Raf: “Sanremo? Per me conta che la canzone resti, più che la classifica” – INTERVISTA
A tu per tu con Raf per parlare di “Ora e per sempre”, brano che presenterà in gara a Sanremo 2026. La nostra intervista al popolare cantautore
Sanremo è oggi più che mai l’unico palcoscenico veramente importante in Italia per presentare nuova musica e, per Raf, rappresenta l’occasione ideale per accompagnare l’uscita di un atteso album di inediti, undici anni dopo l’ultimo progetto. Il brano che presenterà in gara si intitola “Ora e per sempre” (qui la nostra recensione) ed è stato scritto a quattro mani con suo figlio Samuele. Ecco cosa ci ha raccontato.
Sanremo 2026, Raf presenta “Ora e per sempre”, l’intervista
Cosa ti ha spinto a tornare al Festival a distanza di undici anni dall’ultima partecipazione?
«Sanremo è oggi più che mai l’unico palcoscenico veramente importante in Italia che ti dà la possibilità di una maggiore comunicazione, soprattutto se devi uscire con un progetto nuovo. Dopo l’estate pubblicherò un album di inediti, il primo dopo ben undici anni, e il Festival può essere molto utile in questo senso».
“Ora e per sempre” è la canzone che proporrai sul palco dell’Ariston, com’è nata?
«Ho scritto la canzone anche con la collaborazione di mio figlio Samuele e ritengo che Sanremo sia la sua collocazione migliore. È un brano che ha tutte le caratteristiche per diventare molto popolare. Io tengo più a questo che alla gara in sé: mi auguro che possa diventare una hit, anche se storicamente a Sanremo non ho avuto grande fortuna. Le canzoni che ho presentato in gara negli anni, magari non ottenevano grandi risultati nell’immediato, ma poi diventavano delle hit. Mi auguro che anche questa volta accada così. Per me conta che la canzone resti, più che la classifica».
Sul palco dell’Ariston ritroverai in veste di conduttrice Laura Pausini, con cui ti lega una lunga amicizia. Tu sei stato il primo big a credere in lei e duettare nel 1993 nel suo primo disco. Come descriveresti il vostro rapporto?
«È sempre una cosa molto tenera ripensare a quando ci siamo conosciuti. Ci siamo visti per la prima volta in uno studio di registrazione in Emilia. Lei era una mia fan, aveva visto tantissimi miei concerti, comprava le magliette, aveva il poster in camera. Il suo produttore mi chiese, anche un po’ sfacciatamente, di fare un duetto con lei. Laura era timidissima, cambiava colore in continuazione per l’imbarazzo. Ho accettato, anche se era una perfetta sconosciuta. Non se l’aspettava. Da allora siamo rimasti molto legati: abbiamo un rapporto di grande affetto, sono praticamente suo zio».
Laura stessa si spese pubblicamente nel 2015 quando la tua canzone, “Come una favola”, venne eliminata dal Festival. Che ricordo hai oggi di quell’esperienza?
«Preferisco non ricordarmela. Per fortuna oggi non c’è più la gogna dell’eliminazione. In quegli anni il Festival aveva preso un po’ la formula dei talent show, con l’eliminazione, pensando di raccogliere più interesse. Io sono sempre stato scettico: chi fa musica non la fa per gareggiare con gli altri. Se c’è una gara, è solo con se stessi, ma io non l’ho mai vissuta nemmeno così. Faccio musica per il piacere di farla, è sempre stata la mia attitudine. Certo, mi auguro che quello che faccio venga accolto da più persone possibile. Ma se non accade, pazienza. Il disco di cui vado più fiero è “La prova”, quello che all’epoca vendette meno Questo per dire che molti artisti, della mia generazione e anche giovani, non fanno la gara: fanno musica per il desiderio di farla».