Rap Italy, dentro le tracce di “Vita vera: aspettando la Divina Commedia” di Tedua
Viaggio nella storia e nell’evoluzione dell’hip hop, tra derive, evoluzioni e sottogeneri. Oggi parliamo dell’album “Vita vera: aspettando la Divina Commedia” di Tedua. A cura di Mattia Cantarutti
Nato nei ghetti d’America come espressione di ribellione e rivalsa sociale, l’hip hop ha attraversato l’oceano per piantare le sue radici anche in Italia. Quello che inizialmente era visto come un fenomeno d’importazione, con il tempo è stato assorbito e trasformato, diventando qualcosa di profondamente nostro. Oggi parliamo dell’album “Vita vera: aspettando la Divina Commedia” di Tedua.
Dalle rime grezze dei pionieri fino alla conquista delle classifiche, il rap italiano ha saputo imporsi come una nuova forma di cantautorato contemporaneo, capace di raccontare le sfide e i sogni di un’intera generazione. In questa rubrica, Mattia Cantarutti ci guiderà attraverso la storia e l’evoluzione di un genere che, da sottocultura, è diventato parte integrante della nostra identità musicale.
Dentro le tracce di “Vita vera: aspettando la Divina Commedia” di Tedua
Bentornati a Rap Italy e al suo racconto delle tracce di alcuni dei dischi più importanti del rap italiano. Oggi recuperiamo un mixtape a suo modo storico nel genere: “Vita vera mixtape: aspettando la Divina Commedia”.
Raccontare cos’è un mixtape oggi è un’impresa quasi ardua, da tracce molto easy ed esercizi di stile su beat di altri (spesso e volentierissimo americani) si è arrivati a progetti quasi impossibili da identificare da un album ufficiale. Per conto nostro un mixtape oggi è una sorta di “side project”, un progetto non per forza più semplice (ma su beat originali), ma in qualche modo diverso dall’approccio di un disco ufficiale o, come in questo caso, d’introduzione a un progetto più grande.
Un grande esponente del mondo mixtape è proprio Tedua (recentemente uscito con il bel “Ryan Ted”, omaggio a sua volta alla saga Orange County) che nel 2020 ci regala un validissimo progetto composto da tracce splendidamente eseguite, accompagnatrici di un progetto gigante come il suo “La Divina Commedia” (2023) di cui abbiamo parlato innumerevoli volte nel corso dei nostri approfondimenti.
Il progetto esce diviso in due parti: dodici la prima e altre dieci la seconda. A nostro gusto personale, al netto di notevoli eccezioni, la preferita è la prima, composta da una sequela di grandi pezzi. Da “Lo sai” segue l’omonima “Vita vera” e la meravigliosa “Polvere” con un ispirato Capo Plaza. Arriviamo anche alla più aperta “Colori” con Rkomi, “Mare mosso” con il fraterno Bresh e l’ispiratissima “Pour toujours” di Ghali e Dargen D’Amico (una delle figure ispiratrici più grandi per il pirata genovese). Per noi il capolavoro della sofistica ignoranza è “Party HH” dove, senza nulla togliere al grande stile di Tedua, l’entrata e la strofa di Lazza sono semplicemente leggendarie. Più avanti troviamo le preziosi e valide collaborazioni della crew genovese Wild Bandana (collettivo di cui lo stesso Tedua fa parte) ed Ernia. Un altro pezzo validissimo del disco, che negli anni ci ha accompagnato in più viaggi, è la grande “Purple”. Un flusso di coscienza ed esecuzione semplicemente grandiosi.
Curiosamente in questo progetto parte una saga di Tedua, ovvero Lo-fi, con la prima “Lo-fi Wuhan” a cui segue, nella seconda parte, “Lo-fi tu”. Sempre nella seconda parte troviamo la bella “La story infinita” con Massimo Pericolo, a cui si aggiungono le importanti collaborazioni di Paky, Shiva, Gemitaiz, Madman, Tony Effe (con l’ottima “Pass”) e infine Nebbia con Disme. Un altro brano che abbiamo apprezzato molto del disco è “Amico”.
Il disco ottiene l’importante certificazione del triplo platino (che siamo sicuri con il tempo aumenterà) e segna un importante capitolo per il trapper della Drilliliguria. Proprio la grande scrittura di questo lavoro sarà un importantissimo trampolino di lancio per il disco successivo, caricando forse pure troppo le aspettative molto alte nei confronti di uno dei maggiori esponenti della scena 2016.
Di “Vita vera” però ci resta un importante lavoro nella discografia di Tedua che, dalle premesse forse semplici, riesce ad essere in qualche modo anche un concept album. Un lavoro che vi assicuriamo non avviene per tutti gli altri lavori del genere.