Rap Italy, dentro le tracce dell’album “Sotto effetto stono” dei Sottotono
Viaggio nella storia e nell’evoluzione dell’hip hop, tra derive, evoluzioni e sottogeneri. Oggi parliamo dell’album “Sotto effetto stono” dei Sottotono. A cura di Mattia Cantarutti
Nato nei ghetti d’America come espressione di ribellione e rivalsa sociale, l’hip hop ha attraversato l’oceano per piantare le sue radici anche in Italia. Quello che inizialmente era visto come un fenomeno d’importazione, con il tempo è stato assorbito e trasformato, diventando qualcosa di profondamente nostro. Oggi parliamo dell’album “Sotto effetto stono” dei Sottotono.
Dalle rime grezze dei pionieri fino alla conquista delle classifiche, il rap italiano ha saputo imporsi come una nuova forma di cantautorato contemporaneo, capace di raccontare le sfide e i sogni di un’intera generazione. In questa rubrica, Mattia Cantarutti ci guiderà attraverso la storia e l’evoluzione di un genere che, da sottocultura, è diventato parte integrante della nostra identità musicale.
Rap Italy, dentro le tracce dell’album “Sotto effetto stono” dei Sottotono
Ci sono album e artisti che rappresentano un passaggio quasi obbligato per chiunque si approcci a quella che possiamo definire, senza intento provocatorio alcuno, la nobile arte dell’hip-hop e, più nello specifico per quanto riguarda questa rubrica, del rap.
Neffa e i Sangue Misto, Lou X, gli Articolo 31, Colle Der Fomento, Club Dogo, Fabri Fibra e… Sottotono. Il dinamico duo composto dai leggendari e stilosi Tormento e Big Fish rientra sempre negli ascolti obbligatori, nelle citazioni storiche imprescindibili e nella fiducia totale verso i due.
Dopo averli citati nelle prime avventure di queste rubriche, è tempo di omaggiare uno dei dischi più importanti nella scena italiana, dallo stile imbattuto e dai contenuti anticipatori assoluti nelle tematiche tipiche del rap nostrano e contemporaneo, con l’aggiunta, ci permettiamo noi, di una classe da parte dei nostri invidiabile e quasi irraggiungibile per tanti esponenti mainstream della scena (con notevoli eccezioni e differenziazioni, questo è bene dirlo, visto il nostro entusiasmo per tanti aspetti del nostro panorama).
“Sotto effetto stono” nasce nel 1996, il rap si trova a cavallo di quella che spesso abbiamo raccontato come la golden age italiana. Il disco, lo diciamo subito, è la perfetta unione della wave americana con uno stile italiano. Un lavoro che, risentito oggi, suona impattante e travolgente.
Sentendo gran parte del rap italiano anni ’90, può capitare (visto lo stravolgimento degli ultimi vent’anni) di percepire dei tratti comuni in certe rime, alcuni contenuti e, diciamolo pure onestamente, anche nel suono complessivo. Dischi come questo, però, riescono ad andare oltre questi aspetti (che probabilmente solo ora riusciamo a cogliere e magari tra altri vent’anni i futuri blogger di questo sito diranno della musica attuale) e imprimere un’identità chiarissima e personale. Il racconto di Tormento nelle rime e di Fish ai beat è lucido, personale, ma anche divertente, provocatoriamente giovanile e con già allora un’impressionante passione per l’hip-hop.
Per chi segue i due online, è capitato spesso negli anni (anche molto recentemente) di restare ammaliati dalla grande conoscenza non solo dell’hip-hop ma della musica tutta, con una maturità anche nella visione dell’industria e della scena, con l’aggiunta (nel caso del buon Torme) di riflessioni anche umanistiche e spirituali di signora levatura. È piacevole quindi in realtà sentire in questo disco dei prototipi di ciò che sono adesso, uniti anche a doverose differenze nella musica realizzata.
Un’ultima differenziazione che ci piace raccontare risentendo il disco oggi, è banale ma per noi comunque interessante: la differenza che la voce e il timbro di Tormento hanno rispetto ad allora. Maturo e grattato oggi, gioviale all’epoca. Lo stile, giusto per intenderci, è sempre il più fresco oggi come allora.
In merito alle tracce possiamo partire dalla hit assoluta “Solo lei ha quel che voglio”, in compagnia di Danny Losito. Il pezzo è, non servirebbe nemmeno annotarlo, freschissimo e travolgente. Una vera hit.
Ci sono però anche tanti altri brani a cui vi rimandiamo al doveroso ascolto: in primis la title track “Sotto effetto stono”, per noi è validissima, ma anche le successive “Non c’è amore” (feat. Graziano Romani), “Eh beh” (feat. Marya e Maku Go) e soprattutto “Succo alla pera col gin” ci divertono estremamente. Piacevolissime all’ascolto e cariche di sana cultura musicale.
Altro validissimo brano è la statuaria “Di Tormento ce n’è uno”. Non ci permettiamo di dissentire il puro ego trip rap del Maestro (che in ogni caso risponde sempre con stile alle critiche dell’epoca).
Altro cult è “Tranquillo”, ma per cultura vi rimandiamo anche a “Cronici” (di nuovo Maku Go). Piccola parentesi storica, Area Cronica fu un leggendario collettivo (ed etichetta) fondata a Novara nel ’96 e che divenne una delle realtà più influenti dell’hip-hop italiano, molti artisti che gravitarono all’interno della crew sono in questo disco e in altre collaborazioni. Una storia che meriterebbe di essere approfondita, alla pari delle altrettanto rispettabilissime (e in parte qui già raccontate) Spaghetti Funk, Dogo Gang e TruceKlan (su cui vi promettiamo sicuramente delle citazioni e approfondimenti in futuro).
Molto godibile è anche la bella “Dimmi di sbagliato che c’è” con Jasmine e la posse track interessantissima “Ianglediz” con Esa (fratello di Tormento e assoluta leggenda hip-hop), Polare e Bassi Maestro (anche lui enormità del nostro panorama rap e beatmaking).
Il disco di 15 tracce scorre ancora oggi velocissimo e impatta le nostre vibes, certi brani più lunghi alla media attuale non causano particolari problemi all’ascolto e le influenze West Coast (e quindi anche gangsta) adattate al nostro panorama esaltano gli appassionati di questa stramba e contradditoria forma d’arte che è il rap, con una cultura che in realtà ha tanto da trasmettere come l’hip-hop.
Dell’impatto di “Sotto effetto stono” siamo certi e non siamo di certo noi a qualificarlo come tale, non sappiamo quanto realmente oggi gran parte della scena attuale (nonostante delle tematiche come già detto molto anticipatorie) sia veramente in grado di regalare un viaggio simile (per certi versi giustamente, per altri è un peccato), però dove il disco si è fermato con l’impatto culturale, dopo aver comunque viaggiato molto, la carriera ancora attiva di Tormento e Big Fish continua a tramandare ed esplorare il rap e le sue sonorità. E di questo c’è da esserne consapevoli ed orgogliosi.