Rachele Franci

Recensione del singolo d’esordio di una nuova promessa del canto leggero ed elegante

L’estate è tradizionalmente raccontata come la stagione della spensieratezza e della leggerezza. Eppure, in realtà, non esiste una stagione definita per tutto questo. Siamo noi, spesso, a riservare alla stagione dell’ombrellone quell’etichetta positiva forse condizionati da qualche momento di relax in più, dal clima più accomodante e da qualche possibilità in più di distrarsi. La felicità, verrebbe da dire, non conosce, in realtà, stagione. E come lei neppure il dolore, la nostalgia o la voglia, più tipicamente associata alla stagione invernale, di stringersi in un abbraccio per non farsi colpire troppo duramente dal dolore in agguato.

Come nella vita anche nella musica talvolta ci si lascia prendere da preconcetti poco verificabili e spesso, soprattutto negli ultimi anni, si è portati a ritenere l’estate la stagione dei brani allegri e movimentati e l’inverno, invece, quella delle ballate strappalacrime. Almeno nel pop. A ben guardare, però, le canzoni, proprio come la vita, non conoscono stagione. Si lasciano ascoltare a prescindere dalla stagione e, anzi, dovrebbero servire proprio a raccontare un momento di vita condivisibile dall’ascoltatore sempre e comunque.

Da questo punto di riflessione sembra partire il giovane percorso musicale di Rachele, ventiquattrenne di Legnano che pubblicato da pochi giorni il suo singolo d’esordio intitolato La mia cura. Nato dal debutto autoriale della coppia formata da Riccardo Castiglioni e AlOne, il brano si è rivelato essere anche un perfetto biglietto da visita della giovanissima interprete che si è trovata a farlo proprio eseguendolo magistralmente.

In contrapposizione all’idea di un’estate banale e leggera, l’idea che sorregge la narrativa de ‘La mia cura’ è quella di dare al dolore che ognuno di noi cova dentro sé la possibilità di esprimersi senza paure o freni. In quel verso centrale dell’inciso che dice “Se piangi di nascosto, se per la paura hai un posto: sappi che vorrò venirci anch’io” ogni ascoltatore può rivedere con estrema facilità quella volontà di evadere, di ripartire o di ricominciare tutto da capo quando una difficoltà sembra sopraffarci.

Scritta con la giusta semplicità lessicale ma con una narrativa arguta e poetica in alcuni suoi passaggi, ‘La mia cura’ si rivela essere fin da subito una di quelle canzoni capaci di catturare per quella profondità intima che, di fatto, fa sentire impotenti, nudi e potenzialmente in balia di un pudore autentico. Su di un suono soave che riprende la miglior tradizione melodica italiana ma la affianca anche alle esigenze contemporanee di una ritmica comunque presente, Rachele cerca la propria identità musicale e vocale che appare, ad ogni modo, già sufficientemente a fuoco.

Dalla sua, la giovane interprete milanese ha il dono di una grazia interpretativa difficile da riscontrare oggi nelle sue più celebri “colleghe”. Una grazia che si traduce in classe vocale, raffinatezza timbrica ed in un portamento musicale raro capace di far risplendere una canzone come questa con il dono dell’essenziale emozione: niente fronzoli, niente ricerche sonore estreme, niente frasi-fatte o motivetti orecchiabili. Semplicemente una bella canzone che racconta di tutti noi andando nel profondo del cuore e dimostrando che, a volte, è necessario che la musica torni a raccontare di difficoltà, paure e dolori affinché si possa ritenere attinente al reale.

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La mia cura | Audio

La mia cura | Testo

Ehi, ora dimmi come stai
nello specchio al buio non guardiamo mai

Si, hai provato a splendere
ora dentro crolli e chi si accorgerà

Ogni bacio è un tatuaggio
sulla pelle senza inchiostro
un ‘per sempre’ che non se ne andrà

E se piangi di nascosto
se per la paura hai un posto
sappi che vorrò venirci anch’io
Lungo strade di cemento
sotto un cielo azzurro spento
la mia cura ti circonderà

Ehi, pioggia dentro gli occhi miei
e saremo come l’arte dei musei

Sai, ogni quadro in fondo ha
vita da un disegno che lo immagina

Sei la foglia che si salva
mentre il vento la trasporta
una mano la raccoglierà

E se piangi di nascosto
se per la paura hai un posto
sappi che vorrò venirci anch’io
Lungo strade di cemento
sotto un cielo azzurro spento
la mia cura ti circonderà

Stando abbracciati lo specchio più bello è nell’ombra
Stiamo a guardarla finchè il sole non va
Scopriamo insieme che al buio qualcosa si illumina

Stando abbracciati lo specchio più bello è nell’ombra
Stiamo a guardarla finchè il sole non va
Scopriamo insieme che al buio qualcosa si illumina
L’anima

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Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

By Ilario Luisetto

Creatore e direttore di "Recensiamo Musica" dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci. Nostalgico e sognatore amo tutto quello che nella musica è vero. Meno quello che è costruito anche se perfetto. Meglio essere che apparire.

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