Rap Italy, Guè: dominio ed evoluzione dal 2020 ad oggi

Rap Italy

Viaggio nella storia e nell’evoluzione dell’hip hop italiano, tra derive, evoluzioni e sottogeneri. Oggi parliamo di uno dei fondatori del rap italiano: Guè. A cura di Mattia Cantarutti

Nato nei ghetti d’America come espressione di ribellione e rivalsa sociale, l’hip hop ha attraversato l’oceano per piantare le sue radici anche in Italia. Quello che inizialmente era visto come un fenomeno d’importazione, con il tempo è stato assorbito e trasformato, diventando qualcosa di profondamente nostro.

Dalle rime grezze dei pionieri fino alla conquista delle classifiche, il rap italiano ha saputo imporsi come una nuova forma di cantautorato contemporaneo, capace di raccontare le sfide e i sogni di un’intera generazione. In questa rubrica, Mattia Cantarutti ci guiderà attraverso la storia e l’evoluzione di un genere che, da sottocultura, è diventato parte integrante della nostra identità musicale.

Rap Italy, Guè: dominio ed evoluzione dal 2020 ad oggi

Se nel rap italiano esiste una costante, questa è Guè. Al netto delle mode passeggere, delle ondate di nuovi talenti e delle influenze che cambiano di stagione in stagione, la G nazionale continua a esserci e lo fa come ha sempre abituato il pubblico del rap italiano: con la naturalezza di chi sa fare le barre per davvero e con l’intuito che gli ha permesso negli anni una crescita costante. Dal 2020 in poi, il suo percorso non è stato solo una marcia trionfale tra classifiche e certificazioni, ma anche un’evoluzione stilistica che lo ha confermato come uno dei massimi riferimenti del genere.

Abbiamo già parlato più volte del suo percorso negli approfondimenti precedenti. Da un punto di vista storico, la sola permanenza con i Club Dogo basterebbe per collocarlo in una posizione privilegiata. Già nel periodo più florido della Dogo Gang, però, Guè è riuscito a emergere con sempre maggiore forza come figura solista di alto livello, pubblicando progetti sempre più solidi e precisi. La continua amicizia e collaborazione con Marracash ha creato negli anni una sorta di “band non ufficiale” (vedasi appunto la questione del collettivo originale), con l’apice ottenuto grazie al già ampiamente citato “Santeria” nel 2016, un progetto che ha segnato al tempo stesso una fine e un nuovo inizio per entrambi gli MC.

Tornando a quel periodo e ai racconti presenti all’interno del nostro percorso su Rap Italy, nessun rapper delle generazioni precedenti ha forse saputo legarsi così tanto agli artisti dell’ormai vecchia nuova scena (la Generazione 2016). Oggi, con le collaborazioni diffuse ovunque, questa affermazione potrebbe sembrare esagerata, ma è bene ricordare che non tutti, all’inizio, hanno accolto subito questa nuova ondata di artisti. I featuring con l’allora scena emergente non erano così frequenti per tutti e non venivano sempre prese sul serio. Guè, più di tutti, è stato capace di inserirsi rapidamente in questo mondo, portandosi a casa featuring e sonorità attuali nei suoi dischi e in quelli di altri.

Facciamo quindi un salto in avanti: siamo nel 2020, in un’era post “Persona“, post-esplosione di Spotify e dei multiplatini dei trapper, con il successo di Salmo e l’ascesa di ThaSupreme (oggi ThaSup). Guè si trova in uno stato di forma molto buono: dischi di successo, live gremiti e un rispetto storico rimasto intatto. Una situazione che, per altri artisti, avrebbe potuto portare a una fase di stallo. Per lui, invece, segna l’ennesimo nuovo inizio con l’uscita di “Mr. Fini”.

Questo album, uno dei più maturi e apprezzati della sua carriera, si distingue per i contenuti profondi e le sonorità raffinate. La qualità testuale e musicale è di alto livello, all’insegna della “sofisticata ignoranza” (per citare vecchie barre dello stesso Guè). Il disco spazia con naturalezza tra hit e introspezione, accontentando sia chi ama il suo lato da hitmaker, sia chi cerca punchline e contenuti di spessore.

Un disco di questo spessore avrebbe spinto molti artisti, italiani e non, a prendersi una pausa prima di tornare con un progetto dello stesso livello o addirittura superiore, ma non è il caso di Guè. Nel solo 2021, pubblica infatti ben due progetti (un album e un mixtape): “GVESVS” e “Fastlife 4“.

Con “GVESVS” il rapper ci regala un aspetto più “arrogantemente rap” in molte tracce, proseguendo allo stesso tempo il filo rosso tracciato dall’album precedente, con brani molto intensi emotivamente e ovviamente le hit del caso. 

Il rap portato nei dischi precedenti, sicuramente validissimo, non è forse allo stesso tempo la forma pura e divertente di rap a cui il nostro protagonista per natura ambisce, ed eccoci all’arrivo del quarto capitolo della saga “Fastlife”. Qui troviamo il Guè più crudo e diretto, con un mixtape che schiaffeggia il pubblico mainstream attraverso un sound e un mood quasi underground.

Il progetto, prodotto in gran parte da DJ Harsh, non è un semplice esercizio di stile, ma un lavoro curato nei minimi dettagli. Il successo è sorprendente: un doppio platino per un mixtape, risultato impressionante considerando il genere e le premesse. Ci permettiamo di pronosticare un possibile “Fastlife 5” tra la fine di quest’anno e il prossimo.

Facciamo un ultimo balzo in avanti e arriviamo a “Madreperla“, uscito nel pieno di questa nuova golden age del rap italiano. Per questo lavoro, Guè sceglie di guardare indietro e affidarsi a Bassi Maestro per la produzione. Il risultato è un album che richiama l’hip-hop classico, con beat old school e un flow di alto livello. Questo lavoro diventa tra i più rilevanti degli ultimi anni, ispirando numerosi progetti successivi nella scena italiana attraverso certe influenze old school. Anche in questo caso, il disco non rinuncia alle componenti mainstream, ma sembra quasi che siano Guè e Bassi a trascinare il pubblico verso il loro mondo, piuttosto che adattarsi a sonorità più pop.

Il percorso di Guè non finisce certo qui. Dopo la storica reunion con i Club Dogo, abbiamo assistito all’ottimo “Tropico del Capricorno” e alla sua recente parentesi sanremese. Con un tour in partenza e il lancio della sua nuova etichetta, Oyster, le idee sembrano non esaurirsi mai. 

A tutto questo aggiungiamo anche il joint album con Rose Villain, annunciato dal rapper stesso nell’intro dell’ultimo disco, “Il bacio del serpente” (Radio Vega).

Scritto da Mattia Cantarutti
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