Rap Italy, dentro le tracce dell’album “Dove volano le aquile” di Luchè
Viaggio nella storia e nell’evoluzione dell’hip hop, tra derive, evoluzioni e sottogeneri. Oggi parliamo dell’album “Dove volano le aquile” di Luchè. A cura di Mattia Cantarutti
Nato nei ghetti d’America come espressione di ribellione e rivalsa sociale, l’hip hop ha attraversato l’oceano per piantare le sue radici anche in Italia. Quello che inizialmente era visto come un fenomeno d’importazione, con il tempo è stato assorbito e trasformato, diventando qualcosa di profondamente nostro. Oggi parliamo dell’album “Dove volano le aquile” di Luchè.
Dalle rime grezze dei pionieri fino alla conquista delle classifiche, il rap italiano ha saputo imporsi come una nuova forma di cantautorato contemporaneo, capace di raccontare le sfide e i sogni di un’intera generazione. In questa rubrica, Mattia Cantarutti ci guiderà attraverso la storia e l’evoluzione di un genere che, da sottocultura, è diventato parte integrante della nostra identità musicale.
Rap Italy, dentro le tracce dell’album “Dove volano le aquile” di Luchè
Parliamo oggi di un artista su cui ci siamo sempre soffermati negli speciali di fine anno o in quelli con più artisti, ma mai con un approfondimento dedicato: ci concentriamo quindi sul rapper e artista Luchè.
Ci sono tanti album del nostro da approfondire, uno dei più importanti nella sua carriera ad esempio è “Potere” (2018), senza dimenticare il percorso leggendario con i Co’Sang.
Quello che vogliamo raccontare però un disco in qualche modo diverso nel suo lungo percorso e al quale siamo molto affezionati: “Dove volano le aquile” (2022).
Il disco presenta degli elementi già presenti nei dischi solisti del nostro, però prosegue una strada ancora più mirata verso il mondo sonoro e tutto ciò che ne concerne (aka le parti cantate), tuttavia riesce ad esistere in qualche modo un equilibrio tra parti più street e musica “diversa” (eviteremo il termine pop), che come avete imparato dalle nostre righe in questi anni, apprezziamo notevolmente quando è sentita e soprattutto contestualizzata ad una coerenza sonora lungo tutto l’album.
DVLA esce sotto la Columbia Records (Sony) in un bizzarro percorso che vede Luchè passare dalla Universal e poi subito dopo questo disco alla Warner, e porta il rapper a uno step successivo della sua brillante (e a parer nostro sottovalutata) carriera; ricordiamo infatti la recente partecipazione al Festival di Sanremo con “Labirinto”.
Il progetto vede al suo interno le collaborazioni di rito con i vari Guè, Marracash (la bella “Le pietre non volano”), Coco (davvero ottimo nella leggera “Topless”, ma presente anche nell’altrettanto ottima e leggera “No Love” e “Karma”) e Geolier (la citante “Over” della classica “Int’o rione); ma anche Noyz Narcors (nella stessa traccia di Guè “Addio”), Ernia in “Ci riuscirò davvero”, Elisa dentro “D10S” ed infine “Etta” in “Liberami da te”.
La nostra traccia preferita è quella che per noi è forse il capolavoro dell’album, “Qualcosa di grande” con la divina Madame. Un importante brano che ci racconta come l’ambizione e la voglia di restare possono essere dei grandi valori e racconti di vita. Un mood speciale al beat regala due bellissime interpretazioni unite da un testo unico e sincero.
Sulla stessa linea che prosegue la voglia di comunicare e comunicarsi di Luchè c’è la bellissima “Si vince alla fine”, ma anche la più aggressiva “Slang”, e di nuovo una sonora “Password”.
La deluxe approfondisce il progetto regalandoci la hit “La notte di San Lorenzo” (attualissima nella settimana in cui scriviamo ed esce l’approfondimento), nella quale troviamo anche un importante e riuscito campione del maestro Pino Daniele, ma anche le più lanciate “Che stai dicenn” con Paky e “Purosangue” con Shiva, a dimostrazione di un percorso che poi riprenderà anche successivamente parti più gangsta, sulle quali Luchè ha una storia importante.
A conferma di un importante lavoro sul binomio tra testo e musicalità, anche “L’ultima volta” prosegue il percorso canoro del nostro, portandoci un brano con il suo timbro “grattato” e riconoscibile (che adoriamo), con una nostalgia evocata e un racconto di sé per noi veramente differente da gran parte della scena.
Luchè per noi infatti, in chiusura, è un artista che nell’immensa scena rap italiana riesce a esprimersi con testi davvero differenti dai suoi colleghi, accompagnati da una capacità innata di raggiungere ampie profondità e al tempo stesso essere ben radicato nella dura realtà del presente.