Rap Italy, dentro la traccia: “Vertigini” di Tedua
Viaggio nella storia e nell’evoluzione dell’hip hop, tra derive, evoluzioni e sottogeneri. Oggi parliamo del brano “Poter scegliere” di Nayt. A cura di Mattia Cantarutti
Nato nei ghetti d’America come espressione di ribellione e rivalsa sociale, l’hip hop ha attraversato l’oceano per piantare le sue radici anche in Italia. Quello che inizialmente era visto come un fenomeno d’importazione, con il tempo è stato assorbito e trasformato, diventando qualcosa di profondamente nostro. Oggi parliamo del brano “Vertigini” di Tedua.
Dalle rime grezze dei pionieri fino alla conquista delle classifiche, il rap italiano ha saputo imporsi come una nuova forma di cantautorato contemporaneo, capace di raccontare le sfide e i sogni di un’intera generazione. In questa rubrica, Mattia Cantarutti ci guiderà attraverso la storia e l’evoluzione di un genere che, da sottocultura, è diventato parte integrante della nostra identità musicale.
Rap Italy, dentro la traccia: “Vertigini” di Tedua
Il pezzo che raccontiamo oggi è “Vertigini” di Tedua, un brano in qualche modo simbolico e definitivo. Uno di quei capisaldi che risuoneranno per sempre nella discografia di un artista.
“Vertigini” si inserisce nel percorso junglesco dedicato a Mowgli, di cui il rapper milano-genovese si fa rappresentante, e anche l’ormai celebre videoclip (realizzato negli ultimi anni in cui aveva ancora senso investirci veramente tempo, creatività e denaro) non è da meno. Troviamo infatti nelle immagini rappresentative e d’accompagnamento del brano una sequela di momenti e inquadrature molto ispirate.
Questa canzone contiene al suo interno una serie di frasi e incastri diventati cult nell’immaginario post trap italiano, a partire da uno splendido inizio come “Un giorno il mondo l’han fatto tondo affinché tutto torni, anche se tu non torni…”.
Ci troviamo quindi di fronte a un testo volutamente dimostrativo della tecnica di Tedua, ma non per questo meno sincero e diretto. Non un semplice esercizio di stile, insomma (per quanto, ci sentiamo di specificare al grande pubblico, una certa tecnica è comunque sinonimo di notevole stile nel testo di un rapper).
Il ritornello è in un certo qual modo anticipatore di una realtà sognata dal trapper, un enorme successo nel mainstream (con il quasi diamante de “La divina commedia” ci siamo davvero vicini), ma con ancora una parte intatta dal basso, ovvero l’inserire le parolacce e un determinato linguaggio in musica prodotta dal sistema delle major, anch’esso elemento presente proprio nel disco appena citato, con la traccia “Paradiso artificiale” in compagnia di Kid Yugi e Baby Gang.
È bello anche segnalare la barra dedicata al padre, grande assente dalla vita di Tedua e con il quale il nostro non si era ancora ricongiunto. “Vertigini” è infine una buona summa di un preciso stile del Tedua a cavallo tra il successo e il grande successo, una traccia con incastri, melodie e il graffiato tipico che lo contraddistingue. Un brano storico.