Rap Italy, dentro le tracce de “Il sogno eretico” di Caparezza
Viaggio nella storia e nell’evoluzione dell’hip hop, tra derive, evoluzioni e sottogeneri. Oggi parliamo dell’album “Il sogno eretico” di Caparezza. A cura di Mattia Cantarutti
Nato nei ghetti d’America come espressione di ribellione e rivalsa sociale, l’hip hop ha attraversato l’oceano per piantare le sue radici anche in Italia. Quello che inizialmente era visto come un fenomeno d’importazione, con il tempo è stato assorbito e trasformato, diventando qualcosa di profondamente nostro. Oggi parliamo dell’album “Il sogno eretico” di Caparezza.
Dalle rime grezze dei pionieri fino alla conquista delle classifiche, il rap italiano ha saputo imporsi come una nuova forma di cantautorato contemporaneo, capace di raccontare le sfide e i sogni di un’intera generazione. In questa rubrica, Mattia Cantarutti ci guiderà attraverso la storia e l’evoluzione di un genere che, da sottocultura, è diventato parte integrante della nostra identità musicale.
Rap Italy, dentro le tracce de “Il sogno eretico” di Caparezza
“Tu ti fai troppi problemi Michele” – Cose che non capisco
Nell’approfondimento di oggi ci distacchiamo da dinamiche “total mainstream” e riferimenti contemporanei per tornare indietro di qualche anno, ovvero al 2011 e a “Il sogno eretico” del nostro amato Caparezza.
L’MC pugliese proveniva già da anni in cui il suo nome, dopo anni di gavetta e cambi di identità artistica, era estremamente conosciuto nel Belpaese (stiamo volutamente glissando su due grosse hit del rapper, pensiamo abbiate già capito quali); il disco si configurava quindi come un progetto molto atteso dal pubblico (ovviamente in modalità differenti da quelle odierne).
Per chi scrive questo approfondimento, la sua storia personale si intreccia molto con questo progetto, e nella nostra testa il vero rapporto con Caparezza parte proprio da qui, dal 2011 e da questo riuscitissimo progetto.
Il disco risulta come un album ancora nel pieno della fase politica, analitica e critica del Capa, non solo verso il mondo italiano (ovviamente estremamente presente), ma senza dimenticarne gli aspetti globali dell’epoca. Venendo dritti alla musica però, ricordiamo come ne “Il sogno eretico” possiamo ascoltare al suo interno una sequela di tracce estremamente ben riuscite, alcune delle quali dei potenti cult nella sua discografia, con lavori sonori e, ovviamente, testuali semplicemente da capogiro.
Ci è molto difficile identificare delle tracce preferite all’interno di questo progetto: per chi come il sottoscritto porta sul groppone l’anno 1997, l’album è stato uno degli ultimi grossi dischi ad essere ascoltati come tali. Non che successivamente concept album e progetti simili venissero svalutati (anzi, banalmente sono stati realmente scoperti come tali proprio con la maturazione degli anni a seguire), ma questo disco era letteralmente un progetto da sentire dall’inizio alla fine, senza mai passare da una canzone all’opposta dopo i primi doverosi ascolti “dritti”.
Sicuramente capolavori come “Il dito medio di Galileo”, “Sono il tuo sogno eretico”, “Cose che non capisco” e “La fine di Gaia” coltivano forse dei riquadri più grandi nella non geometria del nostro cuore, però è impossibile non citare anche “Chi se ne frega della musica”, “La marchetta di Popolino” (testo citativo forse ancora non raggiunto dai colleghi), ma ancora “Kevin Spacey”, “Non siete stati voi” e, chiaramente, quelle che possiamo definire come hit del disco, ovvero “Goodbye Malinconia” e “Legalize the Premier”, curiosamente le uniche vere due tracce con dei featuring (Tony Hadley e un immenso Alborosie).
Le ore passate ad ascoltare questo progetto, nei primi anni della nostra adolescenza, in macchina con il papà, durante i brevi viaggi della vita quotidiana ma soprattutto in quelli lunghi e speciali, hanno reso quasi estrapolata l’importanza contenutistica del progetto in favore di sentimenti nostalgici. Tra i brani citati però, sentiamo l’obbligo di soffermarci nuovamente su un grande testo come quello de “Sono il tuo sogno eretico”, un geniale brano che risponde alle condanne eretiche da parte della Chiesa alle figure di Giovanna d’Arco, Girolamo Savonarola e Giordano Bruno. Uno storytelling provocatore e vivace, denso però di un testo carico di significato e veramente ispiratore per quelle che potevano essere giovani menti come la nostra; basti ricordare la quote liberamente estrapolata dal suo contesto “Dio mi ha dato un cervello. Se non lo usassi gli mancherei di rispetto“, per noi una frase che andrebbe pezzata su ogni muro importante.
Un disco importante che risulterà anche un ottimo successo commerciale per Caparezza, consentendogli negli anni di raggiungere step artistici e industriali sempre più alti, vedasi il grande clamore dietro il recente, sofisticato e bellissimo “Orbit Orbit”.
Questo era quindi un ricordo personale e d’omaggio a un grande disco come “Il sogno eretico”, realizzato da una mente geniale come Caparezza, una delle nostre migliori penne d’Italia, non solo del rap e dell’hip hop, ma della musica italiana.