Rap Italy, i cinque album più influenti del 2025
Viaggio nella storia e nell’evoluzione dell’hip hop italiano, tra derive, evoluzioni e sottogeneri. A cura di Mattia Cantarutti
Nato nei ghetti d’America come espressione di ribellione e rivalsa sociale, l’hip hop ha attraversato l’oceano per piantare le sue radici anche in Italia. Quello che inizialmente era visto come un fenomeno d’importazione, con il tempo è stato assorbito e trasformato, diventando qualcosa di profondamente nostro.
Dalle rime grezze dei pionieri fino alla conquista delle classifiche, il rap italiano ha saputo imporsi come una nuova forma di cantautorato contemporaneo, capace di raccontare le sfide e i sogni di un’intera generazione. In questa rubrica, Mattia Cantarutti ci guiderà attraverso la storia e l’evoluzione di un genere che, da sottocultura, è diventato parte integrante della nostra identità musicale.
Cinque voci, un anno: il rap che ha risuonato nel 2025
Bentornate e bentornati nella rubrica “Rap Itay” ed eccoci a raccogliere e raccontare (parte) del meglio di quello che è stato il 2025! In attesa di tornare con i nostri approfondimenti dedicati alle più importanti collaborazioni nel rap italiano, sfruttiamo l’occasione delle vacanze natalizie e dei bilanci di fine anno per tirare le fila di questo pienissimo anno appena passato e parlare dei cinque album che hanno particolarmente brillato nel corso di quest’anno.
Decrescendo – Rkomi
Chi scrive questa classifica è un grandissimo fan della scrittura di Rkomi. Anche in molti suoi progetti più pop e aperti abbiamo sempre riscontrato degli aspetti estremamente riflessivi e stimolanti. Il disco “Decrescendo.” secondo noi funziona perché, dietro a un importante lavoro di “sottrazione”, l’artista riesce al tempo stesso a farci rientrare anche microcosmi di tutta la sua carriera: da pezzi rappati molto bene e sinceri a brani più aperti.
Il disco inizia con un brano molto sentito e toccante: “L’ultima infedeltà”. Un brano che parte da un’urgenza comunicativa e risolutiva molto potente e personale. Dell’album ci sentiamo di menzionare anche le collaborazioni in “10 secondi.” con un miratissimo e incisivo Nayt, “Vorrei” con il fraterno Ernia e infine l’altrettanto amico Tedua, autore con lui della bella e nostalgica “Vent’anni”.
Nel progetto ritroviamo anche “Il ritmo delle cose”, grande brano sanremese dalla cui competizione è uscito con una posizione assolutamente ingiusta. Di “Decrescendo” ci piacciono poi l’aperta “Apnea da un po’”, “Bon c’è amore” con Lazza e “Brutti ricordi” con Bresh.
In attesa di nuova musica da parte di un artista fortunatamente imprevedibile come Rkomi, ci sentiamo di chiudere le righe dedicategli con una delle frasi più evocative che abbiamo sentito quest’anno negli album non solo rap ma della musica italiana: “Spero i miei figli avranno valli più alte / Non dei detriti, che non esprimano giudizi”.
Per soldi e per amore – Ernia
L’album più maturo della carriera di Ernia è una summa di tanti suoi lavori precedenti e ci lascia presagire un futuro all’insegna della grande scrittura, della lucida consapevolezza e, ovviamente, della buonissima musica. Il disco è prodotto dall’ottimo Charlie Charles e i due portano a compimento un grande progetto artistico ed editoriale, capace di strizzare intelligentemente l’occhio al mercato, seppur non con scelte banali, e accompagnare l’album con ricercatezze sonore e testuali.
Del disco ci piacciono moltissime tracce, ma per noi un vero e proprio capolavoro è la sentita “Grato”, brano secondo noi fondamentale e su cui poggiano parecchi concetti di questo straordinario progetto (concetti sapientemente spalmati in più brani dell’album e che trovano una chiave più di sfogo nell’omonima “Per soldi e per amore”). Altro brano che ci sentiamo di invitarvi alla (ri)scoperta è “Perché”, con un lucidissimo e perfetto Ernia e una straordinaria Madame, a cui, approfittando di questo spazio, chiediamo a gran voce un nuovo progetto.
Manifesto – Shablo
La carriera di questo straordinario tuttofare della musica italiana non ha bisogno di presentazioni. Dai gloriosi tempi con Inoki, alla storia con i Club Dogo e il joint album con il leggendario Don Joe, Shablo ha saputo coniugare, come forse nessuno nella nostra storia musicale, un sentito e vivace aspetto artistico con una visione manageriale, editoriale e imprenditoriale forse senza precedenti nel nostro panorama, hip-hop ma non solo.
