rap italiano 2022

Promossi e bocciati di un anno contraddistinto da tante pubblicazioni

E’ prassi, in Italia, scegliere la settimana tra Natale e Capodanno, apparentemente anonima e di puro smaltimento, per divertirsi e giudicare tutto ciò che è passato in convento nei mesi precedenti. Nel nostro piccolo, per concludere il 2022 di Mic Check, la rubrica di RecensiamoMusica dedicata al rap italiano, abbiamo deciso di contribuire al giudizio universale con una spensierata pagella di alcuni membri dell’hip hop che hanno animato l’anno trascorso, dopo aver dedicato un articolo a coloro che dovranno dir la propria nel 2023.

Pagella rap: prima parte |

Lazza, voto 10: Un dominio. L’ibrido tra rap e pop che funziona, che si adatta. Per i bar e per i viaggi in treno, per gli uomini e per le donne, per i teenager e non. “Sirio” sembra essere sempre di più l’asso nella manica della carriera di Lazza, indiscusso re delle classifiche 2022 con uno spirito che conduce ambiziosamente verso il palco di Sanremo 2023, dove sarà al centro delle discussioni di ogni generazione.

Fabri Fibra, voto 8: Il ritorno che piace, benaccolto dal pubblico del rap ma anche dalle radio. “Caos” non ha avuto l’esplosione commerciale del precedente “Fenomeno“, ma resta un disco maturo, con collaborazioni ben congegnate ed efficaci. Il tour che ne è seguito è stato ricco e di alto livello, ed un annuario del genere a 46 anni non può che farti sorridere.

Fabri Fibra Radio Italia Live

Noyz Narcos, voto 8: Il discorso relativo al rapper capitolino è di fatto analogo a quello di Fibra, con cui condivide l’appartenenza ad una generazione. “Virus” racconta di un Noyz artisticamente evoluto, che pur fedele al suo stile compie piccoli passi avanti. La strada rimane il perno, attorno al quale la macchina artistica si muove e produce nuovi capitoli di quella che è una vera e propria antologia.

Pyrex, voto 6: Si attende da tempo il suo percorso da solista, che nel 2022 non ha avuto luogo. Ci sono stati però due singoli, “Sinfonia della distruzione” e “Per averti“, pezzi diversi e generatori di pareri discordanti, quest’ultimi timorosi di una deriva pop e della graduale sparizione dell’anima “dark”, cavallo di battaglia dell’artista romano.

Luchè, voto 6:Dove volano le aquile” è stato atteso tanto, troppo per quello che alla fine poi si è rivelato. Un disco che ha poco del prezioso estro artistico di Luchè, che fa “il compitino” senza grandi meraviglie. Sottotono rispetto ai suoi sopracitati compagni di viaggio Noyz e Fibra, con il suo background ci si aspettava molto di più.

Rkomi, voto 4: L’esperienza sanremese è forse il manifesto del “grande balzo in avanti” che Rkomi sta facendo con tutti i rischi del caso. I risultati di vendita sono positivi, ma l’impressione è che l’interprete di “Taxi driver” stia esprimendo un mondo che non è propriamente nelle sue corde, e le sue performance live non lo scagionano di certo da quest’accusa, anzi.

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