Raf torna a Sanremo con “Ora e per sempre”: nostalgia senza compromessi – RECENSIONE

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Tempo di nuova musica per Raf che torna a Sanremo con “Ora e per sempre”, un brano gradevole e ben confezionato, ma che guarda più al passato che al futuro

Ritorna a Sanremo Raf e lo fa con un pezzo intitolato “Ora e per sempre”, firmato con il figlio Samuele. Dopo aver anticipato il nostro giudizio con le consuete pagelle realizzate dopo l’ascolto in anteprima riservato alla stampa, approfondiamo il senso e il suono della canzone.

Raf, la recensione di “Ora e per sempre”

Raf torna in gara al Festival di Sanremo 2026, timbrando il suo quinto cartellino all’Ariston. Un legame, quello con la manifestazione, che affonda le radici negli anni Ottanta: dalla firma musicale di “Si può dare di più” nel 1987 al debutto come interprete con “Inevitabile follia” l’anno seguente, passando per l’iconica “Cosa resterà degli anni ’80” del 1989, “Oggi un Dio non ho” del 1991 e “Come una favola” nel 2015. Una storia che si intreccia con quella del Festival stesso.

Ora e per sempre” nasce dalla collaborazione con il figlio Samuele, classe 2000. Ed è forse proprio questo l’aspetto che incuriosisce di più: l’idea di un incontro tra generazioni, di un dialogo tra sensibilità differenti. Dopo un solo ascolto, però, la sensazione è che questo potenziale resti inespresso. Il brano è classico, forse fin troppo. Struttura lineare, melodia riconoscibile, arrangiamento che strizza l’occhio alle sonorità del secolo scorso. Più che un ponte tra epoche, sembra una dichiarazione d’amore alla propria storia musicale sì, ma quella più classica, perchè pezzi come “Infinito” o “Il battito animale” erano ben più avanguardisti.

Alla fine, però, si tratta di una canzone gradevole, ben costruita, persino tenera nel suo voler parlare di un sentimento assoluto e duraturo. Ma è anche prevedibile. Le soluzioni armoniche non sorprendono, il crescendo emotivo segue binari noti. Per un ritorno che poteva rappresentare un’evoluzione, l’impressione iniziale è quella di un passo laterale, se non indietro. Detto questo, la valutazione è figlia di un solo ascolto. E Sanremo è il regno delle metamorfosi. Molto dipenderà dalla prova dal vivo sul palco dell’Ariston: dall’interpretazione, dall’arrangiamento orchestrale, dalla capacità di restituire profondità a un brano che sulla carta appare rassicurante. Raf ha esperienza e carisma per far cambiare prospettiva a una canzone che, almeno per ora, sceglie la memoria più dell’azzardo.

Scritto da Nico Donvito
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