“Quanto dura un’ora” di Malika Ayane: te la ricordi questa?
Viaggio quotidiano nella colonna sonora della nostra memoria, tra melodie sospese nel tempo pronte a farci emozionare ancora. Oggi parliamo di “Quanto dura un’ora” di Malika Ayane
Ti sblocco un ricordo: “Quanto dura un’ora” di Malika Ayane
In “Quanto dura un’ora”, Malika trasforma una domanda apparentemente semplice in una riflessione sul modo in cui l’essere umano misura la propria esistenza. Il tempo, in fondo, sembra avere valore soltanto per chi è consapevole di avere un limite: per l’infinito, invece, un’ora potrebbe non significare nulla. Da qui nasce un testo costruito su contrasti e paradossi, dove il tentativo di dare ordine alle cose convive continuamente con la tentazione di lasciarle andare.
La prima parte mette in discussione proprio il bisogno di scegliere, capire, definire. La “complicità” può significare decidere se complicare tutto oppure “lasciare correre”, mentre i giorni diventano “telai / con pozzi di pensiero in mezzo”: una bella immagine per raccontare una quotidianità apparentemente lineare, ma attraversata da dubbi e profondità nascoste. Anche il desiderio diventa qualcosa da cui difendersi, mentre la chiarezza perde importanza quando “l’equivoco è un successo”. È una dichiarazione di resa nei confronti delle certezze, che lascia spazio all’ambiguità come condizione naturale dell’esistenza.
Il cuore del brano arriva nel ritornello, dove ricordo e nostalgia vengono descritti come forme infedeli della memoria. Il ricordo “che resta” può tradire proprio perché modifica ciò che è stato, mentre la nostalgia riesce a ingannare trasformando il passato in qualcosa di più bello, più doloroso o semplicemente diverso da come lo abbiamo vissuto. Da qui il passaggio decisivo: “Se davvero il tempo tocca solo chi ha fretta”, allora bisogna rivolgersi all’infinito per scoprire quanto poco gli importi della nostra ossessione per le lancette.
Nella seconda strofa torna il tema della libertà, raccontata non come una conquista definitiva ma come la capacità di perdersi, ricredersi e lasciare spazio ai desideri. Anche qui, però, emerge la paura di trasformare un’idea in un’ossessione o di abbandonare la rassicurante “noia” per un improvviso “brivido d’incanto”. La domanda “Quanto dura un’ora?”, ripetuta fino alla chiusura, resta così volutamente senza risposta: non misura soltanto il tempo, ma la nostra capacità di viverlo, percepirlo e attribuirgli un significato.
Il testo di “Quanto dura un’ora” di Malika Ayane
La complicità è saper decidere
Se complicare tutto
E invece lascia correre
Non scegliere tra il bello e il giusto
Come se i giorni fossero telai
Con pozzi di pensiero in mezzo
Se solo sapessi io difendermi
Da quello che vorrei
Discuterne e rifletterci
Che poi non si sa mai
Non serve la chiarezza quando già
L’equivoco è un successo
Niente è più infedele di un ricordo che resta
Della nostalgia che appena riesce t’inganna
Se davvero il tempo tocca solo chi ha fretta
Allora chiedi all’infinito quanto poco gli importa
Quanto dura un’ora
Quanto dura un’ora
Dici che la libertà non è
Davvero regalarsi al mondo
Perdersi e poi ricredersi
Lasciare i desideri attorno
Far spegnere un’idea l’attimo prima che
Diventi un chiodo fisso
Non fosse facile nascondersi
Dietro un pigro “non potrei”
Far finta di confondersi
Tanto poi non si sa mai
Non tradire il calore della noia per
Un brivido d’incanto
Niente è più infedele di un ricordo che resta
Della nostalgia che appena riesce t’inganna
Se davvero il tempo tocca solo chi ha fretta
Allora chiedi all’infinito quanto poco gli importa
Quanto dura un’ora
Quanto dura
Niente è più infedele di un ricordo che resta
Della nostalgia che appena riesce t’inganna
Se davvero il tempo tocca solo chi ha fretta
Allora chiedi all’infinito quanto poco gli importa
Quanto dura un’ora
Quanto dura un’ora