Rap Italy, dentro le tracce di “Noi, loro, gli altri” di Marracash

Marracash

Viaggio nella storia e nell’evoluzione dell’hip hop, tra derive, evoluzioni e sottogeneri. Oggi parliamo dell’album “Noi, loro, gli altri” di Marracash. A cura di Mattia Cantarutti

Nato nei ghetti d’America come espressione di ribellione e rivalsa sociale, l’hip hop ha attraversato l’oceano per piantare le sue radici anche in Italia. Quello che inizialmente era visto come un fenomeno d’importazione, con il tempo è stato assorbito e trasformato, diventando qualcosa di profondamente nostro. Oggi parliamo dell’album “Noi, loro, gli altri” di Marracash.

Dalle rime grezze dei pionieri fino alla conquista delle classifiche, il rap italiano ha saputo imporsi come una nuova forma di cantautorato contemporaneo, capace di raccontare le sfide e i sogni di un’intera generazione. In questa rubrica, Mattia Cantarutti ci guiderà attraverso la storia e l’evoluzione di un genere che, da sottocultura, è diventato parte integrante della nostra identità musicale.

Rap Italy, dentro le tracce di “Noi, Loro, Gli Altri” di Marracash

La rubrica Rap Italy prosegue il suo viaggio attraverso i dischi che hanno segnato il rap italiano degli ultimi anni, e dopo un primo doveroso articolo su “Persona” di Marracash, restiamo ancora sul king della Barona, fresco di celebrazione proprio nella zona con il diamante del già citato “Persona” e del documentario campione di incassi “King Marracash“: è il momento quindi di raccontare un altro capolavoro del rapper italiano, per noi forse pure superiore al precedente, “Noi, loro, gli altri”, il suo sesto album in studio, uscito nel 2021.

Dopo il successo clamoroso di “Persona”, inizia a girare la forte voce di corridoio che Marra stia lavorando a una deluxe molto particolare del disco, voce che smette di vivere nel momento in cui non si assiste ad alcuna uscita di questo genere. Si scopre però che le voci, per una volta, tanto infondate non lo erano: con pochissimo preavviso, al contrario di un’attesa molto più costruita nel capitolo precedente, esce “Noi, loro, gli altri”, sequel di quella che diventerà successivamente una trilogia.

Se con il disco che ha consacrato Marra avevamo potuto ascoltare una ricerca interna da parte del rapper, in questo lavoro. pur senza abbandonare dinamiche personali, scopriamo il “mondo di fuori”. Il disco racconta una società frammentata e sempre più polarizzata, a cavallo tra un’epoca digitale spinta all’ossessione e la perdita di una visione d’insieme.

Il progetto prosegue il percorso più cantato, ispirato anche dallo stile dei Sottotono, con sonorità mainstream che non rinunciano alle barre (alcune, per l’ennesima volta, da manuale) e a una scrittura, in generale, semplicemente straordinaria. Preziosi dettagli, stratificazioni e una notevole abilità nella semplificazione rendono questo disco, ai nostri occhi, un progetto dannatamente completo.

Passando alle tracce: in “Loro” vediamo il personale j’accuse di Marracash al sistema dell’entertainment e ai suoi meccanismi di potere. “Pagliaccio” costruisce un prezioso cortocircuito tra opera lirica e rap. “IO” richiama “Gli angeli” di Vasco Rossi, da sempre grande ispirazione per Marra, con i due che collaboreranno successivamente in un riuscito pezzo, e porta avanti quella ricerca identitaria che era il fulcro di “Persona” e di cui parlavamo poco sopra. Discorso molto simile anche per la straordinaria “Dubbi”. Una canzone dal lascito profondo.

A gusto personale, “Laurea ad honorem” con Calcutta è stato per noi un pezzo prezioso. Forse meno d’effetto degli altri e senza dubbio con un occhiolino più marcato alla classifica e alle radio, l’operazione resta comunque veramente ottima e riuscita.

Per riprendere un ormai filo conduttore di questa rubrica, le collaborazioni, quella con il fraterno Guè (il cui legame con Marra abbiamo ampiamente sviscerato in questi anni di scritti sul rap italiano) non porta a casa l’ennesima semplice collaborazione tra i due (rischiando il fanboysmo, affermiamo timidamente che avremmo apprezzato l’operazione comunque), ma uno dei brani più iconici dei due Dogo Gang: “Infinity Love“. Grandissima hit e con un videoclip leggendario, anticipatore tra l’altro di una reunion dei Club Dogo.

Nel progetto poi, “Crazy Love” è il singolo apripista, con le partecipazioni non accreditate di Elodie e Mahmood: un brano che racconta la tensione tra romanticismo e cinismo. Torniamo all’audiovisivo per raccontare della canzone anche un videoclip importante, rappresentativo della fine della storia d’amore tra Marracash ed Elodie, nata anni prima sul set di “Margarita“. Un tassello significativo di un percorso artistico pensato a tutto tondo e con grande onestà.

Nel disco troviamo anche “Cosplayer“, altro potente brano del rapper che contiene la gran parte dei temi con cui abbiamo scritto inizialmente descritto il progetto.

L’ultima collaborazione è “Nemesi“, brano importante che, nonostante le iniziali accuse di sfruttare la potentissima fama di Blanco dell’epoca, ritaglia per il cantante un pezzo tutt’altro che pop e si rivela, in generale, una traccia potente, molto sentita e urlata.

Il disco si conclude con un altro grande brano, l’ennesimo, lo sappiamo, “Cliffhanger“. La nostra canzone preferita del progetto, però, è “Noi“: uno storytelling meraviglioso accompagnato da un sound pazzesco, un racconto crudo e reale di crescita, periferia, amicizia e voglia di trovare un posto nel mondo. Un capolavoro.

“Noi, loro, gli altri” è un disco che ha saputo coniugare un plauso di critica enorme e un grandissimo successo commerciale. Non vogliamo scherzare con l’eventuale scaramanzia di Marra o del suo team, ma pensiamo che il disco raggiungerà anch’esso la certificazione di diamante. Un binomio, quello della critica e del successo, molto spesso impossibile da ottenere, per molteplici fattori, che Marracash riesce a bissare e, secondo noi, addirittura a potenziare.

Della trilogia, senza nulla togliere al successivo bellissimo “È finita la pace“, è forse il nostro preferito. Passato ormai qualche anno da questo progetto, ne ricordiamo soprattutto la già citata e omaggiata capacità di trasmettere sensazioni incredibili attraverso una penna infuocata e un sentimento nelle proprie canzoni semplicemente vero. Questo era “Noi, loro, gli altri”, ci vediamo settimana prossima! Buona ricerca a tutti.

Scritto da Mattia Cantarutti
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