A tu pert tu con con il cantautore e musicista marchigiano, in gara a Sanremo 2020 con “Carioca

Si intitola “Ho un piano” il nuovo album di Raphael Gualazzi, in uscita per Sugar Music il prossimo 7 febbraio in concomitanza con la sua quarta partecipazione al Festival di Sanremo, in gara con il brano “Carioca” composto a quattro mani con Davide Petrella. Un progetto discografico che arriva a quattro anni di distanza dal precedente “Love Life Peace” e che riporta l’artista marchigiano sul palco dell’Ariston a nove anni di distanza dalla vittoria della categoria Nuove Proposte con “Follia d’amore”.

Ciao Raphael, bentrovato. “Ho un piano” è il tuo nuovo album in uscita il prossimo 7 febbraio, un titolo che offre una molteplice lettura, come mai hai deciso di chiamarlo così?

«Perché la prima volta che mi sono trovato a parlare con i diversi produttori che fanno parte del disco, mi sono seduto al pianoforte e, indicandolo, ho detto loro: “Ho un piano” (sorride, ndr)».

Ascoltando il disco si nota un equilibrio perfetto tra il classico e il contemporaneo, immagino non sia stato facile…

«E’ stata una bellissima esperienza quella della commistione tra diversi linguaggi moderni, come le sonorità urban, piuttosto che alcuni approcci più vintage rispetto alla musica elettronica, qualche reminiscenza hip hop degli anni ’80. E’ stato molto bello combinare quelle che sono le mie canzoni e le mie melodie con nuovi sound».

Torni a Sanremo per la quarta volta, a sei anni dall’ultima partecipazione. Esclusa la parentesi tra le Nuove Proposte e la relativa vittoria, in realtà le altre due volte hanno coinciso con le annate targate Fabio Fazio e la doppia esecuzione, di fatto portavi in gara due canzoni. A questo giro si torna alla normalità, la scelta della commissione è ricaduta su “Carioca”, per quanto ti riguarda: pensi sia il pezzo più rappresentativo di questo tuo nuovo progetto?

«E’ difficile trovare un brano rappresentativo di questo disco perché, come nel passato, ho scelto un approccio variopinto e multiforme, per quanto riguarda sia la musica che l’approccio. Mi piace divertirmi sul palco, mi piace divertirmi in studio, per questo motivo non ho mai rinunciato alla varietà di proposta di ogni mio singolo progetto».

Il testo di “Carioca” è di Davide Petrella, che quest’anno presenta in gara ben tre pezzi. Come ti sei trovato con lui, è riuscito secondo te a dare la giusta forma testuale alla tua musica sempre molto evocativa?

«Abbiamo scritto il brano “Carioca” insieme a Davide Petrella, con lui mi sono trovato molto bene, ho trovato la sua scrittura decisamente smart, molto intelligente e giusta per il brano. Un pezzo che ha dei chiaroscuri e che nel titolo racchiude un forte esotismo ma anche la voglia di vivere ancorato al presente, adesso, proprio come farebbe un abitante di Rio De Janeiro, cogliendo l’attimo, godendosi ogni singolo momento. E’ l’invito a ripararsi nella bellezza della vita, quindi nella musica, nel ritmo e nella danza, valorizzando tutto il bello e la solarità che ci circonda nel quotidiano».

“E se domani” è il brano che proponi nella serata dei duetti, un pezzo presentato in gara a Sanremo nel 1964 da Fausto Cigliano e Gene Pitney, brano con una storia particolare, perché ha conosciuto il vero successo dopo il Festival grazie all’interpretazione di Mina. A cosa si deve la scelta di portare proprio questo pezzo e dell’ospite che ti accompagnerà sul palco? 

«Reputo che “E se domani” sia, insieme a “Nel blu dipinto di blu”, uno degli standard pop-jazz più belli mai scritti nella storia della musica italiana. E’ un omaggio all’immensa Mina, che l’ha reso un vero e proprio evergreen, grazie al suo grandissimo talento. Simona Molinari è l’artista perfetta per duettare con me sulle note di questo brano, il cui arrangiamento è stato curato da Stefano Nanni. Lei è perfetta nella sua eleganza, nella presenza e nella ponderosità della sua voce».

Sei uno degli artisti che ha rappresentato l’Italia all’Eurovision, tra l’altro con un ottimo piazzamento, ancora oggi imbattuto, classificandoti nel 2011 al secondo posto, proprio come è capitato lo scorso anno anche a Mahmood. Che ricordo hai di quell’esperienza e se ci fossero i presupposti (come si suol dire “non succede, ma se succede”) ci torneresti?

«Assolutamente sì, la ricordo come un’esperienza positivissima, una grande opportunità per parlare del mio progetto e suonare le mie emozioni per tre minuti di fronte a più di cento milioni di telespettatori in tutto il mondo. Qualcosa che non capita decisamente tutti i giorni, quindi un privilegio, per cui se si creerà mai la condizione per la quale io debba tornare all’Eurovision.. sarò ben felice di farlo».

Per concludere Raphael, ti chiedo, al di là di tutto, di come andrà il Festival, cosa vorresti portare a casa da questa esperienza e da questo ritorno? 

«Anzitutto il divertimento, sarà un’esperienza che mi crescerà perché ogni Sanremo è diverso dall’altro, in più rappresenta una grande vetrina dove si può mostrare i propri progetti, le proprie canzoni. Ci sono tanti lati positivi nel partecipare al Festival, ogni anno è un’esperienza diversa e come quarta partecipazione il mio approccio è completamente differente da quello come esordiente, però credo che sarà allo stesso modo speciale anche quest’anno, la possibilità di ascoltare tanta bella musica».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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