Rap Italy, dentro le tracce di “Obe” di Mace
Viaggio nella storia e nell’evoluzione dell’hip hop, tra derive, evoluzioni e sottogeneri. Oggi parliamo dell’album “Obe” di Mace. A cura di Mattia Cantarutti
Nato nei ghetti d’America come espressione di ribellione e rivalsa sociale, l’hip hop ha attraversato l’oceano per piantare le sue radici anche in Italia. Quello che inizialmente era visto come un fenomeno d’importazione, con il tempo è stato assorbito e trasformato, diventando qualcosa di profondamente nostro. Oggi parliamo dell’album “Obe” di Mace.
Dalle rime grezze dei pionieri fino alla conquista delle classifiche, il rap italiano ha saputo imporsi come una nuova forma di cantautorato contemporaneo, capace di raccontare le sfide e i sogni di un’intera generazione. In questa rubrica, Mattia Cantarutti ci guiderà attraverso la storia e l’evoluzione di un genere che, da sottocultura, è diventato parte integrante della nostra identità musicale.
Rap Italy, dentro le tracce di “Obe” di Mace
La storia dell’hip-hop italiano ha avuto negli anni una serie di dischi interamente realizzati e pensati interamente dai producer, in contesti più mainstream basti pensare al cult “Thori e Rocce” di Shablo e Don Joe (2011; uno dei pochi casi in cui possiamo parlare anche di joint album tra producer), ma anche “Mattoni” (2019) di Night Skinny. Insieme a “Obe” (2021) di Mace, possiamo affermare molto tranquillamente che questi due preziosi lavori hanno lanciato definitivamente una pratica che negli ultimi cinque anni ha visto tantissimi dischi di un certo spessore realizzati, appunto, dai produttori in “solitaria”.
La carriera di Mace meriterebbe un approfondimento a parte da quanto è longeva e stratificata. Saltando quindi bruscamente tutta la parte da beatmaker più puramente hip-hop (rimandiamo al gruppo La Crème e alle collaborazioni con il grande Jack the Smoker, nome che tornerà anche in questo approfondimento) arriviamo direttamente al 2021 e a un disco davvero innovativo nel mercato discografico italiano e nella scena rap nostrana.
Il nostro produttore non realizza infatti un disco unicamente rap, seppur estremamente presente, ma aperto anche ad altri generi e, cosa più importante visto il realizzatore, ad altri suoni.
In “Obe” Mace traghetta gli ascoltatori in un viaggio lungo un fiume lungo, con molti argini, diverso da tutto ciò che il mercato mainstream ha spesso proposto al pubblico, riuscendo nell’ardua impresa di flirtare con nomi di richiamo e offrire regali sonori dal sapore estremamente creativo, in qualche modo anche mistico e psichedelico.
Tra le tante collaborazioni, di cui alcune tratteremo a breve, due nomi emergono molto chiaramente nel folto cast di questo ambizioso progetto: Gemitaiz e soprattutto Venerus.
Se nel primo caso la sintonia creativa tra i due emerge molto chiaramente, nel secondo possiamo affermare tranquillamente che esplode proprio. Più volte negli anni, in più dichiarazioni pubbliche, Mace ha parlato del suo amore per la musica di Venerus e in questo progetto lo vediamo in qualche modo protagonista di brani memorabili.
Per non farsi mancare niente, e come poteva essere altrimenti, “Obe” contiene anche una grandissima hit diventata col tempo un importante successo nazionalpopolare. Il singolo “La canzone nostra” è stato forse un inno di una generazione di ragazzi e ragazze post-Covid e protagonista degli anni 2021-2022. Un allora quasi inedito Blanco, poco prima dell’exploit totale, accompagna un sempre mirato Salmo in una grande traccia con un ritornello potentissimo ed esplosivo e in generale una canzone in qualche modo precisa e quadrata (vedasi il feat azzeccatissimo di Salmo, a cavallo tra la rappata classica e parti più cantate).
Ci sono svariati brani tra i nostri preferiti assoluti del disco. Possiamo partire letteralmente dalla prima traccia del progetto, “Colpa tua“, proprio con il già citato Venerus e un sempre presente (e immenso) Guè.
Leggendaria anche la traccia “Buonanotte” con Side Baby, Franco126 e il grande Noyz Narcos. In “Buonanotte” troviamo un Side per certi versi inedito, accompagnato da un perfettamente malinconico Franco126 e dalla forte presenza di Noyz. Il pezzo diventa da subito uno dei più amati dell’intero progetto.
Straordinario anche “Non vivo più sulla terra“, di nuovo con Venerus e un bravissimo Rkomi. Il brano, dall’importante durata di cinque minuti e undici secondi, regala una forte intensità nella scrittura di Rkomi e una musicalità davvero in sincronia tra Venerus e Mace stesso. La parte musicale si prende infatti un ruolo di grande rilievo all’interno del pezzo, complice anche una splendida chiusura sonora.
Forte musicalità che continua con l’altrettanto stupenda “Ayahuasca” dove, questa volta con Colapesce e Chiello, troviamo un Mace in stato di grazia, un perfetto brano giustamente allucinato e dalle forti sensazioni.
Altro brano che adoriamo è “Acqua“, dove oltre a un ritrovato Rkomi abbiamo anche una preziosa Madame. Un bellissimo lavoro di cui vi invitiamo l’ascolto (o il riascolto).
Nel disco troviamo poi altri brani importanti come “Notte Fonda” con Ketama126 e gli Psicologi, una traccia forse più leggera delle altre (come anche “Sogni lucidi” con Carl Brave e Rosa Chemical), ma sempre realizzata in modo davvero ottimo da parte di tutti.
In un disco composto da grandi nomi con forti identità e spesso forti penne (ricordiamo anche le partecipazioni di Joan Thiele, Ernia, Samurai Jay, Darnn Irama, gli allora FSK Satellite, Geolier, J Lord e Fritz da Cat) Mace riesce a rendere il disco personale e con un suono sinceramente personale e artistico.
Chiudiamo con uno sguardo alla penultima traccia, prima di una geniale chiusura solo strumentale, con “Dio non è sordo” dove abbiamo Izi, Jake La Furia e proprio Jack the Smoker. Un importante brano che riesce a inserire al suo interno trap, puro rap e di nuovo uno straordinario impianto nella struttura della canzone stessa, perfettamente bilanciata da Mace stesso.
Il progetto si conclude poi con, sicuramente non una sorpresa, la grande “Hallucination”, una bellissima strumentale che, prima di farci sbarcare di nuovo a terra, ci regala un ultimo viaggio condotto da Mace.
Questo era “Obe“, disco importante di Mace che ha segnato un punto di svolta nella sua carriera personale ma anche per il genere urban nella nostra nazione, e in qualche modo diverso da tutto il resto che lo ha preceduto in Italia, riuscendo a diventare un riferimento per il lavoro di tantissimi altri producer e artisti.