In tanti si aspettavano un ritorno al disco per Shablo all’insegna di scelte tutto sommato facili e da palmarès. Seppur non disprezzando in toto l’eventuale operazione, che avrebbe sicuramente avuto una sua ragione d’esistere, il producer sconvolge clamorosamente i piani portandoci un disco dal sapore estremamente classico, straniero ma al tempo stesso italiano (con un Tormento in più tracce per noi da manuale), quasi nostalgico ma al tempo stesso nel futuro, e con Joshua come sorta di concept vivente dell’intera operazione. Un plauso ovviamente anche alla straordinaria Mimì. Per noi un capolavoro su tutta la linea.
Ci è difficile segnalare un brano specifico, ma sicuramente la hit sanremese “La mia parola” viene accompagnata da preziosi brani come “Welcome to the Jungle”, “Puoi toccarmi”, “Mille problemi”, l’internazionale “Love me”, ma senza dubbio tante altre ancora.
Se dovessimo poi selezionarne nello specifico solo una e ritrovare il termine capolavoro, “Immagina” (feat. Inoki e Joshua) per noi ci si avvicina molto: un testo illuminante di un grande MC del nostro paese. Un plauso a Shablo e Inoki per essersi ritrovati e, in compagnia di Joshua, averci regalato una perla molto preziosa.
Orbit Orbit – Caparezza
L’eterno outsider del rap italiano torna con un album straordinario, ideale seguito dei sofferti “Prisoner 709” (2017) e “Exuvia” (2021): un concept album ispiratissimo, spaziale e che contiene diverse anime del nostro campione da (dei) novanta dell’autorialità e della musica italiana. Il progetto viene accompagnato da un bellissimo fumetto, parte integrante di questo strabiliante viaggio e lettera d’amore nei confronti della nona arte dell’MC pugliese. Un’operazione che secondo noi verrà ricordata negli anni tanto per il grande valore artistico quanto per l’interessante mossa anche editoriale.
In questo caso, ancor più che nei precedenti di questa classifica, elencare solo un brano quasi sminuisce l’operazione in toto. Se proprio vogliamo scrivere di pancia e a cuore aperto, per noi “Pathosfera” non è solamente la canzone dell’anno, ma degli anni.
Il Mio Lato Peggiore – Luchè
Grande sottovalutato del rap italiano, seppur con una grandissima carriera in gruppo coi Co’Sang e solista, Luchè deve sempre dimostrare qualcosa in più degli altri quando droppa un disco.
Del rapper napoletano a noi piacciono le sonorità uniche in questo paese, accompagnate da testi profondi sia quando i brani più conscious lo richiedono, sia quando Luchè risveglia la sua parte più gangsta. Il disco contiene ottimi brani di entrambe le anime, ma è la profondissima “Se non ci fosse la rabbia” a farci innamorare totalmente per l’ennesima volta di questo straordinario artista. Nell’occasione vi consigliamo anche di recuperare lo skit che precede la canzone: “Lettera alla pistola alla mia tempia”. Una dichiarazione d’intenti e un’ammissione che va oltre i progetti musicali del rapper, ma che al tempo stesso introduce alla perfezione il brano citato.
Vi rimandiamo in ogni caso anche all’ascolto di “Anno fantastico” (con i lanciatissimi Shiva e Tony Boy), “Veng a int all’infern” con il fraterno Ntò e le più delicate “Incredibile” (feat. Kaash Paige) e “Un milione di mani” con Rose Villain.
Attendiamo speranzosi e fiduciosi Luchè al prossimo Sanremo con la sua “Labirinto”. Con l’augurio che possa continuare a esprimersi, emozionarci e stimolarci come ha sempre fatto.
Questi erano i cinque album che più ci sono rimasti dentro in questo 2025 appena archiviato. Ovviamente altri dischi e tante singole canzoni, non rientranti in questa lista, hanno scritto piccole pagine di storia che speriamo di raccontare nel corso delle nostre rubriche a tema (segnaliamo doverosamente il disco uscito a giugno 2025 “60 Hz II” del fuoriclasse ed eterno DJ Shocca, un grandissimo producer album hip-hop, e su versanti per certi versi simili ma opposti un altro grande disco come producer di 333Mob, “Ostil3”).
Con l’occasione, anche quest’anno dal mondo dell’hip-hop italiano vi mandiamo un caloroso saluto e vi auguriamo un anno all’insegna della musica, dell’arte e del pensiero. A presto!