Rap Italy, dentro le tracce di “Stato di coscienza” di Jesto
Viaggio nella storia e nell’evoluzione dell’hip hop, tra derive, evoluzioni e sottogeneri. Oggi parliamo dell’album “Stato di coscienza” di Jesto. A cura di Mattia Cantarutti
Nato nei ghetti d’America come espressione di ribellione e rivalsa sociale, l’hip hop ha attraversato l’oceano per piantare le sue radici anche in Italia. Quello che inizialmente era visto come un fenomeno d’importazione, con il tempo è stato assorbito e trasformato, diventando qualcosa di profondamente nostro. Oggi parliamo dell’album “Stato di coscienza” di Jesto.
Dalle rime grezze dei pionieri fino alla conquista delle classifiche, il rap italiano ha saputo imporsi come una nuova forma di cantautorato contemporaneo, capace di raccontare le sfide e i sogni di un’intera generazione. In questa rubrica, Mattia Cantarutti ci guiderà attraverso la storia e l’evoluzione di un genere che, da sottocultura, è diventato parte integrante della nostra identità musicale.
Rap Italy, dentro le tracce di “Stato di coscienza” di Jesto
Sincronie, coincidenze, inevitabilità. Alle volte i percorsi classici della vita e quelli spettacolari dell’arte si fondono con principi di magia, verità altre, sorprese e “cose giuste al tempo giusto”.
Il disco di Jesto, “Stato di coscienza“, uscito postumo in questo veloce 2026 sembra parlarci di tutto questo in ogni rima, ma dietro i concetti profondi del rapper c’è anche molto di più.
Il percorso artistico del nostro lo ha visto negli anni cimentarsi nella gavetta infinita, nei tantissimi dischi, nelle collaborazioni, negli alti e bassi di una carriera mai orientata al mercato, ma che con il boom del rap post 2016, giustamente un minimo ne aveva approfittato anche lui (complici ovviamente i floridi anni precedenti appena citati).
Per onestà intellettuale, ammettiamo che chi scrive il presente racconto aveva perso di vista Jesto negli anni, lo seguiva lontanamente, ma si era allontanato dalla ricerca costante del suo nome (ricordiamo però con sincera felicità il momento in cui lo abbiamo rivisto nel disco di 3D “Empiria“, 2024).
Siamo sicuri che negli anni non mancheranno approfondimenti e monografie su una mente geniale e illuminata come quella di Jesto, quello su cui noi oggi vogliamo concentrarci però è su, paradossale, un’opera nuova, il già citato: “Stato di coscienza“.
Chi bazzica nei lidi della spiritualità e della ricerca (sia scientifica che esoterica) sa bene che l’annoso problema della coscienza è forse IL punto fondamentale di tante ricerche e pensieri globali e forse eterni. Senza voler dilungarci in considerazioni non pertinenti a questa rubrica, possiamo accennare proprio all’idea di più stati in cui la coscienza vive e può essere vista. Possiamo quindi affermare che le straordinarie sensazioni che questo disco ci ha regalato hanno scosso in noi (aiutato a risvegliare?) quella che probabilmente è proprio la nostra di coscienza.
L’album, nelle sue splendide folte dodici tracce, attraversa la filosofia, la spiritualità e l’esoterismo senza forzature e presunzioni, ma usandole per spiegare concetti realmente significativi per Jesto, narrandoci in qualche modo anche la sua trasmutazione negli anni, e in chiave artistica, nel disco stesso.
“Stato di coscienza” è un progetto completo che non si affida solo ai testi e all’interpretazione di Jesto, ma vede anche una grande attenzione per il suono, particolare che, come sanno bene coloro che hanno letto più volte questa rubrica, è sempre estremamente apprezzato.
“Il richiamo” apre l’ambiziosa opera, con un mood che in qualche modo, inconsciamente o forse no, ci richiama a un’atmosfera quasi dantesca. Ed è proprio nel viaggio e nell’onirico, senza dimenticare preziosi elementi “reali” anche del passato dell’artista, che troviamo una bellissima chiave di lettura dell’intero progetto. Il viaggio che tutte le nostre anime si auspica compiano per evolversi e quindi migliorarsi. Qui e/o altrove.
I nostri brani preferiti, in uno dei rari progetti in cui vi raccomandiamo l’ascolto completo, sono “La legge dello specchio” (a voler tornare con i piedi per terra, vi segnaliamo una rappata da paura), “Il viaggio dell’anima“, “Lo sguardo” (feat. Nayt), “Videogame” (con un profondo Rancore) e “Kamaloka“. A differenza di altri capitoli di “Rap Italy”, in questo caso vogliamo che siate voi stessi ad ascoltare i brani, senza indicazioni o indizi, interpretandone man mano personalmente il significato. Nel disco troviamo poi anche le collaborazioni di Shade e Hyst, e a quest’ultimo, oltre a voler esprimere la nostra vicinanza e stima, dedichiamo anche una celebrazione, per il grandissimo lavoro di rifinitura e comunicazione dell’intero progetto. La sua dedizione, per niente “forzata” e anzi artistica, deve essere celebrata e raccontata. Se Jesto è indubbiamente la figura centrica di questo progetto, un plauso va fatto proprio anche ad Hyst.
Nel disco si parla, con grandissimi flow e tecnicismi rap da manuale, di anime, realtà, amore e Uno. Il progetto intero riesce quindi nella difficilissima impresa di trasmutare a sonorità urban e hip-hop dei concetti profondissimi, senza usare tecnicismi e cripticità, ma spiegando, dal proprio punto di vista, le cose semplicemente come stanno e raccontando la propria esperienza personale.
Una parte di noi forse si chiederà per sempre, per tornare alle sincronie iniziali, come sia stato possibile che questo album, di fatto, sia diventato una sorta di testamento dello scomparso Jesto. Quante probabilità potevano esserci che un disco dalle tematiche in cui la morte è una parte fondamentale del racconto, uscisse dopo il suo trapasso.
Da un ascolto più razionale di “Stato di coscienza” ci sentiamo di affermare che “le cose da dire” da parte sua sarebbero state sicuramente ancora molte. Ci riferiamo alle preziose interviste che non potremo leggere e alle altre canzoni che non abbiamo purtroppo potuto ascoltare (anche se siamo abbastanza sicuri, proprio per tutti i motivi di cui sopra, che in qualche modo altro ancora arriverà).
Di tutto questo, ne siamo certi, negli anni sviscereremo ancora a lungo le profondità. È Jesto!