“Resta con me”, il manifesto classic rock delle Bambole di Pezza – RECENSIONE
Prima band tutta al femminile nella storia del Festival, le Bambole di Pezza portano all’Ariston un brano che unisce forza e fragilità. “Resta con me” è un invito alla connessione
Debuttano a Sanremo la Bambole di Pezza e lo fanno con un pezzo intitolato “Resta con me”, scritto dalle stesse artiste e da Nesli. Dopo aver anticipato il nostro giudizio con le consuete pagelle realizzate dopo l’ascolto in anteprima riservato alla stampa, approfondiamo il senso e il suono della canzone.
Bambole di Pezza, la recensione di “Resta con me”
L’unica band in gara quest’anno. E non solo: la prima formazione di musiciste tutta al femminile nella storia del Festival di Sanremo. Già questo basterebbe a rendere speciale il debutto delle Bambole di Pezza, ma “Resta con me” non si limita al valore simbolico. È un brano che prova a giocarsi la partita sul serio, dentro e fuori dal palco.
Forse qualcuno si aspettava da loro qualcosa di più graffiante, più “strong”, sulla scia di pezzi come “Favole”, che per energia e arrangiamento ricordava lo spirito pop-punk di “Sk8er Boi” di Avril Lavigne. Invece, per restare nello stesso universo discografico, questo brano sanremese si avvicina di più a “When You’re Gone”: un classic rock che sa aprirsi al pop, soprattutto in un ritornello forte, immediato, pensato per arrivare anche oltre la nicchia.
Ed è proprio questa la sorpresa: quando il rock si è affacciato all’Ariston, spesso lo ha fatto con canzoni poco radiofoniche, quasi di rottura, come se dovesse per forza essere “altro” rispetto al Festival. “Resta con me”, invece, suona come un compromesso intelligente. È una buona canzone, di quelle che, volendo, avrebbero potuto trovare spazio anche nei primi dischi di Emma o Alessandra Amoroso.
L’impatto visivo farà sicuramente la differenza, il contrasto tra ciò che si vede e ciò che si sente, diciamo. La performance farà sicuramente parte dell’immaginario della canzone. Per il momento è un po’ come giudicare un film avendo sentito solo l’audio.
All’Ariston, le Bambole di Pezza faranno ciò che hanno sempre fatto: suonare. Portare un’unione reale, costruita in anni di concerti, e un’idea di rock come atto di identità. Il pubblico mainstream non le conosce o ne ha sentito vagamente parlare. Effetto sorpresa su effetto sorpresa, insomma.