“Quante volte” di Mia Martini: te la ricordi questa?
Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Quante volte” di Mia Martini
La musica è la nostra macchina del tempo: basta una nota, un ritornello, ed eccoci di nuovo lì, in una stagione vicina o lontana, in un’auto con i finestrini abbassati o nella cameretta della nostra infanzia. “Te la ricordi questa?” è il nostro appuntamento quotidiano per riavvolgere il nastro delle emozioni, proprio come si faceva una volta con una semplice penna e una musicassetta. Oggi l’orologio del tempo ci riporta al 1982 con “Quante volte” di Mia Martini.
Ogni giorno, alle 13:00, vi accompagneremo in un viaggio musicale alla riscoperta di queste gemme nascoste: canzoni che hanno detto tanto e che hanno ancora tanto da dire, pronte a sbloccare ricordi, evocare immagini, restituirci pezzi di passato con la potenza che solo la musica sa avere. Brani che forse oggi non passano più in radio, pezzi di artisti affermati lasciati in un angolo, o successi di nomi che il tempo ha sbiadito ma che, appena tornano nelle nostre orecchie, sanno ancora farci vibrare. Perché la musica non invecchia, si nasconde soltanto tra le pieghe del tempo, aspettando il momento giusto per colpire nel segno e farci esclamare sorpresi un: “Te la ricordi questa?”.
Ti sblocco un ricordo: “Quante volte” di Mia Martini
Pubblicata nel 1982 e inserita nell’album “Quante volte… ho contato le stelle”, “Quante volte” è una delle canzoni più introspettive di Mia Martini, costruita su un sentimento ambiguo, irrisolto e proprio per questo profondamente umano. Il testo, scritto dalla stessa artista, racconta un rapporto in bilico tra amore, amicizia, attrazione e senso di colpa, senza mai concedere una risposta definitiva.
Fin dall’inizio, Mia Martini si rivolge a un “dolce amico” che sembra essersi innamorato, mentre lei stessa ammette di aver forse alimentato quell’equivoco: “magari un po’ ne ho colpa anch’io”. L’ambiguità diventa così il vero centro del brano, qualcosa che “mette radici / dove il pensiero va a morire”: quando le emozioni prendono il sopravvento, la razionalità smette di essere sufficiente.
Il cuore della canzone è racchiuso in quel “Quante volte lo lascerei / sai quante volte di nuovo io lo inventerei”. Il “lui” può essere letto come una persona amata, ma anche come l’amore stesso, continuamente perduto e ricostruito. È un sentimento ciclico, destinato a morire e rinascere, che lascia segni profondi: “io porto i segni del suo dolore / e lui respira seguendo il ritmo del mio cuore”. Il rapporto diventa quasi una creatura viva, capace di crescere ogni volta che viene nuovamente immaginata.
Particolarmente delicata è la seconda strofa, dove il desiderio resta sospeso in un gesto mai compiuto: “Ti avrei rubato la dolcezza / per disegnarla sul mio viso”. Non c’è possesso, ma il desiderio di assorbire qualcosa dell’altro, di portarne dentro di sé la tenerezza, anche solo per un istante.
“Quante volte” è dunque una canzone sul potere della memoria e dell’immaginazione sentimentale. Mia Martini non racconta semplicemente una storia d’amore: racconta il modo in cui un sentimento può continuare a esistere anche quando non trova una forma concreta. E alla fine quel “lui” continua a nascere “tra le mie mani”, diventando ogni volta più grande: perché alcuni amori, anche quando non vengono vissuti fino in fondo, crescono proprio nello spazio che lasciamo loro dentro di noi.
Il testo di “Quante volte” di Mia Martini
Che ti è successo dolce amico
forse si è un poco innamorato
avrai pensato che ero sola
che insieme a lui non stavo più.
Che ti è successo amico mio
magari un po’ ne ho colpa anch’io
l’ambiguità mette radici
dove il pensiero va a morire.
Quante volte lo lascerei
sai quante volte di nuovo io lo inventerei
io porto i segni del suo dolore
e lui respira seguendo il ritmo del mio cuore
e dalla ruota del mio destino
lui sale e scende
ed ogni volta sembra un po’ più grande.
Ti avrei rubato la dolcezza
per disegnarla sul mio viso
e avrei voluto respirare
solo un momento accanto a te.
Quante volte lo lascerei
sai quante volte di nuovo io lo inventerei
io porto i segni del suo dolore
e lui respira seguendo il ritmo del mio cuore
e quante volte tra le mie manilui nasce ancora
ed ogni volta sembra un po’ più grande