Prima stanza a destra, fuori il nuovo Ep “La ragazza che suonava il piano”

Prima stanza a destra

Tempo di nuova musica per Prima stanza a destra che, a partire da venerdì 6 marzo, ha reso disponibile il nuovo Ep intitolato “La ragazza che suonava il piano”

Un lavoro che segna un momento di transizione, maturazione e consapevolezza, in cui l’urgenza emotiva diventa forma, struttura e visione. Anticipato dai singoli “Tu non vuoi nessuno”, prodotto con Dardust, e “Infinito”, prodotto da Brail con l’add prod dei Leavetheclub, “La ragazza che suonava il piano” è il nuovo Ep di Prima stanza a destra, in uscita in digitale e in formato cd il 6 marzo per Sugar Music, con un unico feat. di Drast nella traccia “2 am”. I nuovi brani dell’Ep sono accompagnati da diversi visual girati da Bianca Peruzzi tra le strade, i quartieri e la metro di Parigi, che vedono come sempre protagonista l’attrice Rae Ilorn. Guardali qui: https://www.youtube.com/watch?v=rkeLop2GxYU&list=PLfmJyHV9YIv82QxM5YfQ_ZKD7NiBgMV4z

Dopo l’acclamato Ep d’esordio “Amanda”, che ha acceso i riflettori sul giovane produttore napoletano facendo in poco tempo diventare virali i suoi brani, “La ragazza che suonava il piano” mostra un’evoluzione nel suo percorso con un’attenzione più netta alla scrittura e alla forma canzone. Se il precedente lavoro viveva di frammenti, suggestioni e brevi versi ripetuti come mantra, qui le canzoni si aprono, respirano e si strutturano, rivelando un’identità più definita e un immaginario musicale più ampio e imprevedibile. 

“Questo Ep rappresenta tanti miei colori, c’è dentro tanta musica che avevo in testa e che sognavo di riuscire a realizzare da quando ho iniziato questo percorso. Il filo rosso che unisce i brani è probabilmente l’urgenza con cui sono nati, sono tutte canzoni nate e finite nel giro massimo di un pomeriggio e questa cosa per me ha un valore molto grande, soprattutto c’è tanta emotività che sono riuscito a canalizzare in musica nel modo che riusciva a rispecchiarmi di più”, racconta Prima stanza a destra, che anche questa volta sceglie l’anonimato, rinunciando a mostrare il proprio volto, per proteggere dall’ego ciò che conta davvero: la sua musica.

E lo fa attraverso una scrittura diretta, che non filtra le emozioni ma le espone con parole essenziali e accurate. Brani potenti, scritti di getto, frutto di un’intensa ricerca armonica e di un forte desiderio di sperimentazione, unite a un’attenzione meticolosa per i dettagli. Un universo sonoro in cui convivono synth pop e dream pop, intimità, malinconie eighties e incursioni inaspettate nel breakbeat e nella musica acustica.

Tra elettronica avvolgente, melodie pop memorabili e ritornelli killer, le otto tracce dell’Ep si muovono lungo un percorso fatto di arrangiamenti ariosi, stratificati, luminosi ed energici, a tratti più malinconici, sostenuti da ritmiche pulsanti, accordi di piano morbidi e sognanti e tappeti di synth tridimensionali, capaci di tenere insieme fragilità e intensità. Il sound, vaporoso e immersivo, unito all’ormai caratteristico falsetto di prima stanza a destra, celestiale e dolente, veicola un’intensità emotiva rara.

Un Ep che fonde alla perfezione la grazia eterea di Sufjan Stevens, l’elettronica minimale e introspettiva di James Blake e il suono cinematico degli M83, costruendo un paesaggio sonoro intimo, contemplativo ed elegante, che fa emergere nell’ascoltatore la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di fresco, nuovo e assolutamente inedito nel panorama italiano. 

Frutto di ascolti trasversali, dalla musica classica e di virtuosi del pianoforte come Franz Liszt all’elettronica anni ‘80 e dei primi anni 2000, “La ragazza che suonava il piano” è dedicato a una musa ispiratrice che attraversa i brani senza mai farsi pienamente afferrare. Una figura femminile idealizzata ma profondamente concreta, che come una Silvia leopardiana genera e guida il caos emotivo dell’artista. Una musa che a tratti è rifugio dall’inquietudine, unica presenza capace di rendere il domani meno spaventoso (ho paura del futuro), forza calmante (Liszt), alleata (migliore amica), a tratti presenza destabilizzante indisponibile emotivamente (tu non vuoi nessuno). O ancora, fantasma notturno e principio identitario (2am), desiderio ostinato e proiezione verso il futuro (ad ogni costo), protezione e compagnia quotidiana (accanto a me), fino a diventare orizzonte assoluto e promessa di eternità (infinito).

“La ragazza che suonava il piano” è un album d’amore, paura, attesa, speranza. Emozioni personali, raccontate con semplicità disarmante e precisione rara, che diventano sensazioni universali, vissute da chiunque abbia amato, atteso, desiderato.

Dopo il debutto nei principali festival estivi, al MI AMI, La Prima Estate e Locus Festival, e le aperture a due artisti d’eccezione come James Blake a Torino e Fred Again nella sua Napoli, in piazza del Plebiscito, davanti a 15.000 persone, prima stanza a destra sarà in tour nei club a marzo 2026: quattro speciali appuntamenti, organizzati da D’Alessandro & Galli, in programma il 20 marzo all’Arci Bellezza a Milano (sold out), il 22 al Locomotiv a Bologna, il 24 al Monk a Roma e il 26 al Duel Club a Napoli. Biglietti disponibili qui.

Scritto da Redazione RM
Parliamo di: