima che il sistema ti cambi, sembra dirci, resta fedele a te stesso.

Scritto da Nico Donvito
Parliamo di: ,